Solo tre chilometri e mezzo dividono la Sicilia dalla Calabria. Tre chilometri e mezzo di tentazione per la classe politica italiana da almeno un cinquantennio. Tre chilometri e mezzo che non saranno uniti da un ponte neanche stavolta. Nei giorni scorsi è arrivato il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il Governo ha parlato di via libera definitivo per il passaggio dal Progetto Definitivo a quello Esecutivo.
Eppure, a leggere meglio le carte, le cose stanno in modo ben diverso. L’approvazione è in realtà un “sì” fortemente subordinato a 365 pagine di parere tecnico e a oltre 100 prescrizioni vincolanti.
Indice
Cosa c’è davvero dentro le 365 pagine di rilievi
Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è una vera e propria lista di studi e approfondimenti mancanti che il progettista dovrà completare prima di posare la prima pietra.
L’obbligo principale riguarda il completamento della Fase A di studi geologici, con nuove indagini paleosismologiche e prospezioni sismiche ad alta risoluzione. L’obiettivo è quello di escludere con certezza scientifica la presenza o la riattivazione di faglie in grado di spaccare il terreno proprio sotto le fondamenta dei piloni. Senza dimenticare che Sicilia e Calabria si stanno allontanando al ritmo di 1 millimetro all’anno.
Inoltre le 365 pagine prescrivono di ripetere da capo i test su modelli aeroelastici integrali in galleria del vento, per garantire che la campata unica resista alle raffiche.
Serviranno infine nuovi calcoli sulla risposta della struttura al passaggio contemporaneo dei treni, per verificare sia la tenuta che il comfort dei passeggeri.
La comunità scientifica frena
La mole di dubbi sollevata dalla relazione del Consiglio ha trovato immediata sponda nel mondo accademico e parlamentare, trovando nella senatrice a vita Elena Cattaneo una delle voci più severe.
Secondo la scienziata, l’esistenza stessa di un documento di 365 pagine fitte di riserve dimostra che si sta provando ad accelerare su un’infrastruttura fondamentale in presenza di lacune conoscitive ancora troppo ampie. In particolare mancano:
- l’aggiornamento dei dati sismotettonici dello Stretto integrando le scoperte geologiche più recenti;
- la garanzia che i test di stabilità e i rilevamenti sul terreno siano condotti con totale trasparenza da enti terzi e indipendenti;
- una reale priorità data al rigore scientifico rispetto agli annunci politici di avvio cantiere.
L’esposto della Cgil
Alle perplessità geologiche e strutturali si sovrappone adesso un fronte contabile che rischia di bloccare l’opera in tribunale. Il mese scorso la Cgil ha infatti depositato un esposto alle procure regionali della Corte dei Conti di Sicilia e Lazio, ipotizzando il concreto rischio di danno erariale e chiedendo di fare luce sulla gestione delle risorse pubbliche.
Con un preventivo lievitato a oltre 13,5 miliardi di euro, molte voci di spesa restano ancora indefinite, con il rischio di esporre lo Stato a continui rincari. Inoltre circa 1,3 miliardi di euro destinati al Ponte peseranno sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione della Sicilia, sottraendo risorse preziose a scuole, sanità e alla disastrata viabilità locale.
Senza contare che il passaggio dal modello iniziale di Project Financing a un finanziamento interamente a carico delle casse pubbliche rischia di violare le norme europee sugli appalti e la concorrenza.
Quale futuro per il Ponte di Messina
Il parere del CSLP e le reazioni che ne sono seguite dimostrano come la realizzazione del Ponte sullo Stretto non sia una semplice partita di consenso politico o di annunci a mezzo stampa. Nessuno mette in dubbio il possibile valore strategico dell’opera, ma la fretta politica e le promesse elettorali non possono passare sopra la sicurezza dei cittadini e la tutela dei denari pubblici.
Prima che i cantieri possano davvero aprirsi, le istituzioni dovranno dimostrare sul campo di saper sciogliere 365 pagine di nodi tecnici e contabili. Perché un’opera pubblica di queste dimensioni ha senso solo se regge all’urto del vento, del terremoto e, soprattutto, dei conti dello Stato.