Dove funzionano meglio i trasporti pubblici in Italia? La risposta dipende dal parametro utilizzato. Se si considera la quantità dei servizi messi a disposizione dei cittadini, le città italiane con più autobus e corse non sono automaticamente quelle dove muoversi è più semplice ed efficiente.
Quando si guarda alla qualità complessiva dei servizi urbani, la situazione cambia, e a guidare la classifica sono soprattutto i capoluoghi del Nord.
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Le città con la maggiore disponibilità di mezzi e corse
Dai dati Istat pubblicati il 9 settembre 2026, che ad oggi rappresentano le informazioni statistiche più aggiornate sul trasporto pubblico locale nei Comuni capoluogo italiani, Milano è la città che offre la maggiore offerta.
Nel 2024 i servizi di trasporto locale nel capoluogo lombardo hanno registrato una capacità di carico complessiva pari a 16.374 posti-chilometro per abitante. Questo valore indica la quantità media dei posti a disposizione dei passeggeri lungo i percorsi coperti dalla rete pubblica, ed è una delle più alte in Italia.
A seguire troviamo:
- Venezia con 9.950 posti-km;
- Roma con 7.293 posti-km;
- Firenze con 7.072 posti-km.
Tutte, pur posizionandosi a grande distanza dalla prima città, superano comunque la media dei capoluoghi metropolitani, pari a 6.820 posti-km per abitante.
La top 10 delle città più virtuose
La classifica cambia se si considerano altri fattori ed elementi che valutano più che altro la qualità dei servizi. Uno studio al riguardo è stato realizzato da Legambiente, che ha preso in considerazione 106 capoluoghi e utilizzato indicatori in grado di valutare la sostenibilità ambientale.
Ebbene, da quello che è emerso, nel 2024 (dunque stesso anno preso come riferimento dall’Istat) le città con una maggiore capacità di combinare servizi urbani, mobilità sostenibile e politiche ambientali sono:
- Reggio Emilia, che ha ottenuto 80,66 punti su 100;
- Trento, con 78,70 punti;
- Parma, con 76,64 punti.
A seguire, nella top 10 si sono invece posizionati:
- Pordenone, con 75,55 punti;
- Forlì, con 72,84 punti;
- Treviso, con 72,63 punti;
- Mantova, con 71,86 punti;
- Bologna, con 71,42 punti;
- Bolzano, con 71,40 punti;
- Cremona, con 71,16 punti.
Tutte le città si trovano nel Nord Italia. Mentre agli ultimi posti troviamo:
- Imperia, con 40,38 punti;
- Caserta, con 39,80 punti;
- Catanzaro, con 39,68 punti;
- Fermo, con 39,68 punti;
- Vibo Valentia, con 36,84 punti;
- Palermo, con 34,63 punti;
- Napoli, con 33,23 punti;
- Crotone, con 30,60 punti;
- Reggio Calabria, con 26,41 punti.
- Catania, con 15,79 punti, il risultato più basso in assoluto.
Il vero problema resta il divario tra Nord e Sud
Le criticità emerse a livello territoriale dal report di Legambiente sono confermate dall’Istat. Tenendo conto dell’offerta, nello stesso periodo di riferimento:
- nei capoluoghi del Nord i posti per chilometro hanno raggiunto quota 5.979;
- al Centro 5.263 posti-km;
- mentre nel Mezzogiorno la quota posti-km precipita a 2.240.
Anche se il dato mostra comunque un miglioramento relativo delle città meridionali (negli ultimi due anni l’offerta è cresciuta del 13,2%, mentre è diminuita del 2,5% nei capoluoghi del Centro e dell’1,3% in quelli del Nord), la distanza resta molto ampia.
Ancora più marcato è il divario sul fronte della domanda. Nel Sud d’Italia, infatti, si utilizza il trasporto pubblico locale quasi quattro volte meno rispetto al Nord e al Centro del Paese. In particolare, si registrano:
- 56,6 passeggeri per abitante nel Mezzogiorno;
- contro i 237,9 del Nord e i 204,9 del Centro.
È questo uno dei paradossi del sistema italiano. L’offerta sta migliorando, ma l’utilizzo dei mezzi pubblici rimane ancora inferiore al passato. La sfida per le città italiane, quindi, non consiste soltanto nel costruire nuove linee, ma anche nel rendere il trasporto pubblico abbastanza efficiente e competitivo da convincere una quota maggiore di cittadini a lasciare l’automobile. Ed è proprio questo uno dei punti deboli dell’offerta pubblica al Sud.
Tagli ai fondi e divari territoriali
Per migliorare l’offerta del trasporto pubblico in Italia, sia in termini di quantità che di qualità, servono quindi investimenti. Tuttavia, come evidenziato nel rapporto Pendolaria 2026 di Legambiente, negli anni le risorse da destinare al Fondo nazionale Trasporti sono diminuite. Si è passati infatti dai 6,2 miliardi del 2009 ai 5,18 miliardi di euro nel 2024. Considerando l’inflazione, secondo gli esperti, il Fondo vale oggi il 35% in meno rispetto al 2009 e la perdita potrebbe arrivare al 38% nel 2026.
Eppure, per gli investimenti infrastrutturali, i soldi ci sono, ma vengono distribuiti seguendo priorità differenti. Per esempio, il governo ha previsto 15 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto, mentre utilizzando solo un terzo di questa spesa alla mobilità urbana sarebbe possibile trasformare il trasporto pubblico di decine di aree metropolitane. Basti pensare che con 5,4 miliardi di euro è stato possibile realizzare 250 chilometri di nuove linee tranviarie distribuite in 11 diverse città italiane.