Il contrasto alla mortalità e agli incidenti stradali si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico e sociale. Alla Camera dei deputati ha fatto il suo esordio Rime (Rete Italiana Mobilità Equa), la coalizione che raggruppa 42 associazioni di pedoni, ciclisti e familiari delle vittime della strada, per chiedere ufficialmente la sospensione dell’iter di riforma del Nuovo Codice della Strada.
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Rime chiede di sospendere la riforma
Le organizzazioni della società civile denunciano il modo in cui il Nuovo Codice della Strada sta cambiando rispetto al 1992. La mobilità sostenibile non è messa al centro neanche per principio. Si sono ampliate a dismisura, invece, le possibilità di fruizione della sede stradale da parte dei conducenti di veicoli a motore.
Le nuove regole, infatti, rischiano di rendere inutile il lavoro fatto negli ultimi 30 anni per istituire nelle città Zone 30 o comunque corsie ciclabili a fianco di quelle dedicate alle quattro ruote. La Rete nell’ultimo anno ha presentato oltre 70 proposte migliorative che guardassero al diritto di circolazione di pedoni e biciclette, ma ne sono state accolte soltanto due:
- il ripristino della precedenza per i ciclisti sugli attraversamenti dedicati;
- l’obbligo dei sensori anti-angolo cieco sui mezzi pesanti.
Aumentano multe a bici e pedoni
Tuttavia, secondo RIME, con il testo di legge così come viene riformato, si attua una vera e propria traslazione della responsabilità sugli utenti più vulnerabili della strada.
Si è già parlato della multabilità dei pedoni che non attraversano la strada in maniera corretta. Un principio che è sempre stato contenuto all’interno del Codice della strada, che però viene rinforzato. Secondo la nuova formulazione, i pedoni dovranno accertarsi di essere stati visti dai conducenti prima di impegnare le strisce pedonali. In questo modo il legislatore sembra esporre ogni piccolo incidente al rischio di frequenti contestazioni per concorso di colpa.
Analogamente, per chi si sposta in bicicletta, l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza dai mezzi commerciali di grandi dimensioni viene addossato esclusivamente al ciclista stesso, anziché imporre ai guidatori di camion il rispetto dei distanziamenti durante i sorpassi.
Velocità in città e gli obiettivi dell’Unione Europea
Un’altra criticità segnalata dai tecnici riguarda la gestione dei limiti di velocità nei centri urbani. La riforma prevede infatti un ridimensionamento degli importi delle sanzioni per i superamenti dei limiti entro i 70 km/h in città, riducendo le multe ed evitando la decurtazione dei punti sulla patente per le infrazioni minori.
Questa impostazione si pone in controtendenza con gli indirizzi dell’Unione Europea, che attraverso l’iniziativa Vision Zero punta a dimezzare i decessi su strada entro il 2030. Gli studi internazionali confermano che l’adozione delle Città a 30 km/h permette di ridurre in media del 30% i feriti gravi e le vittime, un modello di sicurezza che le associazioni chiedono di tutelare e finanziare anche nella prossima Manovra di Bilancio.