All’interno della legge di Bilancio ci sono anche misure dedicate allo sport, che spaziano dall’aumento dei finanziamenti al movimento sportivo fino all’istituzione di fondi a sostegno dell’attività giovanile. Tra queste disposizioni, una delle più rilevanti dal punto di vista economico e contabile riguarda il trattamento fiscale delle plusvalenze realizzate dalle società sportive professionistiche. Il riferimento è al comma 42 dell’articolo 1, che introduce una novità destinata ad avere effetti diretti sui bilanci dei club, in particolare nel calcio.
Indice
La nuova disciplina sulle plusvalenze
La norma interviene sulla gestione finanziaria delle società sportive: le plusvalenze derivanti dalla cessione dei diritti alle prestazioni degli atleti. Con la nuova formulazione, le società professionistiche potranno scegliere se far concorrere l’intera plusvalenza al reddito nell’esercizio in cui viene realizzata oppure, a determinate condizioni, distribuirla in quote costanti su più esercizi.
La possibilità di rateizzazione è consentita quando i diritti sull’atleta ceduto siano stati detenuti per almeno due anni. In questo caso, la plusvalenza può essere spalmata sull’esercizio in cui viene realizzata e su quelli successivi, fino a un massimo di quattro anni complessivi. La scelta spetta alle società e deve essere formalizzata in sede di dichiarazione dei redditi.
Come funziona la ripartizione nel tempo
La legge chiarisce che la rateizzazione riguarda esclusivamente la parte della plusvalenza proporzionalmente riferibile al corrispettivo incassato in denaro. L’eventuale quota residua, legata ad altre forme di compensazione, continua invece a concorrere integralmente alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la plusvalenza viene realizzata.
In assenza di una scelta esplicita in dichiarazione dei redditi, la regola generale resta invariata: l’intera plusvalenza viene tassata nell’anno in cui è stata contabilizzata. La norma, dunque, introduce una facoltà e non un obbligo, lasciando alle società la valutazione sulla soluzione più adatta alla propria situazione economico-finanziaria.
Da quando si applica la nuova regola
La disposizione si applica alle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2026. Questo significa che rientrano nel nuovo perimetro anche le operazioni concluse nel mercato invernale di gennaio 2026, un dettaglio che rende la misura immediatamente rilevante per le strategie di mercato delle società sportive italiane.
La norma non è limitata al solo calcio, ma riguarda tutte le società sportive professionistiche, indipendentemente dalla disciplina praticata. Tuttavia, è nel calcio che le plusvalenze rappresentano una voce particolarmente significativa dei bilanci.
Che cos’è una plusvalenza nel calcio
Nel linguaggio calcistico, la plusvalenza è il guadagno che una società realizza dalla cessione di un calciatore, calcolato come differenza tra il prezzo di vendita e il valore residuo del cartellino iscritto a bilancio. Quest’ultimo dipende dal costo di acquisto iniziale e dal piano di ammortamento.
Se un club acquista un calciatore per 10 milioni di euro con un contratto quinquennale, il costo viene ammortizzato in quote annuali da 2 milioni. Dopo tre anni, il valore residuo a bilancio sarà pari a 4 milioni. Se il calciatore viene ceduto per 20 milioni, la plusvalenza sarà data dalla differenza tra il prezzo di vendita e il valore residuo, cioè 16 milioni di euro.
Con la nuova normativa, se il giocatore era tesserato da almeno due anni, quella plusvalenza potrà essere distribuita su più esercizi, anziché incidere tutta in un solo anno.
Il ruolo delle plusvalenze nei bilanci dei club
Per molte società sportive, soprattutto quelle che non dispongono di ricavi strutturali elevati, le plusvalenze rappresentano una componente essenziale dell’equilibrio economico. Il cosiddetto player trading, ovvero l’acquisto, la valorizzazione e la successiva cessione di atleti, è una strategia diffusa in diversi campionati europei.
Nel tempo sono stati costruiti modelli di business basati su questo approccio, riuscendo a coniugare risultati sportivi e sostenibilità finanziaria. In Italia, la possibilità di distribuire le plusvalenze su più anni potrebbe offrire maggiore stabilità ai conti, attenuando l’impatto delle operazioni di mercato sui risultati di esercizio.