Bari retrocesso in Serie C, cosa cambia per la cessione del club e il nodo multiproprietà

Bari retrocesso in Serie C dopo il playout, cosa cambia per la cessione del club entro il 2028 a causa delle norme federali sulla multiproprietà

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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La retrocessione del Bari in Serie C dopo il playout contro il Sudtirol apre nuovi interrogativi sul futuro del club pugliese, tra il tema della multiproprietà, le possibili cessioni e il valore economico della società. La stagione dei biancorossi si è chiusa con uno 0-0 al Druso di Bolzano, risultato che ha premiato il Sudtirol grazie al miglior piazzamento in classifica nella regular season, condannando invece il Bari al ritorno in terza serie. Per la società controllata dalla famiglia De Laurentiis si tratta di un passaggio particolarmente delicato anche sotto il profilo finanziario e gestionale. La retrocessione arriva infatti in una fase in cui il club avrebbe già avviato contatti con investitori stranieri interessati all’ingresso in società, mentre resta fissata al 2028 la scadenza prevista dalle norme federali sulla multiproprietà.

Bari retrocesso e legame rotto con la città

Il doppio confronto con il Sudtirol ha certificato una crisi iniziata già dopo la finale playoff del 2023 persa contro il Cagliari. All’epoca il Bari era arrivato a pochi secondi dalla promozione in Serie A. Da quel momento è iniziata una fase di progressivo ridimensionamento, almeno guardando i risultati. La stagione 2025/2026 ha visto l’alternarsi di diversi cambi tecnici e dirigenziali, con cambi in panchina e modifiche nell’area sportiva che hanno alimentato ulteriormente l’instabilità interna.

Anche il rapporto con la tifoseria si è progressivamente deteriorato. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, aveva parlato già a marzo di un “legame definitivamente rotto” tra la città e l’attuale management del club, sottolineando le preoccupazioni per le possibili conseguenze di una retrocessione in Serie C.

Luigi De Laurentiis e la possibile cessione

Già alla fine del 2025 il presidente Luigi De Laurentiis aveva confermato l’esistenza di trattative con investitori esteri interessati al Bari. In un’intervista aveva spiegato di aver avviato “un dialogo sempre più fitto con due realtà interessate al Bari”, precisando che si trattava di gruppi stranieri e che erano stati firmati accordi di riservatezza.

L’intenzione era quella di trovare un partner disposto inizialmente a entrare con una quota di minoranza per poi accompagnare un successivo passaggio totale delle quote societarie. De Laurentiis aveva parlato anche della volontà di lasciare il club “in mani forti”, ribadendo però il proprio legame con la piazza dopo otto anni di gestione.

Secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, alla porta della Filmauro si sarebbero presentati due gruppi americani e uno canadese. Nonostante i contatti e le interlocuzioni, non sarebbero ancora state avviate trattative concrete per la cessione definitiva della società.

Il nodo multiproprietà

Il futuro del Bari resta inevitabilmente collegato al tema della multiproprietà. La famiglia De Laurentiis controlla infatti sia il Napoli sia il Bari, una situazione che le norme federali consentono solo temporaneamente. Le regole della Figc prevedono infatti che entro giugno 2028 una delle due società debba essere ceduta, pena la perdita del titolo sportivo. Il Bari dovrà quindi necessariamente passare a una nuova proprietà entro quella data.

La retrocessione in Serie C potrebbe però complicare ulteriormente il processo di vendita. Un club di terza serie ha inevitabilmente un valore economico inferiore rispetto a una società di Serie B e presenta prospettive sportive meno attrattive per eventuali investitori.

Secondo alcune valutazioni circolate nei mesi scorsi, il valore del Bari sarebbe stato stimato intorno ai 60 milioni di euro, ma il nuovo scenario potrebbe influenzare sia le trattative sia le valutazioni economiche future.

Lo stadio San Nicola e il progetto Euro 2032

Tra i temi aperti c’è anche quello dello stadio San Nicola. Il Comune di Bari ha approvato la delibera relativa al nuovo bando per la concessione quinquennale dell’impianto, introducendo un canone di gestione variabile, ma resta in bilico anche la candidatura dell’impianto per Euro 2032.

Secondo il sindaco Leccese, il San Nicola richiederebbe investimenti per circa 270 milioni di euro per adeguarsi ai requisiti richiesti dalla Uefa. “Parliamo di una somma che non è alla nostra portata”, ha spiegato il primo cittadino, confermando comunque l’esistenza di interlocuzioni con Figc, Ministero dello Sport e rappresentanti Uefa per valutare eventuali margini di recupero della candidatura.