Mutui, conviene di più l’estinzione o la rinegoziazione?

L’aumento dei tassi di interesse annunciati dalla Bce porterà ad un incremento del valore delle rate: tutte le soluzioni possibili da concordare con la banca

L’anno appena archiviato verrà ricordato come uno dei più complicati della storia recente del nostro Paese. In particolare, il combinato congiunto di diverse emergenze (una su tutte quella energetica, che ha portato ad un rincaro senza precedenti del costo delle bollette per la luce) sta mettendo a dura prova la stabilità di milioni di famiglie in tutta Italia. Come se non bastasse, anche l’inflazione si preannuncia sempre più alta, con una nuova crescita generalizzata dei prezzi al dettaglio (+6,3% annuo) prevista dalla Banca centrale europea per i primi mesi del 2023.

Nelle scorse settimane sono state proprio le notizie provenienti da Francoforte ad alimentare le incertezze dei cittadini, soprattutto di coloro che hanno sulle proprie spalle un mutuo da sostenere. Infatti, l’innalzamento dei tassi di interesse annunciato a fine 2022 da Christine Lagarde provocherà in automatico un aumento generalizzato del valore delle rate dei prestiti.

Mutui, come calcolare il valore delle rate per il 2023

Sia chiaro: la crescita dei mutui a tasso variabile non sarà uguale per tutti. Il fatto che il valore di riferimento europeo – il cosiddetto Euribor, aggiornato ogni tre mesi – sia salito di oltre 270 centesimi non avrà le stesse ripercussioni su tutti coloro che hanno ottenuto un prestito. Per valutare la situazione caso per caso, occorre partire dal piano di ammortamento concordato dal singolo cliente con l’ente creditore.

Nello specifico, per ogni rata bisogna guardare i due parametri fondamentali che la compongono:

  • il debito residuo, ossia la somma che rimane da saldare, che decresce ogni mese e che funziona da base di calcolo per determinare il valore della rata;
  • la quota di capitale, che rappresenta l’ammontare di quanto si è versato nel tempo (il suo valore cresce ogni mese).

Quanto aumenteranno le rate dei mutui nel 2023

L’esempio classico che si fa per comprendere l’incremento vertiginoso delle spese per i contraenti è quello di un mutuo da 200mila euro, sottoscritto nel 2022 per la durata di 30 anni e su cui è stata pagata una prima rata all’1% di interesse. Ebbene, con la stretta imposta dalla Bce e con lo spread in costante oscillazione, nel 2023 lo stesso importo verrà rivalutato addirittura del 3,7%.

E così, se all’inizio della propria vita il mutuo costava attorno ai 643 euro al mese, nel nuovo anno la rata aumenterà di ben 436 euro, arrivando alla quota monstre di 1079 euro. Il problema è che – allo stato attuale – il rincaro è destinato a salire ancora nel corso dell’anno. Dunque, urge trovare una soluzione.

Mutui, tutte le possibili soluzioni da concordare con la banca

Per chi dispone di liquidità immediata, il consiglio è quello di estinguere la cifra residua. Questo vale soprattutto per chi non ha un mutuo giovanissimo e ha già saldato molte delle rate concordate nel corso degli anni: se c’è stata la possibilità di accantonare qualcosa, vale la pena adoperarla per chiudere i conti con la banca ed evitare così di subire gli effetti dell’aumento del tasso d’interesse.

Per chi invece sa di non avere denaro da impiegare, le soluzioni possibili sono tre:

  • la rinegoziazione parziale del mutuo, ideale per chi gode di maggior flessibilità con la banca, che a quel punto può scegliere in libertà il tasso a cui effettuare l’operazione;
  • la seconda ipotesi è la cosiddetta rinegoziazione obbligatoria (prevista dalla legge di Bilancio 2023), ottenibile da chi ha un’Isee inferiore ai 35mila euro se il valore residuo del mutuo è sotto i 200mila e se non si è mai stati in ritardo coi pagamenti;
  • infine, è possibile richiedere la surroga con un’altra banca, che significa spostare il mutuo presso un nuovo istituto.