Mutui a tasso fisso, la scelta non paga: più conveniente il variabile

Con i tassi che restano ai minimi da diversi anni, il tasso variabile dovrebbe essere più conveniente. Eppure tutti scelgono il fisso

È una sorta di mantra che chi deve comprare casa ripete pedissequamente nella propria testa: mutuo a tasso variabile o mutuo a tasso fisso: qual è il migliore?

Una domanda che, spesso e volentieri non trova una risposta univoca. La scelta tra tasso fisso e tasso variabile dipende da una miriade di fattori macro e microeconomici, non sempre facili da comprendere. Per questo, molti non si avventurano in calcoli complessi e cercano la sicurezza scegliendo il tasso fisso. I dati sono incontestabili: secondo vari rilevamenti, il 90% dei mutui erogati negli ultimi anni è a tasso fisso; il restante 10% viene diviso tra mutuo a tasso variabile, tasso variabile con CAP (ossia, il tasso di interesse non può salire oltre un determinato valore) e misto.

Una scelta dettata, secondo diversi analisti, dall’andamento dell’indice Euribor e dell’indice IRS, su cui si basano rispettivamente i mutui a tasso variabile e i mutui a tasso fisso. Dopo il picco raggiunto nel 2008 in concomitanza con la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti, i tassi di interesse sono calati costantemente, sino a toccare i minimi di sempre da alcuni anni a questa parte. A inizio giugno la quotazione dell’Euribor a 3 mesi è -0,323% (negativa) mentre l’IRS a 15 anni è a +0,66%. Una situazione che, per molti, non può (e non poteva) durare a lungo. Così, per evitare il probabile aumento dei tassi, la quasi totalità dei nuovi mutuatari dal 2016 a oggi ha scelto il tasso fisso.

Eppure, come evidenziato nella Bussola di MutuiSupermarket, gli attuali livelli degli indici Euribor e IRS non sono troppo dissimili da quelli di alcuni anni fa. Contro ogni previsione macroeconomica e finanziaria, gli indici di base hanno mantenuto livelli bassissimi, rendendo molto più convenienti i mutui a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso. I clienti, però, hanno preferito optare per il tasso fisso spinti, principalmente, dal timore per il futuro.

A questo si unisce il peggioramento del quadro economico continentale, con l’inflazione che non ne vuole proprio sapere di aumentare e le previsioni di crescita del PIL azzerate o quasi. In uno dei suoi ultimi interventi da Presidente della BCE, Mario Draghi ha confermato l’intenzione di non voler aumentare il costo del denaro almeno fino alla prima metà del 2020. Cosa vuol dire questo? Che i tassi dovrebbero restare invariati (o, al più, diminuiranno ulteriormente) per tutto il prossimo anno.

In conclusione, meglio il tasso fisso o il tasso variabile? Sempre secondo la Bussola di MutuiSupermarket la scelta dovrebbe piuttosto semplice: visto il perdurare di condizioni economiche non ottimali, il mutuo a tasso variabile resta più conveniente. Gran parte degli interessi, infatti, vengono ripagati nei primissimi anni di mutuo: con tassi così bassi, è possibile risparmiare alcune migliaia di euro da destinare ad altre spese. E quanto i tassi torneranno a salire, e con essi la rata mensile, si può sempre optare per la surroga.

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