Riforma dei distributori di carburante, i gestori minacciano lo sciopero contro il Governo

Benzinai in agitazione contro il ministero dei Trasporti, accusato ora di aver lasciato ferma dal 2024 una legge che inciderebbe sui prezzi

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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I gestori dei distributori di carburante hanno annunciato lo stato di agitazione e minacciato di entrare in sciopero se la riforma del settore, annunciata due anni fa, non verrà approvata in tempi brevi. La legge dovrebbe modernizzare la rete italiana, contrastando i comportamenti illegali e favorendo l’installazione di colonnine elettriche.

Manca però da anni un accordo con le grandi compagnie del settore su come implementare questi cambiamenti, che favorirebbero i gestori. In particolare, non si trova un punto di incontro tra le parti per le norme contrattuali.

La protesta dei gestori dei distributori

I gestori hanno annunciato lo stato di mobilitazione con un comunicato molto duro, che incolpa direttamente il Governo, in particolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di non aver agito in questi anni per risolvere lo stallo sulla riforma:

Tutti d’accordo ma c’è ancora chi – nascosto dietro le quinte – tira il freno a mano con l’ambizione di far naufragare una riforma che non solo è di interesse del settore (compagnie petrolifere e retisti compresi), ma consente un riassetto della rete in grado di incidere in modo strutturale e significativamente anche sul prezzo al pubblico dei carburanti.

Un tema particolarmente sentito in questi giorni quello del risparmio, sottolinea il comunicato, visto che gli sconti sulle accise che tenevano basso il prezzo del carburante non sono stati rinnovati.

Cosa farebbe la riforma della distribuzione di carburante

La riforma della distribuzione di carburante vuole modernizzare la rete italiana, attraverso la modifica del modo in cui questa funziona. Gli ambiti toccati dalla legge sarebbero:

  • i rapporti tra gestori e compagnie petrolifere;
  • i controlli e il contrasto all’evasione e all’illegalità;
  • la transizione energetica, con incentivi per l’installazione di colonnine.

Uno dei punti centrali della riforma è la razionalizzazione della rete, che prevede la chiusura o la riconversione di impianti che non vengono ritenuti sostenibili dal punto di vista economico.

Perché la riforma è ferma

La riforma al momento è sotto forma di Disegno di legge dal 2024. Significa che è una proposta del Governo al Parlamento, che la dovrebbe poi discutere e votare. Il problema è che la legge, al Parlamento, non è ancora stata presentata. Anzi, nemmeno il Consiglio dei Ministri, l’organo attraverso cui il Governo agisce, l’ha mai valutata.

I distributori sono preoccupati perché la legislatura sta per finire e il tempo per il Parlamento di approvare questa riforma è pochissimo. Questa estate le aule saranno impegnate sulla legge elettorale. Dall’autunno ci sarà da discutere l’ultima manovra finanziaria prima delle elezioni. Rimangono quindi solo pochi mesi del 2027, dopo la pausa invernale, che potrebbero non essere sufficienti.