Ripensare il corporate learning: i cambiamenti per le imprese e i 5 pilastri dell’apprendimento

Ecco i cambiamenti che imprese e persone stanno affrontando, e come migliorarsi sempre: i cinque pilastri dell'apprendimento secondo Gruppo Pragma

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Quali saranno le aziende resilienti che cresceranno e riusciranno a fare innovazione, anche in momenti di crisi? Quelle che saranno in grado di rimodellarsi, ridefinirsi ed evolvere: in una parola, quelle che investiranno sul corporate learning, ovvero sulle capacità e sulla crescita delle persone, sul contributo unico e straordinario che da queste proviene e che fa la differenza nella qualità della value proposition, nel vantaggio competitivo e nell’unicità dell’impresa verso il mercato.

Corporate learning significa arrivare a sviluppare e diffondere una forte cultura dell’apprendimento a livello aziendale, in cui sia l’organizzazione che i suoi dipendenti apprendono e si adattano continuamente. Alla luce dei forti cambiamenti che le aziende stesse vivono e che rendono protagonista l’apprendimento, diventa imprescindibile ripensare l’organizzazione come organismo in costante formazione, e, dunque, ripensare il corporate learning.

Questa è una delle mission di Gruppo Pragma, azienda leader nello sviluppo di soluzioni formative e tecnologiche per l’e-learning nelle imprese, parte della holding Ebano Spa, holding operativa di partecipazioni fondata nel 1991 da Carlo Robiglio, appena nominata società Gold per aver vinto per il quarto anno consecutivo il prestigioso Best Managed Companies Award di Deloitte.

E questo è anche il tema che ha visto Gruppo Pragma tra i protagonisti principali nel panel dedicato al Corporate Learning nell’ambito della prima edizione di Learning More-Festival della Formazione e dell’Apprendimento che si è tenuto a Modena dal 14 al 16 ottobre scorsi.

Chi è e cosa fa Gruppo Pragma

Gruppo Pragma ha iniziato il suo percorso come società di formazione aziendale alla fine degli anni Ottanta. Da metà degli anni Novanta, quando Internet cominciava ad affermarsi, la fondatrice Maria Rita Fiasco e la CEO Oriana Cok hanno intuito le opportunità che la Rete avrebbe offerto nell’ambito della formazione a distanza e delle soluzioni ICT a supporto dei processi di knowledge management aziendali.

La società si occupa di e-learning, contenuti multimediali, programmi di sviluppo integrati, e facilitazione digitale per l’empowerment del lavoro di team virtuali. Con sede a Trieste, dove ha avviato il laboratorio di innovazione dedicato agli sviluppi del digital knowledge management e dell’intelligenza artificiale all’interno di Area Science Park, Pragma si è consolidata e sviluppata sempre di più.

Nel 2012 con la start-up Intoote, poi integrata nella società, ha sperimentato la progettazione e realizzazione di chatbot applicati al virtual tutoring. Nel 2013 Pragma si è aggiudicata la menzione speciale di ImpresexInnovazione e il Premio dei Premi istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 2016 ha avviato il cantiere del social learning da cui sono nate le piattaforme DIVE Immersive Change e altre piattaforme digitali in cloud multilingue.

Nel 2019 il progetto “MyCoaching” di TIM, sviluppato con la piattaforma digitale DIVE, ha ricevuto la menzione speciale del PRISM AWARD di ICF Italia (International Coaching Federation – Charter Chapter italiano). Il progetto è attivo in Italia e in Sud America.

Perché il cambiamento che stiamo vivendo è una novità assoluta

Al centro di questo cambiamento e di quel ripensamento necessario del corporate learning, spiega a QuiFinanza la fondatrice di Gruppo Pragma Maria Rita Fiasco, Learning Designer, Trainer e Coach, vicepresidente di Anitec-Assinform, ci deve essere la consapevolezza che stanno cambiando le persone e le aziende assieme e su piani e assi non sempre convergenti.

Ripensare il corporate learning significa per molte realtà pensare l’apprendimento da zero. Ma come fare? Quali sono le direttrici chiave che spostano la qualità del corporate learning? Per provare a rispondere a questa domanda è necessario prima capire bene quali sono i cambiamenti che stiamo affrontando.

Il cambiamento che stiamo vivendo è speciale e inedito, tecnologico, economico ma soprattutto culturale, tutto cambia mentre cambia. La tecnologia sta cambiando l’antropologia e questo ha un impatto forte sulle aziende e sugli individui” spiega Fiasco. “In questo contesto la formazione, processo attivatore dell’apprendimento, si deve adeguare”.

Per la prima volta nella storia ci sono 5 generazioni al lavoro (Matures, Baby Boomers, Generazione X, Generazione Y/Millennials, Generazione Z/Nativi Digitali), ciascuna con un proprio modo di apprendere e un proprio rapporto con la tecnologia. “Ecco allora che le aziende cambiano perché cambia l’ambiente esterno, ma anche perché cambiano i mercati, i clienti, i consumatori e le risorse di cui si avvalgono” prosegue Fiasco.

Qui come siamo messi con la formazione aziendale in Italia.

Un duplice cambiamento, dunque, innescato sia da fattori tecnologici sia da fattori demografici e culturali, che impatta profondamente su imprese e persone. E se questo è il cambiamento in atto, cosa va rivisto del corporate learning?

Fonte: Gruppo Pragma
Maria Rita Fiasco, fondatrice di Gruppo Pragma (Ebano Spa)

I cinque pilastri dell’apprendimento secondo Gruppo Pragma

“Un concetto fondamentale da cui partire è quello del workplace learning, cioè un apprendimento che si svolge nel contesto del lavoro e che trova degli spazi all’interno del lavoro stesso. Per noi di Gruppo Pragma parlare di apprendimento e di tecnologia significa parlare di progetti che, consapevoli di questo contesto e di come sono cambiati il lavoro e il modo di apprendere, usano delle metodologie specifiche e l’adeguato mix di tecnologie educative”.

Jane Hart, fondatrice del Centre for Learning & Performance Technologies che ogni anno censisce i principali strumenti tecnologici a supporto dell’apprendimento in ambiente digitale, ha identificato quattro pilastri del digital learning. Li ha definiti le 4D dell’apprendimento e ne ha misurato con le sue ricerche il peso specifico per chi apprende:

  • Didactics: l’apprendimento formale (12%), l’insegnamento contenutistico in classe o attraverso corsi online e in aula virtuale
  • Discovery: l’apprendimento informale (39%), le conoscenze che sviluppiamo attraverso scoperte individuali (ricerche sul web, lettura di articoli, visione di video, ascolto di podcast)
  • Doing: l’apprendimento esperienziale (29%): ciò che impariamo attraverso il coinvolgimento nell’attività lavorativa, il cosiddetto “learning by doing”
  • Discourse: l’apprendimento sociale (20%): le cose che apprendiamo dalle interazioni con le altre persone, dialogando con i colleghi, confrontandoci all’interno dei network professionali o delle comunità di pratica.

“Apprendere – continua Fiasco – non significa operare un semplice download di contenuti da un’aula virtuale o da un sito, ma ci deve essere un vero coinvolgimento, una relazione di cui il learner sia realmente protagonista. Per questo a queste quattro D noi di Pragma ne aggiungiamo una quinta, i dati, che vanno considerati perché ci consentono di creare esperienze più personalizzate, perché possiamo conoscere meglio i learner, i loro bisogni e anche i loro stili dell’apprendere”.

Il ruolo chiave della tecnologia

In tutto questo, va considerato che siamo immersi in un mondo di tecnologia, con la quale le persone hanno una relazione viva: le persone hanno a disposizione tantissimi tools che usano nel loro learning, e li usano sia sul posto di lavoro sia per interessi personali e in ambito scolastico/educativo. Non solo: c’è un’intersezione di tecnologie – YouTube, i TED Talks ecc. – che stiamo imparando a conoscere nella nostra vita privata e professionale.

“Tutto questo è un fatto molto nuovo: abbiamo tecnologie molto più personalizzate e ricche rispetto a quelle che sovente troviamo sul lavoro e c’è sempre più convergenza tra ciò che usiamo nella vita privata e ciò che ci aspettiamo di usare nel contesto professionale o lavorativo in generale” spiega Fiasco.

“Quindi, quando facciamo formazione in azienda, dobbiamo tenere presente le tecnologie che abbiamo a disposizione e le persone che abbiamo davanti, i bisogni dell’azienda e la cultura d’uso delle tecnologie che le persone hanno. Cosa che, peraltro non è omogenea, considerando la demografia”.

Formazione altamente personalizzante, reskilling e upskilling

Ripensare il corporate learning significa, infine, pensare ad ambienti che siano capaci di essere flessibili, facili da usare, interattivi e altamente personalizzati.

E significa anche adeguare le figure dei formatori: “Per un digital learning di qualità occorrono figure formate bene, ecco allora che il tema del reskilling e dell’upskilling del formatore, progettista o docente, diventa preminente” (su reskill e upskill vi rimandiamo all’intervista che abbiamo fatto all’innovation thinker Alberto Mattiello, che ci ha parlato delle 5 grandi sfide dell’innovazione, i lavori del futuro e le skill irrinunciabili).

Gruppo Pragma ha creato la prima Instructional Design Academy in Italia

In questo senso, un’esperienza di grande successo per Gruppo Pragma è stata la Instructional Design Academy (IDA), progettata e realizzata in Friuli Venezia Giulia, un percorso formativo dedicato sia a persone occupate che non, gratuito e serale, di cui si sta lavorando alla terza edizione.

IDA è la prima Academy di Instructional Designer in Italia: l’Instructional Designer è una figura centrale per la progettazione e la realizzazione di percorsi e prodotti formativi digitali, efficaci e di qualità, in grado di sfruttare le potenzialità e gli strumenti della comunicazione didattica multimediale e delle tecnologie più avanzate. Una vera professionalità STEAM, perché integra conoscenze e competenze metodologiche, di tipo umanistico e pedagogico, e tecnologiche per la progettazione e l’organizzazione dei contenuti formativi.

DIVE, la prima piattaforma di e-coaching in Italia di Gruppo Pragma

Infine, per un ripensamento del corporate learning serve usare la tecnologia per potenziare la relazione umana, di vicinanza e di accompagnamento, fattori fondamentali per generare cambiamento e crescita. Al tempo stesso è importante che ai formatori venga fornito un portfolio di competenze da potenziare.

Gruppo Pragma ha sviluppato DIVE, la prima piattaforma per l’e-coaching in Italia, che sta avendo un grande successo. L’e-coaching è una metodologia dedicata ad accompagnare nello sviluppo personale, attraverso una relazione di aiuto prolungato nel tempo che avviene in modo digitale e che è ispirata alle ricerche e alle applicazioni delle neuroscienze ai modi di apprendere e cambiare delle persone.