Pensione, come riscattare i 24 mesi di congedo per gravi patologie

I lavoratori con gravi patologie possono recuperare fino a due anni di contributi persi nel congedo: requisiti, documenti e procedura Inps

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

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Oggi i lavoratori dipendenti con gravi malattie possono assentarsi dal lavoro fino a 24 mesi, conservando il posto a particolari condizioni. Durante questo periodo non maturano contributi previdenziali, ma per evitare che le assenze creino un buco nella storia previdenziale — perdendo anzianità contributiva — è possibile recuperare la copertura contributiva con il riscatto a pagamento.

In proposito è di riferimento la circolare Inps 108/2026, contenente le istruzioni operative per applicare la normativa in vigore. Il riscatto consente di recuperare fino a due anni di contribuzione, ma soltanto facendo stretto riferimento alle indicazioni dell’Istituto. Vediamole insieme in sintesi.

Congedo per malattie oncologiche e croniche, come funziona e perché può pesare sulla pensione

Ai dipendenti pubblici e privati affetti da malattie oncologiche oppure da patologie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74%, spetta il diritto a un congedo continuativo o frazionato fino a un massimo di 24 mesi nell’arco della vita lavorativa. Lo prevede la legge 106/2025.

Come accennato, il rapporto di lavoro resta in piedi, ma il dipendente non incassa la retribuzione e non può lavorare. Il congedo è compatibile con altri benefici economici o giuridici eventualmente spettanti, ma può essere utilizzato soltanto dopo aver esaurito altri eventuali periodi di assenza giustificata — retribuiti o meno — riconosciuti a qualsiasi titolo.

Le regole — chiarisce l’Inps — non prevedono che questi mesi siano conteggiati nell’anzianità di servizio o producano automaticamente effetti previdenziali. Di conseguenza, il periodo non coperto da contributi può incidere sia sul raggiungimento dei requisiti per la pensione sia sul suo ammontare finale.

Riscatto o prosecuzione volontaria, come recuperare i contributi

Per evitare che il congedo per gravi patologie lasci un vuoto nella posizione previdenziale, il lavoratore può scegliere tra due strumenti: il riscatto del periodo assicurativo oppure la prosecuzione volontaria dell’assicurazione IVS, secondo le regole previste dalla normativa previdenziale.

La legge 106/2025 utilizza espressamente il termine «riscatto», pur richiamando le regole previste per la prosecuzione volontaria. Per risolvere questo problema interpretativo, l’Istituto ha chiarito che l’interessato può optare per entrambe le modalità.

Quali periodi si possono riscattare

Il riscatto riguarda esclusivamente i congedi fruiti a partire dal 9 agosto 2025, data di entrata in vigore della legge 106/2025. Tramite l’agevolazione non è quindi possibile recuperare assenze precedenti a questo giorno.

Il limite massimo è di 24 mesi complessivi nell’intera vita lavorativa, indipendentemente dal fatto che il congedo sia stato utilizzato senza interruzioni oppure distribuito in più periodi.

L’Inps verificherà che il periodo da riscattare non risulti già coperto da contributi presso altre gestioni previdenziali, per evitare una doppia copertura assicurativa degli stessi mesi.

Il congedo non riduce gli altri permessi

Una precisazione importante riguarda il rapporto con altre forme di tutela già previste dalla legge. Il congedo per malattie oncologiche, invalidanti e croniche introdotto dalla legge 106/2025 costituisce una misura autonoma e non riduce i limiti previsti per altri periodi di assenza dal lavoro.

In particolare, i 24 mesi riscattabili non rientrano nel limite massimo di due anni previsto dall’art. 4, comma 2, della legge 53/2000 per il congedo destinato a gravi e documentati motivi familiari.

Il nuovo istituto non va inoltre confuso con il congedo straordinario biennale previsto dal d. lgs. 151/2001, destinato ai lavoratori che assistono familiari con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104/1992. Quest’ultimo può durare fino a due anni nell’arco della vita lavorativa, è retribuito e prevede la copertura mediante contribuzione figurativa. Bisogna però prestare attenzione a non abusarne.

Chi può presentare la domanda e quali documenti servono

La domanda all’Inps può essere fatta dal diretto interessato oppure da un suo superstite. La possibilità di riscattare il periodo non viene meno se, nel frattempo, il rapporto di lavoro è cessato: possono perciò richiedere il riscatto anche gli ex dipendenti e coloro che sono già in pensione, così da ottenere un possibile incremento dell’assegno previdenziale.

La richiesta deve essere inoltrata alla specifica gestione presso cui risulta accreditata la contribuzione relativa al rapporto di lavoro nel quale si colloca il congedo. Ma se i contributi sono stati successivamente trasferiti o ricongiunti, la domanda va presentata alla gestione in cui è confluita la contribuzione obbligatoria interessata.

Per ottenere il riscatto bisogna ovviamente dimostrare all’Inps che il congedo è stato effettivamente concesso e fruito ai sensi della legge 106/2025. Agli uffici dell’ente è così necessario produrre documentazione relativa al rapporto e al periodo di assenza, come ad esempio il provvedimento di concessione del congedo.

Se questa documentazione non è più disponibile, potrà essere presentata una dichiarazione del datore di lavoro rilasciata «ora per allora», cioè successivamente ma riferita al periodo passato. La dichiarazione dovrà però essere supportata dalla documentazione sanitaria che aveva giustificato il congedo e da elementi idonei a verificare l’effettiva assenza dal servizio.

Come presentare la domanda di riscatto all’Inps

La domanda può essere inoltrata solo per via telematica, anche tramite Contact Center o patronato. In autonomia si accede al portale Inps (via Spid, Cie o Cns) seguendo il percorso «Pensione e Previdenza», «Ricongiunzioni e riscatti», «Portale dei servizi per la gestione della posizione assicurativa».

Il Contact Center risponde al numero verde 803 164 da rete fissa oppure allo 06 164164 da rete mobile. In alternativa ci si può rivolgere a patronati e intermediari autorizzati.

Quanto costa riscattare il congedo

Nella recente circolare 108/2026 l’Inps chiarisce che il periodo riscattato viene valorizzato secondo il sistema contributivo, applicando il metodo di calcolo previsto dal d. lgs. 184/1997 (art. 2 comma 5).

Attenzione perché il costo del riscatto non è uguale per tutti: viene calcolato applicando l’aliquota contributiva prevista nella gestione previdenziale interessata al momento della domanda. Per determinarlo si prende come riferimento la retribuzione sulla quale sono stati versati i contributi nei dodici mesi precedenti la richiesta, rapportandola alla durata del periodo da riscattare.

I contributi così determinati confluiscono nel montante individuale, cioè nel capitale previdenziale utilizzato per calcolare la pensione. Questo importo viene peraltro rivalutato secondo le regole della legge 335/1995, a partire dalla data di presentazione della domanda.

Ai fini fiscali, un’altra agevolazione è rappresentata dalla deducibilità dal reddito complessivo dell’onere versato, da parte del soggetto che lo ha sostenuto. Per i termini di pagamento, l’accettazione dell’onere e la gestione degli eventuali ritardi si applicano le disposizioni generali previste per i riscatti nella singola gestione previdenziale.

Come visto, la possibilità di recuperare i contributi è certamente uno strumento utile per tutelare la posizione pensionistica di chi affronta una malattia grave. Il costo, tuttavia, resta a carico dell’interessato: prima di presentare la domanda sarà opportuno verificare con l’Inps o con un patronato l’importo dovuto e gli effetti del riscatto sulla propria posizione assicurativa. In questo modo sarà possibile eventualmente evitare di sostenere una spesa non proporzionata al beneficio previdenziale che se ne potrebbe ricavare.