56mila reati contro mare e coste, 156 illeciti al giorno: le regioni più colpite

Gli illeciti calano ma restano 156 al giorno: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria concentrano il 53,6% dei reati nazionali su mare e coste

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

4 min di lettura

Tra inquinamento, cemento illegale, pesca di frodo e violazioni del codice di navigazione, continua l’aggressione alle coste e al mare italiano. Questo è il risultato dell’edizione annuale di “Mare Monstrum”, il dossier di Legambiente che, attraverso i dati sull’attività di contrasto delle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto, fotografa lo stato di salute di mari e litorali. Il dossier parla di una “continua aggressione”, ma c’è un aspetto positivo: i  numeri del 2025 registrano una diminuzione rispetto a quelli del 2024.

Anche con dati in miglioramento, ci sono situazioni che continuano a rappresentare forti criticità, in particolare in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Nell’analisi di Legambiente si sottolinea come siano proprio le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa quelle in cui si concentra la maggior parte dei reati connessi a mari e coste.

Il “mare violato” in Italia nel 2025

Legambiente ha pubblicato la 28ª edizione di Mare Monstrum, il dossier che racconta i reati connessi alle coste e al mare italiano. I dati analizzati provengono dalle attività di contrasto delle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto lungo le 15 regioni costiere che coprono complessivamente 61 province affacciate direttamente sul mare.

Il dossier si divide in quattro principali forme di pressione sull’ecosistema marino e costiero: inquinamento, cemento illegale, pesca di frodo e violazioni del codice di navigazione. Nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi: entrambi i dati risultano in calo, ma segnano comunque un totale complessivo di 56.812 violazioni ai danni di coste e mare.

In altri termini, si tratta di 156 illeciti al giorno e oltre sei ogni ora. Grazie ai 750.828 controlli effettuati, l’attività di contrasto ha portato a:

  • 21.726 persone denunciate (-19,2%);
  • 93 persone arrestate (-31,1%);
  • 3.267 sequestri (-19,9%);
  • 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%);
  • 191 milioni di euro complessivi di multe (-58,1%).

Le regioni dove si registrano più reati

Al primo posto della classifica per numero di reati commessi contro mare e coste si conferma la Campania, dove sono stati registrati 4.002 reati, 35 persone arrestate e 4.460 sanzioni amministrative irrogate. La regione in cui sono stati effettuati più controlli è invece la Calabria, con 89.944 accertamenti che hanno portato alla luce 1.929 reati commessi.

Nelle prime cinque posizioni della classifica delle regioni costiere per reati contro mare e coste troviamo:

  • Campania con 4.002 reati;
  • Puglia con 2.599 reati;
  • Sicilia con 2.448 reati;
  • Calabria con 1.929 reati;
  • Liguria con 1.581 reati.

Come evidenzia Legambiente, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 53,6% dei reati nazionali, un dato che

evidenzia la persistenza di una forte pressione delle illegalità ambientali in questi territori.

La classifica cambia se si analizzano i dati in relazione ai chilometri di costa e includendo anche gli illeciti amministrativi. In questo caso è la Basilicata a confermarsi al primo posto con 23,6 illeciti per chilometro, seguita da Emilia-Romagna, Campania e Liguria.

Quali sono i reati più commessi

Contro mare e coste sono molti i reati che si possono commettere, ma le principali filiere dell’illegalità riguardano il ciclo illegale dei rifiuti e l’inquinamento marino, il ciclo illegale del cemento, la pesca illegale e la violazione del codice di navigazione e della nautica da diporto.

Ciò che impatta maggiormente in termini numerici è proprio l’inquinamento marino con 7.317 reati (il 35,7% del totale), seguito dal ciclo illegale del cemento con 6.189 reati.

Per ognuno di questi reati è possibile intervenire. Le proposte di Legambiente vanno dal rifinanziamento del fondo di rotazione istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti a favore dei Comuni che demoliscono gli abusi edilizi (circa 100 milioni di euro), fino al rafforzamento del contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo a favore della tutela ambientale.

Legambiente propone inoltre di adeguare i sistemi fognari e di depurazione, integrando la gestione del ciclo idrico con quella dei rifiuti e aumentando la circolarità delle acque reflue e dei fanghi di depurazione puntando sul riuso (in attesa dell’emanazione del DPR sul tema).