Due giorni fa il Ministero del Lavoro e il Mef hanno aggiornato i coefficienti di trasformazione per il biennio che va dal 2027 al 2028.
Secondo le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza della Cgil, a parità di età anagrafica e di capitale accumulato, i lavoratori che accederanno al riposo dal 1° gennaio 2027 subiranno riduzioni degli assegni che possono tradursi in perdite complessive fino a oltre 35.000 euro nell’arco dell’intero pensionamento.
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Come cambiano i coefficienti dal 2027
Nel sistema contributivo, l’importo della pensione non si calcola sull’ultimo stipendio ma sulla somma totale delle cifre versate durante la carriera (il cosiddetto montante contributivo). Per trasformare questo capitale in una rata mensile, l’Inps lo multiplies per un coefficiente percentuale che cresce con l’età di uscita. Poiché i dati demografici mostrano un aumento della longevità, le tabelle vengono ricalcolate ogni due anni al ribasso, spalmando lo stesso tesoretto su un periodo di vita stimato più lungo.
Per esempio, chi è andato in pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2026 aveva una percentuale di trasformazione al 5,608%, che scenderà al 5,514% dal prossimo anno. Questo aggiornamento comporta, a pari anzianità contributiva, una contrazione immediata dell’assegno pari all’1,68% rispetto al 2026. Se si allarga il confronto ai coefficienti del 2024, si nota una curva discendente del 3,65% a 67 anni che supera il 4% per uscite a 71 anni.
Cosa indicano i numeri delle simulazioni
Per leggere correttamente i numeri elaborati dal sindacato, è importante chiarire cosa rappresentano le fasce di importo analizzate:
- i valori nella prima colonna non rappresentano l’ultimo stipendio percepito, ma la pensione mensile lorda che si sarebbe ottenuta a 67 anni con i parametri del 2024;
- per raggiungere una pensione contributiva da 1.000 euro mensili serve un montante accantonato di circa 230.000 euro, che corrisponde mediamente a una Ral di circa 20.000-22.000 euro mantenuta per 35-40 anni di carriera continuativa;
- si devono differenziare gli uomini dalle donne, a parità di coefficiente moltiplicatore, perché gli indici demografici danno alle ultime un’aspettativa di vita più lunga, dunque una perdita accumulata maggiore.
Quanto si perde da 1.000 a 4.000 euro al mese
Le simulazioni della Cgil mettono a confronto gli importi teorici maturati a 67 anni sulla quota contributiva della pensione. L’impatto economico cresce in valore assoluto all’aumentare della retribuzione pensionabile, incidendo in misura rilevante anche sui redditi medi e bassi:
| Assegno mensile teorico nel 2024 | Nuovo assegno mensile lordo nel 2027 | Perdita mensile lorda | Perdita annuale lorda | Mancato incasso totale stimato (uomini) | Mancato incasso totale stimato (donne) |
| 1.000 euro | 963,48 euro | -36,50 euro | -475 euro | -6.923 euro | -8.822 euro |
| 1.500 euro | 1.445,00 euro | -55,00 euro | -712 euro | -10.385 euro | -13.234 euro |
| 2.000 euro | 1.926,96 euro | -73,04 euro | -950 euro | -13.846 euro | -17.645 euro |
| 3.000 euro | 2.890,44 euro | -109,56 euro | -1.424 euro | -20.769 euro | -26.467 euro |
| 4.000 euro | 3.854,00 euro | -146,00 euro | -1.898 euro | -27.694 euro | -35.290 euro |
Chi viene colpito dai nuovi coefficienti e le regole di calcolo
Il ricalcolo delle tabelle riguarda esclusivamente chi accederà al pensionamento a partire dal 1° gennaio 2027. Le pensioni già in corso di erogazione non subiranno alcuna modifica. L’incidenza sui trattamenti futuri varia in base al sistema di calcolo applicato dall’Inps:
- per chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996, col sistema interamente contributivo, la revisione al ribasso si applica all’intero importo della prestazione;
- per chi possiede anzianità contributiva antecedente al 1996, la contrazione interessa unicamente la quota di pensione calcolata con il metodo contributivo;
- chi sceglie di rimanere nei ranghi aziendali, oltre la scadenza, può compensare in parte il calo accumulando ulteriore montante e beneficiando di un coefficiente legato a un’età anagrafica più avanzata.
L’aumento dell’età di vecchiaia dal 2027
Agli effetti penalizzanti sui coefficienti si somma lo scatto delle soglie anagrafiche. Dal 2027 il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese (per poi attestarsi a 67 anni e 3 mesi nel 2028), mentre per la prestazione anticipata contributiva occorreranno 64 anni e 1 mese.
Come confermato dalle simulazioni dei sindacati, l’obbligo di lavorare un mese in più apporta un beneficio contributivo marginale sul capitale complessivo, insufficiente a neutralizzare la contrazione percentuale applicata dalle nuove tabelle di trasformazione.