Lorenzo, morto di Covid a 10 anni. I sintomi della rabdomiolisi e i dati allarmanti sui bambini

Il bimbo non era ancora stato vaccinato per motivi di salute. Cresce la preoccupazione per i dati Covid sui più piccoli: l'appello a vaccinarsi subito

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Si chiamava Lorenzo il bambino di 10 anni morto a Torino per Covid. Come ricostruisce Corriere Torino che ha intervistato i genitori, il piccolo non era ancora stato vaccinato per via di alcuni farmaci contro l’epilessia che prendeva. “Per Lollo avevamo deciso di attendere per la vaccinazione. Ci eravamo consultati e, visto le medicine che prendeva a causa dell’epilessia, avevamo deciso che sarebbe stato meglio così. Noi siamo tutti vaccinati in famiglia” racconta il papà Simone Gazzano.

Febbre alta, nausea, vomito, forti dolori muscolari, poi l’ipotermia, un abbassamento brusco della temperatura corporea. In poche ore il quadro clinico è peggiorato drasticamente, i genitori lo hanno subito portato in ospedale, a Mondovì, provincia di Cuneo. Lorenzo è stato poi trasferito all’ospedale pediatrico di Torino Regina Margherita, eccellenza europea, ma le condizioni sono apparse subito gravissime. In appena 48 ore il Covid se l’è portato via.

Lorenzo aveva avuto alcuni episodi di epilessia anni fa, ma non aveva patologie pregresse che lo rendessero un paziente fragile, ha spiegato il responsabile della rianimazione pediatrica dell’ospedale Alessandra Conio. “Pensiamo che l’infezione virale abbia scatenato una risposta infiammatoria molto grave, soprattutto sulla parte muscolare. È arrivato da noi in stato di choc”.

Cos’è e con quali sintomi si manifesta la rabdomiolisi

In medicina ciò che ha avuto Lorenzo si chiama rabdomiolisi, una sindrome che porta a gravi lesioni del tessuto muscolare scheletrico. I sintomi possono essere debolezza muscolare, mialgie e urine bruno-rossastre, sebbene tutti e tre questi sintomi – spiegano gli esperti – siano presenti in meno del 10% dei pazienti.

Come spiega Manuale MSD, la manifestazione clinica è variabile, e circa il 50% dei pazienti non presenta alcun disturbo muscolare. Quando presente, il dolore muscolare colpisce i gruppi muscolari prossimali, come spalle, cosce, parte inferiore della schiena e polpacci.

“Ad alte concentrazioni, la mioglobina escreta nelle urine diventa rossa o marrone, e può essere valutata con un’analisi delle strisce reattive. Tuttavia, a causa della rapida escrezione della mioglobina, la rabdomiolisi non può essere esclusa in assenza di mioglobinuria o di colorazione anomale delle urine”.

La diagnosi di rabdomiolisi si basa sull’anamnesi e sulla conferma di laboratorio di elevati livelli di creatinchinasi (CK), che, di solito, sono 5 volte superiori al limite massimo della norma.

Questa sindrome si tratta con liquidi EV, ma molto fa anche il trattamento della causa scatenante e di eventuali complicanze conseguenti. Il riconoscimento e il trattamento tempestivo della rabdomiolisi sono fondamentali, perché la malattia grave può essere associata a gravi squilibri elettrolitici e a un danno renale acuto potenzialmente fatale.

I dati allarmanti sui ricoveri dei bambini per Covid

La storia di Lorenzo, che nessuno mai avrebbe voluto raccontare, deve aprire gli occhi a tutti i genitori che hanno dubbi rispetto al vaccino anti-Covid. Lorenzo non era ancora stato vaccinato per motivi di salute, e i genitori, vaccinati, non sono certo no vax, hanno detto. Questo va spiegato con chiarezza. Hanno soltanto preso tempo. Ma il virus nel suo caso è stato così devastante da non lasciargli scampo.

Stando agli ultimi dati della Società Italiana di Pediatria, elaborati su dati dell’Istituto Superiore di Sanità, solo nell’ultima settimana in Italia si sono registrate circa 400 ospedalizzazioni nei bambini tra i 5 e gli 11 anni. Complessivamente, nell’ultima settimana sono state oltre 294mila le nuove infezioni nella fascia di età 0-19 anni, con 834 ospedalizzazioni, 13 ricoveri in terapia intensiva e 1 morto. Per questo SIP sottolinea ancora una volta l’importanza della vaccinazione per proteggere i più piccoli anche dal rischio di ricoveri.

La crescita del tasso di incidenza sta rallentando in tutte le fasce di età tranne che nei bambini sotto gli 11 anni, per i quali risulta in aumento” spiega la presidente SIP Annamaria Staiano. “Nell’ultima settimana nei bambini tra 5 e 11 anni, per i quali è disponibile un vaccino sicuro ed efficace, sono state registrate circa 400 ospedalizzazioni sulle 834 complessive che hanno riguardato la popolazione 0-19 anni” (qui gli 8 sintomi “spia” di Omicron e quando fare il tampone e qui quanto sopravvive fuori dal corpo).

Perché vaccinare subito i bambini

Attualmente solo il 7% dei 3.656.069 bambini italiani tra i 5 e gli 11 anni ha completato il ciclo vaccinale con due dosi e il 27% è stato immunizzato con la prima dose. L’affluenza dei bambini dai 5 agli 11 anni alle vaccinazioni è solo del 20%, 1 su 5“ (qui le indicazioni del Ministero della Salute su dosi, tempi e modi).

“Esortiamo i genitori dei più di 2 milioni e mezzo di bambini che non hanno ancora ricevuto alcuna protezione ad iniziare al più presto il ciclo vaccinale per i loro figli, così come ricordiamo ai genitori dei bambini immunizzati con la prima dose l’importanza di completare nei tempi previsti il ciclo vaccinale in maniera tale da offrire ai propri figli la più ampia protezione nei confronti del virus pandemico” aggiunge Rocco Russo responsabile Tavolo Tecnico Vaccinazioni SIP.

“Cari genitori avete paura delle guardie o dei ladri? Perché il vaccino è la guardia, ma il Covid-19 è il ladro. Gli effetti collaterali del vaccino sono vicini allo zero, inoltre la dose per i più piccoli è un terzo di quella somministrata agli adulti e i bambini sono soggetti sani. Non siate esitanti, per il bene che tutti i pediatri vogliono ai vostri bambini, vaccinateli contro il Covid-19. Solo così i vostri figli potranno vivere una vita sociale più serena a scuola, in famiglia e con i nonni”. Questo l’appello lanciato dal presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) Giuseppe Di Mauro.

Nella fascia d’età 12-18 va meglio. “Fortunatamente gli adolescenti chiedono di essere vaccinati – spiega Di Mauro – molti stanno già facendo la terza dose per sentirsi più sicuri”, come previsto per raggiungere il livello ottimale di protezione.

Il pediatra ricorda ai genitori che il Covid, anche se generalmente paucisintomatico se non addirittura asintomatico nei bambini, sarebbe preferibile che non entrasse nel loro sistema immunitario perché può causare problemi anche a breve, medio e lungo termine.

“Essendo un virus sinciziale a medio-lungo termine causa una cascata infiammatoria di cui non possiamo prevedere le conseguenze a livello cardiaco e respiratorio. Basti pensare alla bronchiolite – prosegue Di Mauro – tutti i bimbi che la prendono nel primo anno di vita hanno poi, negli anni successivi, problemi respiratori più frequenti rispetto ai bambini che non l’hanno contratta”.

Avendo un vaccino che previene la patologia, “dobbiamo sfruttare questa possibilità per fare di tutto per evitare la malattia, in generale, e soprattutto le forme gravi e le conseguenze. I genitori non devono essere titubanti: il vaccino induce nell’organismo la produzione di anticorpi e stimola le cellule del nostro sistema immunitario aumentando le difese naturali del bambino contro questa grave malattia”.