Streaming e gaming più cari, da Netflix a PlayStation: quanto pagheremo dopo gli aumenti

Prezzi in salita per piattaforme e console, da DAZN a Spotify e a Nintendo. Tra rincari già attivi e altri in arrivo, l'intrattenimento digitale diventa più selettivo e costoso anche per gli utenti italiani

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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Lo streaming costa sempre più caro. Negli ultimi mesi l’aumento dei prezzi dell’intrattenimento digitale è apparso sempre più generalizzato, coinvolgendo piattaforme video, gaming e di musica. Provider largamente usati come Netflix, Spotify e DAZN stanno ritoccando i listini al rialzo. Anche il settore hardware, da Sony a Microsoft, prepara prezzi più alti per console e servizi.

Il risultato va oltre i costi a carico degli utenti e configura un profondo cambio di paradigma. Meno prodotti accessibili e abbonamenti più salati, spinti da nuovi equilibri industriali e da fattori globali come la crisi delle componenti elettroniche. Esistono però strategie che permettono agli utenti di risparmiare, puntando su condivisione degli account e altri fattori.

Perché aumentano i prezzi di Netflix, Spotify e delle piattaforme digitali

L’innalzamento dei prezzi non è ovviamente casuale. Le principali aziende dell’intrattenimento hanno risposto in maniera similare perché impegnate ad affrontare due dinamiche convergenti.

Da un lato il modello di fruizione con pubblicità, introdotto da diversi operatori per offrire piani più economici, non sta generando ricavi sufficienti rispetto alle aspettative iniziali. Molti utenti continuano a preferire versioni senza pubblicità oppure accettano aumenti pur di mantenere l’esperienza Premium.

Da una prospettiva parallela e complementare, i costi industriali sono cresciuti. Non solo per i contenuti (diritti sportivi, produzioni originali, licenze musicali), ma anche per l’infrastruttura tecnologica. In particolare, la crescente domanda di memoria e chip per l’intelligenza artificiale sta dirottando larghissima parte delle risorse dalla produzione di hardware consumer, contribuendo al rialzo sui prezzi.

Netflix aumenta i prezzi negli Usa, presto anche in Europa?

Negli Stati Uniti Netflix ha già introdotto nuovi aumenti per gli abbonamenti. Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali per incrementi simili anche in Europa, ma storicamente la piattaforma di streaming ha sempre replicato le medesime politiche anche sull’altra sponda dell’Atlantico nel giro di pochi mesi.

Il motivo è duplice. Da un lato l’azienda continua a investire miliardi di dollari in contenuti originali, mentre dall’altro sta cercando di migliorare la redditività dopo anni di crescita basata soprattutto sugli abbonati.

Il piano con pubblicità, introdotto per ampliare il pubblico, non ha compensato completamente il calo dei ricavi per utente. Di conseguenza, Netflix tende a riallineare i prezzi verso l’alto, puntando su utenti disposti a pagare di più per contenuti esclusivi.

Quanto costano i nuovi abbonamenti Netflix

Passando a un livello più prosaico, vediamo i nuovi prezzi praticati da Netflix in terra americana. Il piano più economico, con pubblicità, è passato da 7,99 dollari a 8,99 dollari al mese. Il piano standard senza pubblicità è invece aumentato da 17,99 a 19,99 dollari mensili. Il piano Premium ha visto infine un incremento di 2 dollari, arrivando a 26,99 dollari al mese.

La modifica dei listini riguarda anche la possibilità di aggiungere utenti esterni al nucleo domestico, ma stavolta si tratta di una riduzione di prezzo. Per il piano con pubblicità il costo per includere un membro extra è sceso da 7,99 a 6,99 dollari. Per i piani senza pubblicità, invece, l’aggiunta di un utente prevede 9,99 dollari contro gli 8,99 precedenti.

Le dinamiche statunitensi ci offrono una possibile visione di ciò che capiterà anche a noi europei tra qualche tempo. Negli Usa i nuovi costi sono scattati per chi si è abbonato a partire dal 26 marzo. Per gli utenti che avevano giù in essere un abbonamento, l’adeguamento sarà invece applicato nei prossimi mesi. Norma vuole che ogni cliente riceverà una comunicazione via mail circa un mese prima dell’introduzione del nuovo importo.

DAZN aumenta i prezzi, il peso dei diritti sportivi

Come abbiamo già avuto modo di analizzare, DAZN ha annunciato nuovi aumenti. In questo caso la decisione è legata principalmente al costo dei diritti sportivi, e in particolare a quelli calcistici. L’acquisizione dei diritti di trasmissioni dei Mondiali 2026 sono un esempio lampante. La competizione per accaparrarsi eventi premium ha fatto salire in modo significativo le spese.

L’effetto a cascata si ripercuote naturalmente sugli abbonamenti. Il modello di DAZN è più esposto rispetto ad altri operatori perché dipende quasi interamente da contenuti live, che hanno costi crescenti e margini più stretti.

I piani Full e Family di DAZN sono aumentati di ben 2 euro. Sia le formule di pagamento dilazionato mensile sia il versamento in unica soluzione hanno registrato incrementi non di poco conto. Nell’ultimo caso, ad esempio, si parla di 20 euro in più all’anno.

Spotify aumenta i prezzi, musica streaming meno “low cost”

Anche Spotify ha proposto una revisione dei prezzi a livello globale. L’azienda, pur vantando una base utenti enorme, ha operato con margini ridotti a causa dei costi delle royalty. Al momento gli incrementi per la versione Premium riguardano Stati Uniti, Estonia e Lettonia.

Negli Usa, ad esempio, il costo dell’abbonamento mensile passerà da 11,99 a 12,99 dollari. Si tratta del secondo aumento in meno di due anni, poiché a luglio 2024 era salito da 10,99 a 11,99 dollari. Al momento l’Italia non è ancora interessata direttamente, ma il trend storico indica che gli aumenti statunitensi approdano in Europa entro 6-12 mesi. Secondo il seguente schema attuale:

  • Piano Individual: da 11,99 a 12,99 dollari
  • Piano Duo: da 16,99 a 18,99 dollari
  • Piano Family: da 19,99 a 21,99 dollari
  • Piano Student: da 5,99 a 6,99 dollari

L’aumento degli abbonamenti risponde dunque alla necessità di migliorare la sostenibilità economica. Il modello freemium, sostenuto dalla pubblicità, non basta più a garantire una crescita sostenibile, soprattutto in un contesto di costi tecnologici e licenze in aumento.

PlayStation, Xbox e Nintendo: il gaming diventa più caro

Lo scenario generale di rincaro non riguarda soltanto gli abbonamenti. Sony ha annunciato un rialzo di prezzo per la console PlayStation a partire da aprile. Un cambio radicale rispetto alle generazioni precedenti. Un esempio è dato dai listini della PlayStation 5:

  • PS5 standard: da 549,99 a 649,99 dollari
  • PS5 Digital: da 499,99 a 599,99 dollari
  • PS5 Pro: da 749,99 a 899,99 dollari

Parallelamente Microsoft ha già anticipato che le future console Xbox potrebbero avvicinarsi ai 1000 euro. Nintendo, dal canto suo, sta rivedendo i prezzi dei videogame. Un segnale che anche il segmento più tradizionalmente accessibile del gaming sta subendo pressioni a livello globale. Soprattutto per quanto concerne il costo della memoria e delle componenti elettroniche.

Steam e la crisi della RAM, cosa sta succedendo davvero

Il colosso dei videogiochi Valve ha rallentato alcuni progetti hardware come le evoluzioni delle Steam Machine, anche a causa dell’aumento dei costi delle componenti. La memoria RAM è diventata in tal senso una risorsa strategica.

Gran parte della produzione globale è oggi destinata ai data center e all’intelligenza artificiale, il che riduce la disponibilità per il mercato consumer. Ne consegue che dispositivi come Steam Deck risultano spesso difficili da reperire, complice una produzione fortemente limitata.

Le aziende stanno quindi adottando una strategia difensiva: produrre meno unità, ma venderle a prezzi più alti per mantenere i margini.

Come risparmiare su Netflix, Spotify, DAZN e gaming

In un contesto di prezzi in crescita, i consumatori possono adottare alcune strategie concrete per contenere la spesa. La prima è la rotazione degli abbonamenti, un comportamento sempre più diffuso. Attivare una piattaforma solo quando ci sono contenuti di interesse e disdirla negli altri mesi.

La seconda è sfruttare le offerte bundle o le promozioni annuali, spesso più convenienti rispetto al pagamento mensile. Per il gaming, invece, il risparmio passa da servizi in abbonamento (come cataloghi digitali) e dall’acquisto differito dei titoli, che tendono a calare di prezzo nel tempo.

Un nuovo equilibrio: meno prodotti, prezzi più alti

Il quadro complessivo indica in conclusione una trasformazione strutturale dell’intrattenimento digitale. Tra crisi delle componenti, investimenti crescenti e modelli pubblicitari meno efficaci del previsto, le aziende del settore stanno scegliendo di puntare su prezzi più elevati e su un pubblico disposto a spendere di più.

Per gli utenti, ciò significa una sola cosa: selezionare con attenzione cosa vedere, ascoltare o giocare. Perché l’era dell’intrattenimento digitale a basso costo, almeno per ora, sembra entrata in una crisi strutturale. Esattamente come la globalizzazione che l’ha fatta nascere.