L’Inflazione scende all’1,1% ma fare la spesa ci costa 194 euro in più

A novembre 2025 l’inflazione rallenta: trasporti, alimentari ed energia frenano. Carrello spesa +1,5%, ma i consumatori restano cauti

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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L’inflazione italiana continua a scendere. A novembre 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) segna una variazione annua del +1,1%, in decelerazione rispetto al +1,2% di ottobre. Si tratta del tasso più basso registrato da gennaio di quest’anno, secondo i dati di novembre diffusi dall’Istat.

I motivi del calo

Il calo è dovuto soprattutto dal rallentamento dei prezzi nei settori dei servizi di trasporto, degli alimentari, dei servizi ricreativi e per la cura della persona.

Un ruolo significativo è svolto anche dall’ampliarsi del calo dei prezzi degli energetici regolamentati (ora a -3,2% su base annua) e delle comunicazioni (-0,8%). Questi effetti sono solo parzialmente compensati da una riduzione della flessione dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -4,9% a -4,3%).

Il “carrello della spesa” rallenta

L’indicatore che più interessa le famiglie, il cosiddetto “carrello della spesa”, vede un calo della crescita su base annua, passando dal +2,1% di ottobre al +1,5% di novembre. Anche l’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, decelera, scendendo dal +1,9% al +1,7%.

Una delle dinamiche più osservate negli ultimi mesi, il forte differenziale inflazionistico tra servizi e beni, si attenua. I prezzi dei servizi crescono ora del +2,3% (da +2,6%), mentre quelli dei beni rimangono sostanzialmente stabili a +0,1%. Il divario si riduce così a +2,2 punti percentuali, dai +2,4 di ottobre.

Le divisioni di spesa: chi sale e chi scende

Analizzando le diverse voci di spesa, a trainare l’inflazione a novembre sono state soprattutto:

  • servizi ricettivi e di ristorazione (+3,5%);
  • altri beni e servizi (+3,2%);
  • prodotti alimentari e bevande analcoliche (+1,9%)

Al contrario, continuano a segnare variazioni negative le divisioni Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,9%) e Comunicazioni (-4,8%).

A livello territoriale, la crescita tendenziale dei prezzi è risultata più alta al Sud (+1,4%), seguita da Nord-Est e Centro (entrambi a +1,2%). Tassi più contenuti si registrano nelle Isole (+0,9%) e nel Nord-Ovest (+0,8%).

Assoutenti: “massima vigilanza sui prezzi in vista del Natale”

Se il tasso di inflazione cala all’1,1% a novembre i prezzi dei beni alimentari continuano a registrare criticità. Lo afferma Assoutenti, che in una nota afferma:

Una situazione che deve essere al più presto affrontata dal governo: gli alimentari sono una voce di spesa primaria di cui le famiglie non possono fare a meno, e i rincari registrati nel settore non solo incidono su redditi e capacità di spesa, ma impoveriscono giorno dopo giorno una larga fetta di popolazione. Ora, in vista delle spese delle famiglie legate al Natale e dei maggiori consumi nel periodo di festa, serve massima vigilanza sui listini alimentari, per evitare che le festività di fine anno si traducano in una stangata sul portafogli.

Unc: “inflazione cala, ma è una magra consolazione”

Commentando i dati, Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, esprime un giudizio critico:

L’inflazione annua in calo è solo una magra consolazione. Significa che, nonostante i prezzi siano già alle stelle, continuano comunque a salire. Stesso discorso per il carrello della spesa: bene che passi dal +2,1% all’+1,5%, ma per chi fa la spesa tutti i giorni significa che il carrello rincara sempre più, anche se a un ritmo un po’ più blando.

Un’inflazione all’1,1% ha un impatto concreto sui bilanci familiari. Per una coppia con due figli significa un aumento complessivo del costo della vita pari a 351 euro su base annua. Di questi, 176 euro derivano solo dai rincari su cibo e bevande, mentre il “carrello della spesa” nel suo complesso pesa per 194 euro in più. “Per una famiglia media, mangiare e bere costa 121 euro in più all’anno”, conclude l’Unc.

La tabella seguente, elaborata dall’Unione Nazionale Consumatori, illustra l’impatto economico dell’inflazione di novembre su diversi tipi di nucleo familiare, suddiviso per principali voci di spesa.

DIVISIONI DI SPESA Famiglia media Coppia con 1 figlio Coppia con 2 figli Inflazione annua di novembre
Prodotti alimentari e bevande analcoliche 121 154 176 1,9%
Bevande alcoliche e tabacchi 10 13 12 1,9%
Abbigliamento e calzature 12 17 22 1,0%
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili -76 -82 -82 -1,9%
Mobili, articoli e servizi per la casa 3 3 4 0,2%
Servizi sanitari e spese per la salute 24 28 28 1,7%
Trasporti 0 0 0 0,0%
Comunicazioni -41 -56 -61 -4,8%
Ricreazione, spettacoli e cultura 9 13 15 0,7%
Istruzione 3 5 9 1,5%
Servizi ricettivi e di ristorazione 68 95 119 3,5%
Altri beni e servizi 80 108 109 3,2%
TOTALE RINCARO ANNUO 212 300 351 1,1%
CARRELLO DELLA SPESA 135 173 194 1,5%