La Commissione europea ha presentato l’Affordable Housing Act, una proposta pensata per aiutare Stati membri e città ad affrontare la crisi degli alloggi a prezzi accessibili. Il tema riguarda soprattutto le aree urbane, le zone turistiche e i territori dove la pressione abitativa è più alta. Secondo l’ultimo Eurobarometro citato dalla Commissione, il 40% degli europei considera l’accesso alla casa un problema urgente nel luogo in cui vive. La quota sale al 51% tra gli abitanti delle città. La carenza di abitazioni accessibili non ha solo effetti sociali. Secondo Bruxelles, incide anche sulla competitività economica, perché limita la possibilità per lavoratori e studenti di spostarsi dove ci sono opportunità di impiego o formazione.
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Affitti a prezzi accessibili, cosa prevede l’Affordable Housing Act
La proposta introduce un quadro europeo comune per valutare le misure adottate dalle autorità pubbliche nei mercati immobiliari più sotto pressione. L’obiettivo non è trasferire all’Unione europea la competenza sulle politiche abitative. Le scelte continueranno a restare nelle mani di Stati, Regioni e Comuni. Il nuovo atto punta invece a dare maggiore certezza giuridica agli enti locali quando decidono di intervenire su affitti brevi, seconde case, abitazioni vuote o altri usi non principali degli immobili. Le misure dovranno essere fondate su dati locali, proporzionate, mirate e soggette a revisione nel tempo.
Cosa sono le aree a stress abitativo
Uno dei punti centrali riguarda l’individuazione delle cosiddette aree a stress abitativo. Si tratta di zone in cui la domanda di case supera l’offerta disponibile e i prezzi diventano difficili da sostenere per la popolazione locale. La Commissione propone una metodologia comune, basata anche sul rapporto tra prezzi delle case e redditi. A questa prima valutazione dovrà seguire un’analisi più dettagliata del mercato locale, includendo offerta, domanda, andamento demografico e dati territoriali. Bruxelles non stabilirà quali aree rientrano in questa categoria. Saranno le autorità nazionali, regionali o locali a individuarle, usando il metodo comune e dati verificabili.
Affitti brevi, seconde case e case vuote
L’Affordable Housing Act non introduce un divieto europeo sugli affitti brevi. Non impone nemmeno nuove restrizioni obbligatorie. Se però un Comune o un’altra autorità competente decide di limitare gli affitti turistici, dovrà dimostrare che quella attività ha avuto un impatto negativo significativo sull’accessibilità o sulla disponibilità degli alloggi per almeno tre anni.
Le restrizioni dovranno riguardare soprattutto le attività che, per scala, frequenza o carattere commerciale, riducono lo stock di case disponibili per l’uso residenziale di lungo periodo. Il quadro vale anche per eventuali interventi su seconde case e immobili lasciati vuoti per lunghi periodi. In questi casi le misure non potranno essere retroattive e dovranno rispettare il diritto di proprietà.
Cosa cambia per cittadini, proprietari e piattaforme
Per chi cerca casa, l’obiettivo è mantenere più abitazioni disponibili nelle zone dove affitti brevi, seconde case o vacancy prolungate aggravano la pressione sul mercato. Per proprietari e host, la proposta prevede tutele contro restrizioni generiche o eccessive. Le misure dovranno essere motivate, limitate nel tempo e collegate a un problema dimostrato.
Anche le piattaforme di affitti brevi avranno un quadro più chiaro. Le autorità dovranno applicare il regolamento europeo sugli affitti brevi, in vigore da maggio 2026, che prevede requisiti di registrazione, raccolta dati e rimozione degli annunci non conformi.
La proposta è accompagnata da una raccomandazione per aumentare l’offerta abitativa nelle zone più critiche. Tra gli strumenti indicati ci sono gli Housing Acceleration Plans, piani per sbloccare terreni, accelerare permessi, recuperare edifici esistenti e favorire nuovi interventi di edilizia sociale, accessibile e per studenti. La Commissione invita inoltre le autorità a usare fondi europei e nazionali, insieme alle possibilità offerte dalle regole sugli aiuti di Stato, per aumentare l’offerta di alloggi.