Crisi climatica ed economica per l’Italia: come cambierà il Paese entro il 2050

Il report di Deloitte fotografa la vulnerabilità delle piccole e medie imprese, impreparate ad affrontare i danni da eventi estremi

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il rischio climatico può costare fino al 6% del Pil italiano entro il 2050. Questa la conclusione della ricerca condotta da Deloitte sulla competitività del Paese e i danni diretti causati dal cambiamento climatico. Infatti, a causa dell’intensità degli eventi, l’impatto economico potrebbe raggiungere quasi 5 miliardi di euro annui entro il 2050.

Le medie e piccole imprese italiane, al momento, non sono pronte per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e l’impatto economico di questo. Dall’indagine risulta che solo il 14% delle PMI ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e soltanto il 10% ha introdotto azioni di adattamento. Uno dei settori più esposti è quello turistico, con danni diretti alle infrastrutture che potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro entro il 2030.

I rischi del cambiamento climatico sulle PMI

Deloitte, azienda di servizi di consulenza e revisione, ha prodotto un report insieme agli esperti del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari e con Ipsos-Doxa sul rischio climatico per il Pil italiano. Il risultato dello studio è una fotografia che mostra i segni di sofferenza per le PMI a causa degli impatti diretti alle infrastrutture italiane causati dal cambiamento climatico.

Questi danni sono stati stimati in 5 miliardi di euro, mentre l’impatto sul Pil (considerato “indiretto”) è di una progressiva riduzione del Pil, compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050.

Paolo D’Aprile, Sustainability Leader di Deloitte Central Mediterranean, ha spiegato come l’Italia, a causa della sua collocazione geografica nel Mediterraneo, sia tra i Paesi europei in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano più rapidamente.

Ha quindi sottolineato come:

Il cambiamento climatico produce già oggi perdite economiche rilevanti che si amplificheranno in futuro. In questo scenario investire in strategie di mitigazione e adattamento non significa solo rispondere a vincoli normativi o finanziari, ma cogliere un’opportunità concreta per rafforzare la capacità di crescita e innovazione delle imprese e dei territori.

L’impatto sulle infrastrutture

A risentirne saranno soprattutto le PMI, quelle che ancora non si stanno dotando di sistemi di sicurezza e quelle che, per settore, sono le più esposte. A oggi, tra le PMI italiane solo il 14% ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e soltanto il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.

Un dato che, messo accanto ai danni dei settori più a rischio, risulta preoccupante. Infatti i danni diretti annui alle infrastrutture italiane causati dagli impatti del rischio climatico potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro entro il 2030 e 5 miliardi entro il 2050.

Se a questi si aggiungono gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo complessivo stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050. E il settore del turismo rischia di vedere una contrazione della domanda fino all’8,9% in caso di un forte aumento della temperatura media (+4°C), e perdite dirette per circa 52 miliardi di euro.

Gli effetti sul Pil

In questo scenario le conseguenze sul Pil sono inevitabili. Il report prevede una progressiva riduzione del Pil compresa fra l’1,6% e il 6% entro il 2050.

Dall’analisi si evince che il danno economico:

tende ad accumularsi in maniera non lineare e ad accelerare progressivamente nel tempo.

E anche che il rischio climatico si trasmette dall’economia reale del Paese a quella finanziaria in differenti modalità, come il costo di rifinanziamento, l’aumento del debito pubblico e la compressione dello spazio fiscale.

Elio Santoro, General Manager di Deloitte Climate & Sustainability, chiede alle PMI di fare “un salto in avanti”, tra coperture assicurative e investimenti per mitigare il rischio climatico fisico.