Università, dove sono i dipartimenti d’eccellenza in Italia: la classifica

Stilato l'elenco dei 180 migliori dipartimenti italiani per aree di studio, che potranno accedere a un fondo totale di 270 milioni di euro

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Gli Atenei di Milano, Roma e Napoli fanno il pieno di fondi stanziati per i programmi 2023-27 ai “Dipartimenti d’eccellenza”, indicatore sul quale si basa lo stanziamento delle risorse essenziali per mandare avanti le ricerche e le docenze all’interno delle Università.

La valutazione è stata realizzata per il secondo quinquennio dalla Commissione della valutazione dei progetti, e trasmessa all’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) dal Miur, tramite la stesura della graduatoria dei dipartimenti promossi.

Università, dove sono i dipartimenti d’eccellenza in Italia: gli ambiti di studio

Come ricorda sul sito il Ministero dell’Università e della Ricerca sul suo sito, “i Dipartimenti di Eccellenza sono previsti dalla legge 232 del 2016, con l’obiettivo di individuare e finanziare, con cadenza quinquennale e nell’ambito delle 14 aree scientifico-disciplinari del Consiglio universitario nazionale, i migliori 180 Dipartimenti delle Università statali”, che spiccano per la qualità della ricerca prodotta e per la qualità del progetto di sviluppo.

Le ex facoltà premiate potranno così accedere al fondo complessivo di 270 milioni di euro. Per le risorse previste per il 2023-27, la Commissione ha valutato i 306 progetti presentati da 58 Atenei, destinando i maggiori finanziamenti alle diverse aree di studio sulla base del numero dei dipartimenti interessati e dei docenti coinvolti.

Il maggior numero di dipartimenti di eccellenza sono risultati quelli appartenenti al campo delle Scienze mediche con 20 progetti approvati, seguiti da quelli in ambito Ingegneria industriale e dell’informazione e delle Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storiche-artistiche, con 19 progetti ciascuno ammessi a finanziamento.

Si piazzano subito dopo le Scienze economiche e statistiche (18 progetti), le Scienze giuridiche (15), Scienze biologiche (14), Ingegneria civile ed architettura (13), Scienze matematiche e informatiche e Scienze chimiche (11)(qui per conoscere le lauree che danno più lavoro in Italia).

Università, dove sono i dipartimenti d’eccellenza in Italia: la classifica

L’Università che ha collezionato più dipartimenti d’eccellenza in Italia è la Statale di Milano, con 13 su 15 ammessi a finanziamento per coerenza dei progetti valutati, per la loro fattibilità e il contributo alla conoscenza generale.

Al secondo posto, con 12 realtà ciascuna, La Sapienza di Roma e la Federico II di Napoli: l’università romana, la più grande d’Europa, aggiunge quattro dipartimenti a quelli del quinquennio 2018-2022, l’ateneo partenopeo integra di sette il ventaglio dei cinque dipartimenti d’eccellenza già premiati.

Scalzate dalle prime posizioni le città universitarie che con i loro Atenei erano risultate le migliori della precedente tornata: Bologna che passa da 14 a 11 dipartimenti premiati, perdendo il primato ma ottenendo comunque 90,7 milioni di euro per i prossimi cinque anni; e Padova che perde due, retrocedendo dalla seconda alla quinta posizione, ma ricevendo 90,9 milioni di euro.

Dietro le prime cinque università, si attestano l’Ateneo di Torino e la Bicocca di Milano con 8 dipartimenti a testa, quindi Trento, Firenze e Pisa con 7, e quest’ultima cresce di cinque. Poi Verona e Pavia con 6.

Tra le note negative, sono cinque le Università che perdono l’accesso ai finanziamenti: la Politecnica delle Marche, che da cinque dipartimenti passa a due, l’Università Stranieri di Siena, Cassino, Teramo, l’Università del Salento e quella della Calabria (qui abbiamo spiegato il rischio calo iscrizione degli studenti nelle Università italiane). Della scelta della facoltà e di come non fare un buco nell’acqua nel passaggio da superiori all’università, abbiamo parlato qui.