A gennaio in arrivo un “doppio bonus stipendio”: ecco cos’è

La busta paga sulle prestazioni lavorative di gennaio 2023 arriverà con due importanti bonus per i lavoratori: quali sono e a chi spettano

Il 2023 inizia sotto i migliori auspici economici per milioni di lavoratori che nella prossima busta paga potranno tornare a sorridere dopo momenti difficili vissuti nel 2022. Il nuovo anno, infatti, porta con sé tante novità per i lavoratori che hanno stipulato un contratto collettivo, poiché il prossimo compenso ottenuto potrà vantare ben due bonus che faranno lievitare lo stipendio.

Busta paga 2023, cos’è il “doppio bonus”

I lavoratori potranno sorridere alla prossima busta paga per due motivi, ringraziando da un lato il destino e dall’altro il Governo. A far girare la fortuna dalla parte dei dipendenti, prima di tutto, è il calendario, in quanto il 1° gennaio 2023 è caduto di domenica. Secondo gli accordi contrattuali, infatti, essendo il 1° gennaio una festività ed essendo caduta di domenica, quest’ultima rientrerà nella prossima busta paga come festività non goduta e quindi andrà a far lievitare gli stipendi.

L’altra occasione di crescita dello stipendio è il taglio del cuneo fiscale che, con l’arrivo del 2023, verrà attuato sugli stipendi degli italiani. A volerlo è stato il Governo Meloni, con la premier che si è impegnata sin dai primi giorni del suo esecutivo per renderlo effettivo quanto prima. Il taglio del cuneo, ovvero della differenza fra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro e la paga netta percepita dai lavoratori dipendenti, è stato quindi inserito nella legge di bilancio e gli italiani ne cominceranno a sentire l’effetto dagli stipendi di gennaio.

Doppio bonus, quanto aumenta lo stipendio

Ma a chi spettando questi due bonus e, soprattutto, a quanto ammontano? Va sottolineato che le due misure sono da ritenersi spendibili da tutti i lavoratori dipendenti che hanno sottoscritto un contratto collettivo. A rimanerci fregati, quindi, saranno ancora una volta i lavoratori indipendenti e i professionisti che lavorano con partita iva.

Guardando alle cifre, essendo il 1° gennaio 2023 un doppio giorno festivo, ovvero domenica e Capodanno, la legge stabilisce che venga conteggiato come festività non goduta e, in questi casi, al dipendente spetta una “ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera”. I criteri su quanto debba essere l’importo sono stabiliti dai contratti collettivi di riferimento, ma solitamente per gli impiegati e i lavoratori con stipendio mensile, si parla di circa 1/26 della retribuzione totale. L’incremento non sarà quindi eclatante, ma permetterà di ricevere comunque una busta paga di gennaio un po’ più alta rispetto al solito (qui invece vi abbiamo parlato della beffa sulle pensioni di gennaio).

Per quanto riguarda invece il taglio del cuneo fiscale, inserito nella legge di bilancio, l’esonero porta a differenze di compenso tra lavoratori. Nel testo della manovra si legge che “l’esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore è riconosciuto nella misura di 2 punti percentualiper i redditi mensili fino a 2.692 euro, ovvero 35.000 euro lordi annui, considerata anche la tredicesima.

Sugli stipendi parametrati su 13 mensilità che non superano i 1.923 euro il taglio “è incrementato di un ulteriore punto percentuale”, per un totale quindi del 3%. Per i redditi compresi tra 25.000 e 35.000 euro, invece, non cambierà nulla rispetto alle buste paga degli ultimi mesi del 2022 in quanto il governo Draghi aveva già introdotto la riduzione.

Numeri alla mano, gli aumenti nel 2023 grazie al taglio del cuneo fiscale saranno pari a circa 10 euro per stipendi di 1.000 euro lordi mensili, di 13 euro a chi riceve 1.300 euro, 15 euro per chi ha una busta paga di 1.500 euro, 17 euro in più per chi ha uno stipendio di 1.700 euro e 19 euro per coloro che prendono 1.900 euro (per chi invece vuole andare in pensione nel 2023 qui vi abbiamo spiegato come sarà possibile).