Ita Airways, licenziamento in arrivo per 2.245 lavoratori ex Alitalia non riassorbiti

I sindacati si battono, ma la cassa integrazione per i lavoratori Alitalia è garantita solo fino a ottobre 2024. Poi 2.245 dipendenti Alitalia verranno licenziati

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

È finita: saranno 2.245 i dipendenti Alitalia licenziati. La comunicazione ufficiale ai sindacati è partita da Alitalia e Alitalia Cityliner, sussidiaria dell’ex compagnia di bandiera oggi sostituita da Ita Airways. I commissari straordinari delle due società hanno dichiarato che non c’è più alcuno spazio di manovra per le trattative. Entrambe le società oggi sono in amministrazione straordinaria. Il licenziamento arriverà per 2.198 dipendenti Alitalia e per 47 dipendenti Cityliner.

Ex dipendenti in cassa integrazione

I 2.245 lavoratori che subiranno la procedura di licenziamento sono dislocati su tutto il territorio nazionale. Fra le città interessate ci sono anche Roma, Milano, Bari, Bologna, Catania, Venezia e Verona. La cassa integrazione farà da paracadute ai lavoratori licenziati fino al 31 ottobre 2024.

La reazione dei sindacati

Uiltrasporti si sta battendo per fare in modo che la misura venga prorogata fino alla fine del 2025. “Il Ministero del Lavoro convochi subito le parti sociali e predisponga al più presto una proroga del decreto di cassa integrazione per le lavoratrici e i lavoratori ancora in forza in Alitalia in As, non si possono lasciare oltre 2.200 persone per strada e non lo consentiremo”, afferma il sindacato.

“I piani di crescita e di sviluppo delle aziende che hanno rilevato le attività di Alitalia in As prevedevano l’assorbimento di personale entro il 2025, motivo per il quale avevamo già chiesto la proroga della cassa integrazione, ad oggi prevista fino al 31 ottobre di questo anno, almeno per tutto il 2025. Una richiesta che diventa ancora più necessaria dopo i ritardi causati dall’Ue nell’acquisizione di Ita Airways da parte di Lufthansa”, dice il sindacato. E “tutto questo non può ripercuotersi sui lavoratori ed è per questo che torniamo a chiedere l’estensione della cassa integrazione, per consentire il reinserimento delle persone nel ciclo produttivo, nonché l’avvio di politiche attive del lavoro con piani di formazione, mantenimento delle licenze e ricollocazioni”.

L’Usb sta facendo pressione affinché Ita Airways, Swissport e Atitech si facciano carico dei dipendenti in esubero. Si tratta delle tre aziende che hanno ereditato le attività di Alitalia.

Il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco ha parlato di una “macelleria sociale irricevibile”, anche alla luce dell’acquisto di Ita Airways da parte di Lufthansa.

Lufthansa nel mirino dell’Ue per aiuti di Stato

Ma per Lufthansa, al momento, c’è anche un’altra gatta da pelare: la Commissione europea sta indagando su un presunto aiuto di Stato illegittimo ricevuto dalla compagnia quando il Covid mordeva con particolare durezza. Si tratta di circa 6 miliardi che dovranno essere restituiti, forse parzialmente, se Bruxelles dovesse trovare profili di irregolarità. Considerata la spada di Damocle che pende sulla sua testa, è difficile che Lufthansa predisponga risorse per venire in soccorso ai lavoratori di Alitalia.

Alitalia, ex compagnia di bandiera, ha ceduto per un prezzo puramente simbolico (1 euro) tutto il ramo Aviation (aerei e slot) a Ita Airways. Dal 2017 si trova in gestione commissariale.