Francia, a sorpresa il dietrofront sulle pensioni: la vittoria, per ora, è dei lavoratori

Dopo settimane di scioperi e proteste, il governo di Macron ha deciso di ritirare il punto più contestato della riforma sulle pensioni che sta bloccando la Francia

La Francia, a sorpresa, ha ritirato il punto più contestato del progetto di riforma delle pensioni che da settimane sostanzialmente stava bloccando il Paese, tra scioperi sistematici e blocchi ai settori nevralgici dell’economia.

Il nodo su cui nello specifico il governo francese ha deciso di fare retromarcia, ma solo in via “provvisoria”, è quello che riguarda la decisione di creare un’età di equilibrio a 64 anni per ottenere la pensione a tasso pieno. Era stato questo il passaggio più contestato dai sindacati.

Il presidente Emmanuel Macron nel suo discorso alla nazione di fine anno si era mostrato irremovibile: “La riforma delle pensioni sarà portata a termine” aveva tuonato. Eppure la popolazione ha avuto la meglio, almeno per ora. Il premier Edouard Philippe, in una lettera inviata alle organizzazioni sindacali, ha scritto:

Per dimostrare la mia fiducia verso i partner sociali, e non pregiudicare l’esito dei loro lavori sulle misure da attuare per ottenere l’equilibrio nel 2027, sono disposto a ritirare dal progetto di legge la misura di breve termine che avevo proposto, che consiste nel convergere progressivamente, a partire dal 2022, verso un’età di equilibrio di 64 anni nel 2027.

Continuano gli scontri

Non si placano comunque i violenti scontri che hanno messo Parigi a ferro e fuoco: lacrimogeni, cassonetti in fiamme, oggetti scagliati contro la polizia e conseguenti cariche. Quello contro la riforma delle pensioni è per la Francia lo sciopero più lungo dal ’68.

La riforma prevede ad esempio che i lavoratori dipendenti possano versare contributi estremamente ridotti per le porzioni di salario eccedenti i 10mila euro al mese. Ad oggi i dipendenti francesi versano circa il 28% del loro stipendio per la pensione. Questi contributi sono per il 17% a carico dell’azienda e per l’11% a carico del lavoratore. Ciò fino però a 324mila euro lordi all’anno, ovvero 27mila euro lordi al mese.

Solo al di là di questa soglia, si versa soltanto il 2,3%, senza però alcuna contropartita: questo serve soltanto a finanziare il sistema, un meccanismo di redistribuzione della ricchezza insomma.

Una riforma che avvantaggia i “ricchi”?

Come ha sottolineato invece il noto economista Thomas Piketty, la riforma pensata da Macron e Philippe punta ad abbassare fortemente questa soglia, arrivando a soli 10mila euro lordi al mese, con contributi al 28,12%; oltre, scenderanno al 2,8%.

Il governo l’ha venduta come un elemento di solidarietà, di fatto invece la novità rappresenterà un guadagno non da poco per i dipendenti più ricchi e per le aziende per le quali lavorano (un approfondimento su come funzionano oggi le pensioni in Francia e cosa cambierebbe con la riforma lo trovate qui.)

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