Electrolux ritira i 1.700 licenziamenti: arrivano le uscite volontarie incentivate

Electrolux ritira il piano da oltre 1.700 licenziamenti: al suo posto fino a 1.250 uscite volontarie incentivate in tre anni, con 90 milioni

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Netto dietrofront di Electrolux, che ha ritirato il piano di oltre 1.700 licenziamenti unilaterali. Sul fronte occupazionale il tutto è stato sostituito con un programma di uscite volontarie ma incentivate. Una svolta annunciata il 5 ottobre e giunta dopo il pressing del Governo.

Si punta così a riorganizzare senza tagli imposti, salvaguardando gli stabilimenti nel nostro Paese. È importante però analizzare nel dettaglio cosa prevede il nuovo piano, quante persone coinvolge e che ruolo ha avuto l’esecutivo.

Electrolux, stop ai licenziamenti

La novità principale è l’addio ai licenziamenti forzati. Al netto del vecchio piano, che prevedeva oltre 1.700 tagli, viene meno anche lo stop legato alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.

L’azienda ha così scelto la strada delle uscite volontarie e incentivate. Un approccio che punta a ridurre l’impatto sociale della riorganizzazione. L’accordo definitivo è ora atteso entro la fine di ottobre 2026.

Il nuovo piano da 90 milioni

Scendendo nel dettaglio, il piano prevede fino a 1.250 uscite volontarie complessive, distribuite in un periodo di tre anni. Si tratterebbe di 600 impiegati e 650 operai. Una transizione sostenuta da un investimento da 90 milioni di euro.

Il tutto accompagnato da ammortizzatori sociali, fondamentali per gestire la fase di passaggio. Un pacchetto che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere la ristrutturazione più graduale e meno traumatica per le imprese dell’indotto e per i dipendenti.

Il ruolo del governo

L’intervento del Governo Meloni è stato decisivo. La trattativa è infatti passata attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il ministro Luca Ciriani aveva di fatto definito “inaccettabile” il piano originale, considerando il rischio concreto di una delocalizzazione o di una vendita delle attività.

Si punta ora a mantenere la produzione in Italia, come dichiarato, a partire dallo stabilimento di Porcia, considerato centrale per le attività di Electrolux nel Paese.

Cosa cambia per i lavoratori

Una differenza considerevole per i dipendenti. Un conto infatti è il licenziamento imposto, un altro è l’uscita volontaria accompagnata da un incentivo economico e da una rete di protezione scoiale. Il nuovo schema, spalmato su 3 anni e su base volontaria, lascia maggiore spazio di scelta a chi lavora.

Restano però da definire i dettagli operativi. Molto dipenderà dall’accordo finale e da come le uscite saranno ripartite tra i diversi stabilimenti, tema su cui sindacati e azienda sono attesi al tavolo nelle prossime settimane.