Bollino Cnel per le aziende virtuose che coinvolgono i dipendenti e adottano buone pratiche

Introdotto da un nuovo regolamento, il bollino Cnel premia le aziende che coinvolgono i lavoratori nei processi decisionali

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

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La partecipazione dei dipendenti alla vita dell’impresa è uno dei temi più importanti, nel dibattito contemporaneo sul futuro del lavoro. In questa direzione, si colloca una recente iniziativa del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), che ha approvato un regolamento per la raccolta e la valorizzazione delle migliori esperienze aziendali di coinvolgimento del personale.

Tra le novità più significative, c’è l’istituzione del cosiddetto bollino Cnel, un riconoscimento destinato a tutti coloro che adottano modelli virtuosi di contribuzione dei lavoratori alla vita aziendale.

Il bollino Cnel per le buone pratiche e la sua finalità

Il regolamento approvato dall’assemblea del Cnel:

  • disciplina nel dettaglio le modalità di segnalazione, valutazione e riconoscimento delle buone pratiche di partecipazione;
  • prevede la possibilità di attribuire il bollino Cnel alle realtà aziendali considerate particolarmente virtuose e, quindi, meritevoli.

Il riconoscimento vuole migliorare l’immagine di chi lo riceve e, quindi, ha una funzione di tipo reputazionale. Più nel dettaglio:

  • non produce effetti giuridici specifici e non porta a benefici economici diretti, come vantaggi fiscali o contributivi;
  • serve a identificare e valorizzare pubblicamente le aziende che adottano modelli di governance partecipativi.

Come ha spiegato il presidente del Cnel, Renato Brunetta, lo scopo è evidenziare, nel folto panorama imprenditoriale italiano, i soggetti che scelgono di coinvolgere i dipendenti nelle decisioni e nella gestione aziendale. Per questa via si contribuisce a prevenire conflitti, migliorare la qualità delle relazioni industriali e a rafforzare competitività, corresponsabilità, crescita, coesione e tutele.

Il ruolo della Commissione nazionale per la partecipazione

La gestione del sistema è affidata alla Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori, istituita presso il Cnel, dalla legge 76/2025.  Alla base c’è l’applicazione dell’art. 46 della Costituzione, secondo cui i lavoratori hanno diritto a collaborare alla gestione delle imprese, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge:

ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione.

In particolare, alla Commissione spetterà il compito di:

  • raccogliere e analizzare le pratiche partecipative presenti nelle aziende;
  • individuare e valorizzare le esperienze più significative;
  • attribuire la qualifica di buona pratica e, nei casi previsti, il bollino Cnel;
  • monitorare l’evoluzione della partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

La Commissione svolgerà, inoltre, un’importante funzione di studio e indirizzo. Infatti, i dati raccolti confluiranno in una relazione nazionale sulla partecipazione dei dipendenti, redatta con cadenza biennale e presentata al Parlamento. Questo rapporto servirà anche a formulare eventuali proposte di aggiornamento della normativa vigente.

Le forme di partecipazione previste dalla legge

La legge individua distinte modalità, con cui i lavoratori possono essere coinvolti nella vita aziendale. Le pratiche partecipative, oggetto di monitoraggio del Cnel, rientrano in quattro categorie principali. In sintesi, vediamole di seguito:

  • gestionale — riguarda il coinvolgimento dei dipendenti nei processi decisionali e nella definizione delle strategie aziendali;
  • economico-finanziaria — prevede forme di condivisione dei risultati economici o l’accesso dei lavoratori al capitale sociale, ad esempio con piani di azionariato o partecipazione agli utili;
  • organizzativa — consiste nell’adozione di modelli di organizzazione del lavoro, che valorizzano il contributo del personale nella gestione dei processi produttivi;
  • consultiva — attiene alla possibilità per i dipendenti di esprimere pareri, o proposte, su decisioni aziendali che incidono sull’organizzazione del lavoro.

Vero è che queste forme di partecipazione sono già presenti, in misura differente, nel tessuto produttivo italiano e rappresentano uno degli strumenti attraverso cui si cerca di migliorare il funzionamento delle relazioni industriali.

Chi può segnalare una buona pratica e come può farlo

Approvato il suddetto regolamento, tutti i soggetti interessati possono segnalare le proprie esperienze partecipative. Hanno a disposizione un’apposita area sul portale web del Cnel. In particolare, potranno presentare la loro candidatura:

  • imprese;
  • cooperative;
  • fondazioni;
  • enti del terzo settore;
  • associazioni.

La segnalazione può essere svolta anche dai vertici aziendali, o dai rappresentanti dei lavoratori, come pure dai sindacati e dai professionisti che assistono l’impresa.

In particolare, la procedura prevista dal Cnel prevede:

  • la compilazione di un modulo online;
  • l’invio della documentazione necessaria a provare la conformità della pratica ai requisiti previsti dal regolamento;
  • la possibilità di segnalare sia esperienze già in corso, sia pratiche concluse.

I requisiti per il riconoscimento

Per ottenere la qualifica di buona pratica, la Commissione dovrà verificare che la singola esperienza aziendale rispetti alcuni criteri fondamentali.

Tra questi, ad esempio, la coerenza con gli obiettivi della legge sulla partecipazione dei lavoratori, oppure la presenza di un accordo frutto di una contrattazione tra le parti sociali.

Non solo. La Commissione potrà valutare diversi elementi qualitativi, tra cui l’esistenza di un diritto alla formazione dei dipendenti, il coinvolgimento del territorio o di enti bilaterali, oppure il riconoscimento di condizioni migliorative rispetto ai minimi di legge.

Il riconoscimento ha durata triennale, salvo cessazione anticipata della pratica.

Il significato del bollino Cnel, come usarlo e i possibili vantaggi

Come accennato sopra, il bollino Cnel rappresenta un segno distintivo che può essere utilizzato dalle imprese per comunicare il proprio impegno nella promozione della partecipazione interna dei lavoratori. Potrà essere inserito ad es. nei siti web aziendali, su carta intestata, in schede informative o sui social media. Attenzione però, non potrà essere essere utilizzato come mezzo per il marketing commerciale o nelle campagne pubblicitarie.

I possibili vantaggi del bollino Cnel sono diversi:

  • è un segno di affidabilità e responsabilità sociale che può migliorare l’attrattività esterna, nei confronti dei talenti e dei lavoratori più qualificati;
  • può contribuire a migliorare il clima interno e, conseguentemente, la cooperazione tra i lavoratori e le loro singole performance;
  • la partecipazione dei lavoratori agli utili o alla gestione può accrescere la produttività del lavoro, grazie a una maggiore circolazione delle informazioni e a una riduzione dei rischi di tensioni e conflitti.

Concludendo, il varo del bollino Cnel non è di certo un’operazione di facciata. Vuole sollecitare un articolato e virtuoso processo di trasformazione delle relazioni industriali italiane, in parallelo con l’evoluzione tecnologica.

La partecipazione dei lavoratori, in questa prospettiva, non è soltanto uno strumento di protezione e stabilità dell’impresa. È anche un fattore di innovazione, per restare al passo dei tempi.