Turismo, il ruolo strategico della tecnologia. Intervista a Pierpaolo Foderà

Parliamo di tecnologia, di turismo e di sostenibilità con Pierpaolo Foderà, CEO di Adamantic

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Donatella Maisto

Digital Transformation and Sustainability Manager

Esperta Blockchain e digital transformation, tech-human need e sostenibilità nella sua accezione contemporanea. R&D Director di Blockchain Revolution

Come anticipato nell’articolo “Turismo 4.0: digitalizzazione, territorio, sostenibilità”, qualche giorno fa, il Ministro Garavaglia ha delineato la road map dei lavori del suo Dicastero, per dare nuovo ossigeno al turismo italiano, tenendo conto degli obiettivi del PNRR e delle difficoltà che il settore sta attraversando per via della Pandemia, ma soprattutto emerge, con forza, dalle sue parole, la necessità di una nuova visione e un nuovo concept del turismo, di una nuova interpretazione della sua organizzazione e la necessità di usare la tecnologia in modo opportuno ed efficace.

Di tecnologia, di turismo e di sostenibilità parleremo con Pierpaolo Foderà, CEO di Adamantic.

Il PNRR, in relazione al settore turistico, evidenzia l’importanza di investimenti volti a promuovere una offerta basata su sostenibilità, innovazione e potenziamento della digitalizzazione per un reale ammodernamento del comparto. Le proposte al momento condivise dal Ministro Garavaglia sembrano principalmente orientate ad un grosso intervento ed investimento sul portale Italia.it, l’hub digitale del Turismo, definito lo “strumento di competitività del sistema”. Anche secondo lei la gestione corretta dei big data è il punto focale sul quale insistere per dar avvio ad una ripartenza del settore turistico e la valorizzazione del patrimonio culturale?

Forse mai come in questo periodo storico assistiamo alla diffusione di tante diverse tecnologie digitali, che promettono reali “rivoluzioni” in tutti i settori, sociali ed industriali. Mi riferisco, ad esempio, alla sensoristica collegata sul web (IoT), alla gestione di big data, al deep learning ed in generale alla nuova frontiera aperta dalla cosiddetta “intelligenza artificiale”, fino alla diffusione dei registri distribuiti in network di nodi chiamati Blockchain. Stiamo assistendo all’evolversi di fenomeni come “Industria 4.0” e “WEB 3.0” che stanno consolidando nuovi modi di interpretare e risolvere le nostre esigenze. Il settore Turistico, soprattutto, nel nostro Bel Paese, deve necessariamente sfruttare al meglio ognuna di queste tecnologie e portare a maturazione nuovi servizi e nuovi strumenti di proposizione al pubblico. A mio avviso la gestione dei big data rappresenta una importantissima leva per il rilancio, ma non l’unica. La Blockchain sta già contribuendo ad innovare molti processi, anche nel settore turistico. Di idee ce ne sono già molte e sono convinto che l’occasione del rilancio del settore sarà il trampolino per nuove formule di fruizione e diffusione dei servizi di qualità.

Nonostante le immense potenzialità che il nostro territorio offre per comporre una offerta turistica di rilievo, il comparto soffre dei ritardi e della mancanza di organizzazione, ma soprattutto dell’incapacità di innovare, di essere sostenibile e di sfruttare consapevolmente ciò che la tecnologia offre. Cosa vuol dire utilizzare consapevolmente e in maniera sostenibile la tecnologia valorizzando il territorio, il patrimonio culturale e quindi il turismo?

Il nostro Paese ha, in effetti, meno reattività di altri nel comprendere e sperimentare innovazione. E’ vero, però, che molte delle sperimentazioni più interessanti a livello globale continuano a provenire da startup e imprenditori italiani, che, poi, però, in molti casi trovano maggior vantaggio nel portare all’estero le propria attività. A mio personale avviso soffriamo un po’ di “inerzia istituzionale”. Prima di adottare una tecnologia vanno affrontate fasi di analisi e sperimentazioni, che possano accompagnare verso la “consapevolezza” dell’impiego produttivo. Questa prima fase rappresenta un investimento, ma è propedeutica all’ottenimento degli obiettivi di innovazione. E’ proprio su questa fase che, oggi, noto le maggiori difficoltà nel portare avanti innovazione in maniera consapevole. In considerazione, però, dell’enorme potenziale del nostro settore turistico e del recente cambio di passo anche da parte delle istituzioni, prevedo un prossimo periodo di sperimentazione sul territorio, da prima, in maniera localizzata e poi via via sempre più pervasiva. D’altro canto la tecnologia, oggi, è sempre più pronta a rispettare promesse di sostenibilità ambientale,  trasparenza ed automazione nei servizi di qualità e sarebbe un peccato non sfruttarne subito i vantaggi proprio nel settore turistico in cui il nostro Paese è, e deve rimanere, una vera eccellenza.

Le tecnologie, mai come nel turismo, possono cambiare e dare significato al concetto di esperienza, impattando su un coinvolgimento emozionale e sul modo di pensare e vivere il turismo. Il phygital rappresenta il trend per il 2022 nel settore del turismo?

E’ questo un tema al momento molto seguito dagli “addetti ai lavori”. L’estensione dell’esperienza attraverso strumenti digitali porterà al duplice obiettivo di aumentare il livello di offerta “in presenza” (es.: realtà aumentata disponibile fisicamente sul sito) e di estendere tale offerta anche per “visite virtuali”. Anche ADAMANTIC ha già sviluppato diversi progetti in questa direzione, portando innovazione sul sito archeologico della Città di Castro (Parco Archeologico Antica Castro) e tramite alcune collaborazioni con il Ministero dei Beni Culturali (Digital Asset Management per il sito Palazzo Rivaldi). Va notata, inoltre, la nuova tendenza di utilizzo dei Token Blockchain (i cosiddetti NFT) allo scopo di rendere digitali ed univoci asset fisici. Anche su questo tema ADAMANTIC è attiva con lo sviluppo di tre piattaforme NFT. Sono, però, ancora pochi gli artefici che si lanciano in percorsi di vera innovazione, ma sono senza dubbio in crescita. Per il 2022 personalmente ho previsioni di forte consolidamento, il che vuol dire sempre maggiore utilizzo della tecnologia in contesti “produttivi” ma anche eventuali contraccolpi derivanti dalla reale presa di coscienza degli strumenti tecnologici e del loro percorso di maturazione. Per dare qualità di “trend sociale” aspetterei il termine della attuale fase di consolidamento.

Il Metaverso può essere considerato la nuova frontiera del turismo?

Senza ombra di dubbio, credo, anzi, che troverà strade evolutive in questo settore che ad oggi non riusciamo neppure ad immaginare. Si tratta ancora di una tecnologia giovane, immatura per certi versi e non regolamentata appieno per i suoi molteplici, possibili, impieghi sul mercato, ma che sta dimostrando forte crescita e sicuramente enorme interesse per il suo potenziale. In questo senso si intravede già un proficuo connubio tecnologico con la Blockchain ed in particolare con strumenti di certificazione e trasparenza nelle automazioni (Smart Contract) e nella digitalizzazione certificata degli asset (NFT, Not Fungible Token). Grazie a tutto questo, nel prossimo futuro, potrà essere possibile aprire un sito archeologico “virtuale” ad un pubblico remoto e proporre servizi esclusivi connessi magari a premialità certificate in blockchain (coin), che possano abilitare visite successive e “reali” o servizi aggiuntivi mettendo magari in stretta relazione strutture ricettive e altre offerte turistiche direttamente con le mete archeologiche (e viceversa) per attività di co-marketing. Stiamo parlando di scenari ancora da scoprire e sperimentare, ma potenzialmente “rivoluzionari” per il settore turistico.

Blockchain e turismo, dicotomica relazione o unione di intenti?

La Blockchain è una evoluzione tecnologica che solo di recente sta conquistando la ribalta grazie a sperimentazioni attive da non molti anni. Il suo impiego nel settore turistico apporterà sicuramente valore in termini di estensione e qualità dell’offerta verso il pubblico, ma come per il Metaverso, non abbiamo ancora il quadro completo delle possibili applicazioni e future estensioni. Vedo, oggi, la Blockchain molto in comunione di intenti con il settore turistico ed in generale con tutti quei contesti che governano la “cosa pubblica”. Credo sia condivisibile da tutti l’importanza di una gestione trasparente e performante del patrimonio collettivo nazionale che, oggi, rappresenta un’offerta turistica di primo piano nel mondo intero. Inquadro quindi la Blockchain come uno strumento notevole, perché non proviene dall’interesse di una parte e non è rivolto all’interesse di uno specifico attore (cosa molto rara, o addirittura inesistente fino ad oggi). Trovare la migliore interpretazione del suo utilizzo nel produrre una gestione trasparente ed efficiente del patrimonio pubblico può rappresentarne l’impiego perfetto. Immagino, quindi, uno scenario in cui la tecnologia Blockchain potrà trovare il perfetto impiego in ambito alla gestione del patrimonio collettivo, inclusa la sua gestione dal punto di vista turistico.

Cosa può dare la tecnologia al turismo e cosa il turismo alla tecnologia?

La necessità di rilancio del settore potrà essere senza dubbio veicolo di nuove iniziative tecnologiche che, a loro volta, potranno incrementare l’interesse del pubblico. Trovare spazi di sperimentazione e applicazione è, oggi, fondamentale per tecnologie come la Blockchain, che ancora devono “pienamente maturare” per dimostrare tutto il loro potenziale. Mettere, quindi, alla prova nuove idee e soluzioni in un settore che tanto potrebbe beneficiarne, può portare vantaggio esponenziale ad entrambe le parti. Si tratta oggi di accendere la scintilla iniziale di un processo che necessita sicuramente di investimenti – e questo è l’ostacolo maggiore – ma, una volta partita, questa evoluzione tecnologica non potrà che apportare vantaggi nel settore specifico di applicazione. Questo è prevedibile in primo luogo grazie al fatto che la tecnologia Blockchain ha, già, in parte, mantenuto molte delle promesse iniziali in altri settori applicativi ed in secondo luogo perché, di fatto, il settore turistico, in Italia, ha tutto da guadagnare da strumenti che possano mettere in stretta sinergia tutti i punti di interesse turistici. Uno dei primi vantaggi portati dall’applicazione della tecnologia Blockchain potrebbe derivare dall’implementazione di strumenti, che permettano una collaborazione trasparente tra diversi attori del settore turistico (es.: siti archeologici con strutture ricettive o altri siti), al fine di dotarsi di uno strumento trasparente e certificato, che veicoli il pubblico verso le varie offerte. In Blockchain è possibile far emergere la qualità certificata dei vari servizi; è possibile gestire un token di contabilizzazione per eventuali premialità connesse, ad esempio, ai comportamenti eco-sostenibili; è possibile veicolare la vendita di asset digitali con rarità impostabile (NFT rappresentanti stampe, riproduzioni, merchandising o memorabilia).

Il settore del turismo, soprattutto in Italia, ha bisogno di essere aperto e recettivo, ha bisogno di fare rete sul territorio e dotarsi di strumenti condivisi, che valorizzino in maniera democratica e trasparente il suo enorme potenziale. Nulla di più rispondente di una tecnologia che fa di queste caratteristiche la sua mission.

pierpaolo fodera