Quanto incidono davvero i non vaccinati: le Regioni in cui si rischia il collasso

"Gran parte dei problemi di oggi dipendono dal fatto che ci sono persone non vaccinate" ha detto il premier Draghi. Ecco dove gli ospedali rischiano di esplodere

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

L’obbligo vaccinale dai 50 anni è stato disposto sulla base dei dati, che dicono che chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi. A ribadirlo ancora una volta è direttamente il premier Mario Draghi, che nella conferenza stampa di presentazione delle nuove misure anti-Covid ha evidenziato come le terapie intensive sono occupate per due terzi da non vaccinati, stesso discorso per le ospedalizzazioni.

“Non dobbiamo mai perdere di vista una constatazione, ovvero che gran parte dei problemi di oggi dipendono dal fatto che ci sono persone non vaccinate” ammonisce. Il punto è sempre lo stesso: ridurre la pressione sugli ospedali, perché più lo facciamo “più saremo liberi” sottolinea. Invitando ancora una volta i non vaccinati a immunizzarsi il prima possibile, per sé e per gli altri.

Coesistono due pandemie

Ciò che risulta sempre più evidente è che siamo di fronte a due pandemie, non più una sola. L’ha spiegato bene il prof. Giuseppe Remuzzi, paladino dell’utilizzo di farmaci antinfiammatori (FANS) già ai primissimi sintomi per “spegnere” la possibile infezione da Covid (qui avevamo parlato approfonditamente di quali farmaci assumere subito secondo Remuzzi): i suoi studi a Bergamo fanno scuola, e superano le controverse indicazioni ministeriali che dopo due anni di Covid sono ancora ferme a “tachipirina e vigile attesa”.

Come si vede dai grafici dell’Istituto Superiore di Sanità, che misurano l’incidenza dei ricoveri ogni 100mila abitanti divisa per status vaccinale e classe di età, “l’essere vaccinati protegge in un modo importantissimo” spiega Remuzzi in una intervista al Corriere della Sera.

“Con la terza dose in generale finiscono in terapia intensiva solo persone anziane e che hanno altri tipi di malattie associate. La percentuale di non vaccinati in ospedale è altissima: se tutti fossimo vaccinati, non ci sarebbe alcun problema di saturazione dei posti letto”.

Eccole dunque le due pandemie che coesistono in questo momento in Italia: una è la quella dei vaccinati, blanda, con sintomi lievi simili a una influenza o un raffreddore, e che tendono a scomparire dopo pochi giorni, senza grandi conseguenze. L’altra, pericolosa e subdola, è quella dei non vaccinati, di chi ha scelto di non proteggere se stesso e nemmeno la comunità in cui vive.

Per i no vax il destino sembra tracciato, perché molto probabilmente – sono convinti gli esperti – nei prossimi mesi la stragrande maggioranza di loro è destinata a contrarre il Covid, e, non avendo una copertura vaccinale, queste persone possono sviluppare una malattia Covid grave, rischiando anche il ricovero e potenzialmente il decesso. I dati sono più che mai palesi. L’80% di chi finisce in terapia intensiva è non vaccinato.

Quali Regioni rischiano il collasso degli ospedali

Osservando l’ultimo bollettino di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, si nota poi come negli ultimi due giorni l’occupazione delle terapie intensive è stabile al 17%, mentre aumenta dell’1% la percentuale di occupazione dei posti letto Covid in area non critica: dal 23% registrato l’8 dicembre al 24% dell’ultimo aggiornamento al 9 dicembre.

Ecco dove la situazione ospedali rischia, presto, di collassare. Posto che in diverse Regioni sono già stati sospesi gli interventi chirurgici non urgenti e rinviate tutte le visite non indispensabili, il tasso di occupazione dei posti letto Covid sale in 13 Regioni:

  • Valle d’Aosta al 45%
  • Calabria al 36%
  • Liguria 36%
  • Piemonte al 30%
  • Sicilia al 30%
  • Umbria al 30%
  • Lombardia al 28%
  • Friuli Venezia Giulia al 27%
  • Campania 23%
  • Lazio al 23%
  • Abruzzo al 22%
  • Toscana al 21%
  • Molise 16%
  • Provincia autonoma di Bolzano al 16%.

Sono invece stabili ma pur sempre oltre soglia del 15%:

  • Marche (25%)
  • Veneto (23%)
  • Emilia Romagna (21%)
  • Provincia autonoma di Trento (20%)
  • Basilicata (19%)
  • Puglia (16%).

L’unica sotto soglia è la Sardegna, al 12%.

Per quanto riguarda il ricovero in terapia intensiva, il tasso cresce in 9 Regioni in 24 ore:

  • Provincia autonoma Trento (29%)
  • Veneto (21%).
  • Friuli Venezia Giulia (21%)
  • Lazio (21%)
  • Liguria (21%)
  • Calabria (al 18%)
  • Emilia Romagna (17%)
  • Lombardia (16%)
  • Umbria (15%).

Quando arriva il picco della quinta ondata

Intanto, il Covid in Italia sta ancora avanzando a ritmi esponenziali, soprattutto per via di Omicron. “Sono numeri che è difficile dare, però, partendo dalla media dell’ultima settimana di 150-200 mila casi, sono numeri sicuramente alti, dovrebbero sfonderanno il muro dei 300mila“. La previsione arriva da Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e presidente della Federazione mondiale di Sanità Pubblica, a “Buongiorno” su Sky Tg24.

Ricciardi spiega che il picco non lo abbiamo ancora raggiunto: lo si può raggiungere solo se “in qualche modo ci si attrezza”. Le nuove misure restrittive stanno entrando in vigore, ma secondo l’esperto non sono sufficienti a invertire rapidamente il picco, che continuerà a essere spostato nel tempo, probabilmente a fine gennaio, inizio febbraio, dice.

Difficile dire quali numeri rischiamo, però se prevale Omicron – ha spiegato – c’è un raddoppio di casi ogni 3-4 giorni. Nei primi 10 giorni di gennaio abbiamo avuto più di 1 milione di casi, “c’è stato un raddoppio rispetto a prima, è chiaro che se non invertiamo la curva epidemica, questi raddoppi si susseguiranno. Corriamo il rischio di avere centinaia di migliaia di casi al giorno”.

Al momento, per quanto molto più contagiosa, non c’è “nessuna” indicazione che la variante Omicron causi forme più gravi di Covid. E non ci sono indicazioni che facciano dubitare dell’efficacia dei vaccini attuali, ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della Sanità per bocca del suo responsabile per le emergenze Michael Ryan. “Abbiamo vaccini molto efficaci che hanno dimostrato il loro potere contro tutte le varianti comparse finora in termini di gravità della malattia e di ricoveri e non c’è alcuna ragione per pensare che non sia lo stesso in questo caso nei confronti della variante Omicron”.

Deltacron esiste davvero?

E anche se Omicron galoppa, ad oggi secondo i dati ufficiali la variante Delta continua ad essere comunque prevalente nel nostro Paese. Nel frattempo, però, gli esperti di salute globale stanno mettendo in dubbio le segnalazioni di una nuova possibile mutazione del Covid che sembrava essere una combinazione di entrambe le varianti, Delta e Omicron, soprannominata infatti con la crasi dei due, Deltacron.

Il ceppo di Covid che combina Delta e Omicron è stato rilevato a Cipro, secondo Leondios Kostrikis, professore di Scienze biologiche all’Università di Cipro e capo del Laboratorio di biotecnologia e virologia molecolare. “Attualmente ci sono coinfezioni Delta e Omicron e abbiamo scoperto che questo ceppo è una combinazione di questi due”, ha detto Kostrikis.

La scoperta è stata chiamata Deltacron a causa dell’identificazione di segnali genetici simili a Omicron all’interno dei genomi Delta, ha detto. Kostrikis e il suo team hanno affermato di aver trovato 25 casi di mutazione: troppo presto però per dire se ci sono più casi dell’apparente nuovo ceppo e quale impatto potrebbe avere.

Ma, sostengono gli esperti, è più probabile che questa nuova ipotetica mutazione sia solo il risultato di un errore di elaborazione di laboratorio.

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