Omicron, raggiunto il picco? La situazione nelle terapie intensive

I numeri della curva pandemica stanno davvero iniziando a scendere? Qual è la situazione negli ospedali italiani

Non solo Omicron, l’andamento della curva pandemica conferma un numero ancora alto di persone positive anche alla variante Delta, che sembrerebbe essere molto più aggressiva. Secondo gli esperti, si tratta di due mutazioni del virus che ormai convivono, anche se in ospedale vanno a finire per lo più i non vaccinati infettati dalla variante Delta. Ma qual è la situazione nelle terapie intensive in Italia? Abbiamo già raggiunto il picco? 

È stato già raggiunto il picco dei contagi, in Italia?

Che il numero dei contagi Covid sarebbe salito vertiginosamente dopo le feste di Natale lo avevano annunciato in molti. Tenendo conto della velocità di trasmissione della variante Omicron, associata ad un aumento di spostamento e contatti sociali in aumento nel periodo di dicembre, che il picco si sarebbe raggiunto a gennaio era praticamente prevedibile.

Ma adesso, con molte regioni in zona gialla e arancione (qui la mappa aggiornata dei territori più a rischio), a che punto siamo? Cosa dicono gli esperti?

Secondo il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro: “Dopo 12 settimane di crescita continua dell’epidemia di Covid-19 si osservano dei segnali di stabilizzazione dell’incidenza, della trasmissibilità dei casi e dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva. L’utilizzo dei servizi ospedalieri resta però importante ed è necessario non incrementare ulteriormente questo impegno”.

Dello stesso parere il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che si è detto fiducioso sulla “stabilizzazione” della curva pandemica. “Poi inizierà una discesa – ha spiegato – così come sta accadendo in quei Paesi che hanno vissuto Omicron prima di noi, come il Regno Unito”.

Sul fatto che il picco sia stato ormai raggiunto e superato, infine, ne è convinto Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr: “La circolazione del virus ha raggiunto il suo massimo il 6 gennaio scorso – ha affermato – la situazione è in miglioramento”.

Qual è la situazione nella terapie intensive

Tutte le previsioni degli esperti, ovviamente, si basano sui numeri riportati dal ministero della Salute e nei rapporti ISS pubblicati periodicamente dalle autorità sanitarie italiane.

Stando a quanto riporta il monitoraggio settimanale Covid del ministero, aggiornato al 16 gennaio 2022, “si conferma una situazione epidemica acuta nella settimana di monitoraggio corrente con una incidenza settimanale che a livello nazionale supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti”.

La buona notizia è che, dopo dodici settimane di crescita continua, si sono segnali di “stabilizzazione dell’incidenza, della trasmissibilità sui casi ricoverati in ospedale e dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva“. Gli ospedali, però, sono ancora pieni e rischiano il collasso se la situazione dovesse – ancora una volta – peggiorare.

“Lo scenario attuale dell’utilizzo dei servizi ospedalieri rende necessario evitare un aggravamento ulteriore delle condizioni di sovraccarico dei servizi sanitari, già oggi fortemente impegnati – si legge infatti in una nota rilasciata dal ministero della Salute -. Alla luce della elevata incidenza e della circolazione della variante Omicron di SARS-CoV-2, è necessario il rigoroso rispetto delle misure comportamentali individuali e collettive, ed in particolare distanziamento interpersonale, uso della mascherina, aereazione dei locali, igiene delle mani e riducendo le occasioni di contatto ed evitando in particolare situazioni di assembramento”.

In questo senso, un ruolo cruciale nel far sì che la situazione non peggiori giocano – ancora una volta – i vaccini. Come è stato ribadito nel rapporto, infatti, “una più elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, anche quella 5-11 anni, il completamento dei cicli di vaccinazione ed il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo” continuano a rappresentare oggi gli strumenti necessari a contenere l’impatto – soprattutto clinico – dell’epidemia, specie se si tiene conto di possibili varianti emergenti.

E a proposito di nuove mutazioni: qui vi abbiamo parlato della nuova sotto-variante (la cd. Omicron 2), qui invece lo studio sul nuovo sintomo “spia” rilevato nei positivi a Omicron. Questa settimana, invece, abbiamo intervistato Franco Leoni, che ci ha spiegato qui – in esclusiva – il fenomeno dei “falsi positivi”.