L’Italia pronta a riaprire tutto, ecco qual è la situazione nei Paesi che lo hanno già fatto

Italia sempre più verso l'allentamento delle restrizioni Covid: dall'11 Febbraio addio mascherine all'aperto, dal 31 marzo anche al chiuso. Ma cosa dobbiamo aspettarci? Qual è la situazione nei Paesi che hanno aperto tutto prima di noi?

Raggiunto il picco dei contagi dopo le feste di Natale, la curva epidemica in Italia sta iniziando a calare, registrando numeri più bassi rispetto alle scorse settimane. L’emergenza, quindi, sta pian piano rientrando, tanto da spingere il Governo italiano a valutare l’allentamento delle restrizioni (fino al completo abbandono). In base alle nuove regole stabilite dal ministro della Salute Roberto Speranza, dall’11 febbraio fino almeno al 31 marzo sarà necessario indossare mascherine protettive solo nelle aree affollate e nei locali pubblici al chiuso.

Di fatto, il tasso di nuove infezioni da Covid così come i ricoveri in Italia è gradualmente diminuito nelle ultime settimane, ma il bilancio delle vittime rimane ostinatamente alto, con tra 300 e 450 decessi nella maggior parte dei giorni. Cosa ci aspetta, quindi, nelle prossime settimane? Qual è la situazione nei Paesi che hanno aperto tutto prima di noi? 

Regno Unito verso l’addio definitivo alle restrizioni

Il Regno Unito dice addio a mascherine e certificazione Covid (l’equivalente del nostro Green pass), che non saranno più obbligatori nei luoghi pubblici e per i grandi eventi. La decisione fa seguito alla diminuzione delle infezioni Covid, che si sono stabilizzate nella maggior parte del Paese dopo aver raggiunto il picco a gennaio.

Mentre le strutture sanitarie nel nord dell’Inghilterra sono ancora pressate dall’alto carico di lavoro e le infezioni sono in aumento nelle scuole, il primo ministro Boris Johnson ha affermato che i ricoveri ospedalieri e i pazienti nelle unità di terapia intensiva altrove in Inghilterra si stanno stabilizzando e in alcuni casi diminuendo.

Restrizioni più severe sono state introdotte a dicembre per rallentare la rapida diffusione della variante Omicron e far guadagnare tempo alla popolazione, in attesa della terza dose del vaccino. Durante una conferenza tenutasi mercoledì 9 febbraio, Johnson ha dichiarato ai giornalisti che oltre il 90% delle persone di età superiore ai 60 anni nel Regno Unito ha ad oggi ottenuto la dose booster. I dati ufficiali hanno mostrato che le infezioni da Coronavirus sono diminuite nella maggior parte in UK per la prima volta dall’inizio di dicembre. Il governo ha segnalato 108.069 nuovi casi mercoledì, circa la metà del numero giornaliero registrato durante le vacanze.

Per questo motivo l’unico obbligo che rimarrà valido nei prossimi giorni è l’isolamento delle persone risultate positive, che dovranno rispettare una quarantena di cinque giorni. Ma anche su questo punto le autorità hanno deciso di intervenire nuovamente: il premier britannico ha infatti detto chiaramente che questa stessa disposizione verrà rivista nelle prossime settimane. La regola di autoisolamento scade il 24 marzo ma, se i dati della curva epidemica continuano a migliorare, l’intenzione è quella di eliminarla prima.

Johnson e il segretario alla salute Sajid Javid hanno entrambi affermato che stanno pianificando un periodo post-pandemia in cui si potrà trattare il Covid come l’influenza.

Olanda pronta ad aprire tutto

In Olanda, fonti vicine al Governo hanno fatto sapere agli organi di stampa che, già a partire da metà febbraio, le autorità hanno in programma di riaprire tutto. La notizia è stata data in esclusiva dal canale Nieuwsuur. Il corrispondente politico Arjan Noordlander ha affermato che il gabinetto ha ritenuto che “non vi sia più alcuna indicazione che i dati sul coronavirus porteranno a situazioni di panico o problematiche”. Poiché molti anziani e soggetti vulnerabili della popolazione hanno già ricevuto la loro dose di richiamo, secondo le autorità, la popolazione più a rischio è da considerarsi protetta contro il virus. La variante Omicron, inoltre, sembra attualmente causare solo sintomi lievi e soprattutto tra i giovani. I rischi maggiori, quindi, sono da scongiurarsi.

Stando a quanto emerso, le autorità olandesi si sentono pertanto ottimiste sulla situazione nazionale e sull’andamento dei contagi, tanto da pianificare la revoca di tutte restrizioni.

L’Irlanda abbandonerà quasi tutte le restrizioni

Da sabato 12 febbraio l’Irlanda annullerà quasi tutte le sue restrizioni Covid, dopo aver superato il peggio a causa dell’aumento vertiginoso dei contagi Omicron. Ad affermarlo è stato il primo ministro Michael Martin.

L’Irlanda ha registrato il secondo tasso più alto di infezioni Covid in Europa tra fine gennaio e inizio febbraio, ma è anche uno dei Paesi con la maggiore percentuale di persone vaccinate, il che – hanno spiegato le autorità – ha contribuito a mantenere il numero di persone gravemente ammalate ben al di sotto del picco precedente.

Seguendo il consiglio dei funzionari di sanità pubblica, il Governo ha deciso che i bar e i ristoranti non dovranno più chiudere alle 20:00, una restrizione messa in atto alla fine dell’anno, quando l’ondata di Omicron ha travolto la popolazione. Ai clienti, inoltre, non sarà più richiesta prova della vaccinazione.

La capienza negli stadi e agli eventi pubblici, inoltre, sarà ampliata – proprio come in Italia (qui le regole per gli eventi sportivi) – mentre altre misure, come la necessità di indossare una mascherina sui mezzi pubblici e nei negozi, rimarranno in vigore fino alla fine di febbraio.

La Germania allenta le restrizioni, ma i casi aumentano

Sebbene il numero di casi abbia raggiunto un livello record, la Germania sta registrando relativamente pochi decessi per Covid nelle ultime settimane, con tassi di ospedalizzazione stabili. Non vi è alcuna emergenza quindi nelle strutture, e il capo dell’associazione ospedaliera tedesca, Gerald Gass, ha affermato martedì 8 febbraio che il sistema sanitario non corre il pericolo di andare in sovraccarico.

La Germania ha riportato una media giornaliera di circa 167.000 casi nell’ultima settimana, secondo il Center for Systems Science and Engineering della Johns Hopkins University, ben oltre il precedente picco raggiunto a novembre, di circa 58.000 nuovi casi al giorno. Tuttavia, come già anticipato sopra, il numero di decessi è diminuito del 27% nelle ultime due settimane e il numero di pazienti nei letti di terapia intensiva è la metà di quello di dicembre.

I funzionari federali e statali del governo si incontreranno la prossima settimana nel tentativo di lavorare ad un piano che porti all’addio definitivo delle restrizioni. Secondo quanto dichiarato da Karl Lauterbach, ministro della salute tedesco, si punta a tornare alla “normalità” pre pandemia prima di Pasqua, ovvero entro il 17 aprile.

La Svezia segue la Repubblica Ceca, addio restrizioni con la “nuova fase”

Ai residenti e i cittadini in Repubblica Ceca non sarà più chiesto di mostrare il “pass Covid” (l’equivalente del nostro Green pass) per accedere a bar, ristoranti, caffè e parrucchieri. Lo stesso varrà per gli eventi sportivi e culturali.

Il primo ministro Petr Fiala ha dichiarato che la maggior parte delle restrizioni dovrebbero essere revocate entro marzo, a seconda dell’andamento che registrerà la curva pandemica in queste settimane. Il ministro della Salute Vlastimil Valek ha affermato inoltre che a partire dal 19 febbraio fino a 5.000 persone (rispetto alle attuali 1.000) potranno assistere a concerti, competizioni sportive e altri eventi in cui gli spettatori sono seduti (qui, invece, le regole per i concerti in Italia). Già da tempo, invece, il Governo aveva sospeso i tamponi per il rientro nelle scuole o in azienda.

I casi di Coronavirus sono scesi da un record giornaliero di oltre 57.000 (registrato l’1 febbraio) ai 37.600 (di martedì 8 febbraio). Si tratta del settimo aumento giornaliero più alto dall’inizio della pandemia, ma su 10,5 milioni di abitanti oltre 6,8 milioni di persone sono completamente vaccinate e quasi 3,9 milioni hanno ricevuto la dose booster, il che ha permesso di contrastare il virus, rallentandone la diffusione e l’aggressività.

Altrove in Europa, la Svezia ha revocato quasi tutte le sue restrizioni anti-Covid da mercoledì, poiché la pandemia – come è stato spiegato dalle autorità – sta entrando in quella che è stata descritta come una “nuova fase”, con il predominio della variante Omicron, più contagiosa ma apparentemente meno grave. “La pandemia non è finita, ma stiamo entrando in una fase completamente nuova, la conoscenza è migliorata. Diversi studi dimostrano che Omicron porta a malattie meno gravi”, ha detto la scorsa settimana il primo ministro Magdalena Andersson, quando ha annunciato le nuove regole.

Qui bar e ristoranti non saranno più obbligati a chiudere alle 23 e saranno allentate le regole sugli assembramenti. Inoltre, sono state rimosse le certificazioni vaccinali per accedere ai luoghi pubblici, così come la raccomandazione di indossare una maschera sui mezzi pubblici durante i periodi di punta.

Francia e Svizzera riaprono – gradualmente – tutto

Tra mercoledì 9 febbraio e giovedì 10 febbraio Francia e Svizzera hanno iniziato a riaprire – seppur gradualmente – tutto.

In Francia, per esempio, non è più obbligatorio indossare le mascherine all’aperto (restano obbligatorie all’esterno in caso di assembramento e nei luoghi chiusi sempre) e sono stati revocati i limiti di capacità per le competizioni sportive e altri eventi. Per accedere agli impianti scii, nei bar o nei ristoranti sarà però ancora richiesto il certificato vaccinale. Le discoteche e le sale da ballo restano chiuse, come in Italia (qui le date delle possibili riaperture). Il governo francese tuttavia dovrebbe far venire meno quest’ultima restrizione entro la fine di febbraio.

In Svizzera, invece, è stato revocato lo smart working (che fino ad ora è stato, quando possibile, obbligatorio) e non sarà più necessario isolarsi per cinque giorni in caso di contatto con un positivo. Entro marzo, inoltre, il governo ha anticipato che potrebbero essere revocate le restrizioni di accesso a ristoranti, eventi al chiuso, luoghi di svago e cultura. Per le feste private non dovrebbe più essere imposta una capienza massima e l’approvazione preventiva per gli eventi pubblici (fino ad ora necessaria e rilasciata dalle autorità) potrebbe non essere più richiesta. È tuttavia molto probabile che l’uso obbligatorio della mascherina in alcuni casi rimanga.

Siamo vicini alla fine della pandemia?

Secondo quanto affermato dallo stesso CEO di Pfizer, Albert Bourla, sebbene lo “scenario più probabile” sia che il Coronavirus continuerà a circolare per molti anni ancora, si può già iniziare a pensare che l’attuale ondata di infezioni sarà l’ultima a richiedere restrizioni, grazie al vaccino e la pillola anti Covid (qui maggiori dettagli sul farmaco e l’arrivo in Italia).

La fine della pandemia dipenderà da molti fattori, in primis dall’evoluzione stessa del virus. Tuttavia, se la situazione dovesse rimanere questa e lo scenario attuale non cambiare – per esempio con l’arrivo di nuove varianti – è molto probabile che ci avvicineremo sempre di più verso una nuova era, con un virus meno aggressivo e il trattamento dello stesso in maniera meno stringente.