Truffe su luce e gas, quasi 650 milioni di euro sottratti a 2,9 milioni di italiani

Quasi 650 milioni di euro persi nelle truffe su luce e gas: 2,9 milioni di vittime. Ecco i canali più usati e le regole per difendersi

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Quasi 650 milioni di euro sottratti con raggiri su luce e gas nell’ultimo anno. È questo il conto, pesante, delle truffe energetiche in Italia, che hanno coinvolto 2,9 milioni di persone. A fotografare il fenomeno è un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, che aggiorna i dati del progetto “Stop alle Truffe”, avviato tre anni fa con Consumerismo No Profit.

I numeri del fenomeno

Tre anni fa le vittime stimate erano 4 milioni; oggi il dato segna un calo del 27%, segno che le campagne di informazione stanno funzionando. Ma il danno economico complessivo rimane molto elevato, pari a quasi 650 milioni di euro.

Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it, sottolinea che la voglia di risparmiare, in un periodo economicamente complicato, possa spingere i consumatori a cercare offerte “imperdibili” e cadere in trappola:

Bisogna continuare a informare e a mantenere alta anche l’attenzione delle istituzioni.

Come agiscono i truffatori, i canali più usati

L’indagine individua con chiarezza gli strumenti preferiti dai malfattori per truffare le persone con la bolletta di luce e gas:

  • finti call center: 68,2% dei casi, quasi 7 truffe su 10;
  • false email: 24,9%, un caso su 4;
  • porta a porta: 12,9%;
  • app di messaggistica istantanea: 9,5%;
  • social network: 6%.

Le percentuali non sono alternative, perché una stessa vittima può essere stata raggiunta attraverso più canali Il telefono resta dunque il canale principale, ma non vanno sottovalutati i metodi digitali, sempre più sofisticati e capaci di sfruttare momenti di difficoltà economica.

Chi sono le vittime

Contrariamente allo stereotipo della vittima anziana e poco istruita, i dati mostrano che il fenomeno colpisce soprattutto le fasce più giovani. La media nazionale è al 7%, ma sale al 9,2% tra i 25-34 anni e al 10,1% tra i 35-44enni. E l’incidenza tra chi ha un titolo universitario è più del doppio rispetto alla media.

Questo suggerisce che la truffa energetica non discrimina per età o istruzione, ma conta più la situazione (ricerca di risparmio, fretta, distrazione) che il profilo demografico.

Più di uno su due non denuncia

Un altro dato allarmante è la bassa propensione a denunciare. Il 59,2% delle vittime non presenta alcuna segnalazione alle autorità. Le motivazioni sono sia economiche sia psicologiche:

  • il 36,1% non denuncia perché il danno economico era basso;
  • il 22,7% è certo di non recuperare quanto perso;
  • il 16,8% si sente ingenuo e prova vergogna;
  • il 4,2% non vuole che i familiari vengano a conoscenza dell’accaduto.

Percentuali importanti, che però contribuiscono ad alimentare il fenomeno, rendendo più difficile il contrasto alle organizzazioni criminali.

I consigli pratici per non cadere nella trappola

Facile.it e Consumerismo No Profit hanno redatto un vademecum con cinque regole d’oro per ridurre il rischio di frodi:

  • verifica sempre l’identità dell’interlocutore – chi ti contatta deve qualificarsi chiaramente e permettere di verificare la sua appartenenza all’azienda;
  • non farti prendere dalla fretta – pretendi sempre la proposta scritta, leggi il contratto con calma e verifica sul sito di Arera la correttezza delle informazioni e l’autorizzazione del fornitore;
  • fai attenzione ai codici POD (luce) e PDR (gas) – questi identificano in modo univoco la tua fornitura e non vanno condivisi se non per siglare un nuovo contratto;
  • fai attenzione a ciò che dici al telefono – non rispondere con monosillabi (“Sì”, “No”, “Confermo”) a call center sospetti, perché le tue risposte potrebbero essere rimontate per simulare il tuo consenso;
  • se ci sei cascato, puoi rimediare – contatta subito il nuovo fornitore per chiarire e invia un reclamo formale per disconoscerlo. Se necessario, sporgi denuncia al Garante.