Sciopero taxi del 13 gennaio, stop di 24 ore in tutta Italia: i motivi

Il 13 gennaio 2026 sciopero taxi di 24 ore: città paralizzate, proteste contro le piattaforme e consigli su alternative e servizi minimi

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Martedì 13 gennaio 2026 i taxi in tutta Italia si fermeranno per 24 ore, dalle 00:00 alle 24:00. L’Umbria è l’unica regione esclusa dallo sciopero, che promette di paralizzare gli spostamenti urbani e i trasferimenti verso aeroporti e stazioni, creando disagi significativi per i cittadini.

A proclamare la mobilitazione è un fronte amplissimo e trasversale di sigle sindacali e associative, unite contro quello che definiscono “l’ingresso aggressivo di multinazionali private” nel settore.

Le ragioni dello sciopero

Aderiscono allo sciopero ben 18 organizzazioni, tra cui Filt Cgil Taxi, Ugl Taxi, Usb Taxi, Uritaxi, Fedartaxi Cisal, Satam, Unione Artigiani, Claai e Orsa taxi. Una coalizione estesa, che segnala un malessere profondo e condiviso nella categoria. In diverse città, come a Roma, sono previsti presidi e iniziative pubbliche per dare voce alla protesta.

Secondo i tassisti, il settore è garante di un “servizio pubblico regolato”, con tariffe fissate dai Comuni, controlli stringenti, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l’utente. Un modello che, a loro dire, viene messo in discussione da piattaforme tecnologiche come Uber, guidate da logiche di profitto e algoritmi. Si legge nei volantini di protesta:

Oggi questo modello è messo in discussione dall’ingresso aggressivo di multinazionali private che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi. Scioperiamo per difendere un servizio pubblico sicuro, trasparente, equo che appartiene alla città, non a società che operano nei paradisi fiscali

La categoria teme che il cittadino, in un mercato libero, sia esposto a prezzi variabili e speculativi nei momenti di maggiore necessità (come durante la pioggia o gli eventi). Lo slogan “No al caporalato tecnologico”, lanciato da Nicola Di Giacobbe della Filt Cgil Taxi, sintetizza la percezione di uno sfruttamento del lavoro mediato da piattaforme digitali.

Cosa chiedono al Governo

Le richieste avanzate dalle sigle sono tre:

  • completamento e piena applicazione della Legge 12/2019 contro l’abusivismo nel settore del trasporto non di linea.
  • norme chiare che regolino le piattaforme tecnologiche, limitando lo “strapotere degli algoritmi” e garantendo trasparenza.
  • tutela e riconoscimento del servizio pubblico taxi come componente essenziale della mobilità urbana.

Se da un lato il fronte taxi invoca protezione, il dibattito pubblico e le autorità pongono l’accento su altri temi cruciali come concorrenza e tutela dell’utente. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha più volte evidenziato criticità nel mercato del trasporto non di linea. Per questo, da tempo chiedono regole certe e trasparenti che favoriscano una concorrenza leale, impedendo posizioni dominanti e clausole di esclusiva per gli operatori.

Cosa succede il 13 gennaio: disagi e alternative

Per l’utenza, l’impatto sarà pratico e immediato: reperire un taxi sarà molto difficile, se non impossibile, specialmente nelle grandi città e nelle fasce orarie di punta. Le alternative possibili includono il trasporto pubblico locale, il car sharing e, dove disponibili, i servizi di NCC (Noleggio con Conducente). Per questi ultimi, però, è consigliabile prenotarlo per tempo, visto che ci sarà una grande richiesta il 13 gennaio.

Anche durante gli scioperi, la legge prevede prestazioni minime indispensabili per garantire i diritti fondamentali dei cittadini, sotto la vigilanza della Commissione di Garanzia. Anche il settore taxi ha protocolli che disciplinano questi obblighi in caso di astensione dal lavoro.