Ambiente, dal 3 luglio stop alla plastica monouso: tutti i dettagli

Il bando imposto dalla direttiva è limitato agli oggetti in plastica monouso più inquinanti

“Prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato interno”.

Con questo obiettivo il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea nel giugno 2019 hanno adottato la Direttiva sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente Sup (Single use plastics/plastica monouso, ndr) recepita dall’Italia con legge nazionale nell’aprile di quest’anno e in vigore da sabato 3 luglio 2021.

“Entro tale data – ha ricordato Vivian Loonela, portavoce della Commissione europea – gli Stati membri dovranno mettere in campo tutte le misure necessarie per mettere in atto le disposizioni incluso il ritiro degli articoli vietati dalla norma” sottolineando che “per tutti gli articoli vietati ci sono delle alternative accessibili e a buon mercato”.

Gli articoli banditi

Il bando imposto dalla direttiva è limitato agli oggetti in plastica monouso più inquinanti. Sono, dunque, per il momento vietati piatti e posate, cannucce, cotton fioc, palette da cocktail, bastoncini dei palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo. I negozi potranno continuare a venderli fino ad esaurire le scorte, poi saranno proibiti del tutto.

I prodotti esclusi

Tra i prodotti di plastica usa e getta rimane consentita la produzione, la vendita e l’utilizzo delle bottiglie per acqua e bibite, dei flaconi di detergenti e detersivi, delle scatolette e delle buste per i cibi. Per i bicchieri di plastica, la direttiva prevede solo una riduzione del consumo.

Trovare alternative per questi prodotti è, infatti, più difficile e richiederà più tempo e ingenti investimenti. Un mondo libero dalla plastica richiede, infatti, un cambiamento culturale con un ritorno al passato fatto di detersivi alla spina, borracce, imballaggi in carta o bioplastiche.

Il contenzione Italia-Ue

Sulle bioplastiche, e sulle alternative alla plastica monouso, è in corso un contenzioso fra l’Italia e la Commissione europea. La direttiva SUP non fa distinzione nel suo bando fra oggetti in plastica tradizionale (quella prodotta dal petrolio e non biodegradabile) e oggetti in plastiche bio: prodotte da materie prime naturali come il mais, biodegradabili nell’ambiente e compostabili (cioè trasformabili in fertilizzante compost).

La legge italiana 53/2021 che ha recepito la direttiva europea ha invece escluso dal bando tutte le plastiche usa e getta compostabili, nelle quali l’industria italiana è molto forte. E il nostro paese chiede che anche le linee guida della Commissione per l’applicazione della SUP facciano la stessa cosa. Un’altra questione riguarda la carta plastificata usata per piatti, bicchieri e imballaggi. La direttiva non ne parla, ma le linee guida approvate a maggio estendono il bando anche a questi oggetti. La Ue, in seguito a un confronto fra il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans e il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha accolto le obiezioni dell’Italia impegnandosi a rivedere le linee guida della direttiva.

Le ripercussioni su economia e lavoro

“Non si abbassi la guardia sulle ripercussioni a carico di economia e lavoro”. Questo il commento di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, l’associazione delle aziende agricole e dell’industria alimentare, in merito allo stop sulla plastica monouso previsto dalla direttiva europea SUP.

“Come Filiera avevamo già denunciato l’inaccettabilità di assimilare il monouso alla plastica biodegradabile o di non riconoscere il fatto che un bicchiere di carta che è al 90% carta e per il 10% plastica non possa essere trattato a livello di norme come fosse al 100% plastica. Avevamo anche già lanciato un alert sul pericolo che i nuovi provvedimenti potessero incidere non solo sull’industria della carta e del cartoncino, ma anche sulla ristorazione, settore già duramente colpito dalla crisi Covid, e di conseguenza anche sull’intero settore alimentare”.

Importante per Filera Italia è la ricerca di un’apertura proprio sul tema delle bioplastiche portata avanti dal ministro Cingolani, che ha già messo in luce i rischi connessi all’entrata in vigore di questa nuove linee guida e chiesto che fossero fatti i dovuti distinguo sui materiali. “Ora serve subito un atto di implementazione comunitaria e di recepimento nazionale su quanto chiesto – afferma Scordamaglia –.

Le richieste del nostro Paese – conclude il consigliere di Filiera Italia – incontrano il blocco di Francia e Germania, paesi che ad oggi non sembrano essere avanti nel settore del biodegradabile, al contrario dell’Italia, che in questo campo in Ue è leader per innovazione e produzione”.

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