Rifiuti di plastica sulle spiagge, la mappa dei Paesi più inquinati e da dove arrivano

Lo studio dell'Università di Plymouth svela l'impatto record degli imballaggi alimentari e traccia la contaminazione fino alle aree remote

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Sulle spiagge italiane, in estate e in inverno, si possono trovare moltissimi rifiuti di plastica dagli imballaggi ai mozziconi di sigarette. Nella maggior parte dei casi derivano da confezioni di alimenti e bevande, ma si trovano anche sacchi di plastica e resti di attrezzi per la pesca. Il nostro pianeta sta affrontando una crisi dell’inquinamento da plastica, molto evidente nelle discariche sulla terra; meno visibile ma altrettanto preoccupante è la plastica presente negli oceani. Tutta questa plastica compromette la salute degli ecosistemi marini, minaccia la sicurezza alimentare e fa spendere moltissime risorse economiche alle comunità costiere per la pulizia delle spiagge (Italia compresa). I maggiori inquinanti sono cibi e bevande consumati sul posto, che però, abbandonati sulle spiagge, rischiano di essere trasportati dalla corrente a contaminare altre zone.

È difficile quindi puntare il dito solo su un unico responsabile e manca soprattutto uno sguardo attento e unico, frammentato dai diversi regolamenti regionali. Da qui lo studio, coordinato dall’Università di Plymouth e pubblicato sulla rivista scientifica One Earth, che ha voluto realizzare la prima mappa globale dei rifiuti costieri, analizzando la loro distribuzione e da dove provengono. E il risultato è che la maggior parte delle spiagge inquinate dai prodotti usa-e-getta si trova in India, Cina, Stati Uniti e in diverse aree remote che non dovrebbero essere contaminate.

L’inquinamento da plastica

L’inquinamento da plastica è un problema ambientale di dimensioni globali. Sappiamo che ogni anno vengono prodotte circa 460 milioni di tonnellate di plastica ed entro il 2040 è previsto che si raggiungerà la quota di 20 miliardi di tonnellate. Un aumento dovuto anche alla necessità di reinventarsi dei grandi gruppi petroliferi, che con l’aumento delle auto elettriche vedono il loro business cambiare notevolmente.

Quindi ci sarà sempre più plastica, ma gli effetti negativi sono evidenti già adesso. Infatti molti prodotti non vengono riciclati a fine vita e circa 20 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’ambiente ogni anno. Entro il 2030 si prevede un accumulo totale di plastica negli oceani che raggiungerà 145 milioni di tonnellate.

Sono detriti che hanno un impatto fortemente negativo sull’ambiente, sui processi ecologici, sulla fauna selvatica, sull’economia blu e sulla salute umana (basti pensare all’impatto delle microplastiche).

Ma soprattutto, sono un impegno finanziario che ricade in maniera sproporzionata su alcune nazioni a più basso reddito. Un problema enorme, quindi, che può essere affrontato solo con una gestione dei rifiuti non nazionale o locale, ma globale.

Ad ostacolare questa risposta, prima ancora delle singole politiche nazionali, è la mancanza di dati sufficienti per capire quali siano i principali responsabili della dispersione dei rifiuti di plastica in mare.

Mappa globale dei rifiuti costieri

Proprio dal cercare di capire quali rifiuti di plastica si trovano in mare e sulle spiagge, quali sono i luoghi più inquinati e da dove arrivano, che la ricerca dell’Università di Plymouth muove i suoi passi. Lo studio è riuscito a mappare la diffusione e la distribuzione a livello globale per tipologia di rifiuto di plastica.

I prodotti più dispersi in mare

I prodotti di plastica che più facilmente diventano rifiuti marini sono gli imballaggi alimentari. Questi rappresentano il principale rifiuto in 112 nazioni prese in esame.

Nello specifico, i rifiuti marini dominanti (top 3) sono:

  • nel 53% delle nazioni imballaggi alimentari;
  • nel 51% delle nazioni tappi e coperchi;
  • nel 51% delle nazioni bottiglie di plastica;
  • nel 40% delle nazioni sacchetti di plastica;
  • nel 38% delle nazioni sigarette;
  • nel 34% delle nazioni attrezzatura da pesca e da trasporto.

Le percentuali più alte di sigarette, per esempio, sono state riscontrate in Europa, mentre non figurano in Antartide o nell’Artico. Infatti nonostante un generale calo della prevalenza del fumo a livello globale, l’inquinamento causato dalle sigarette è rimasto elevato soprattutto sulle coste del Mediterraneo.

 

 

Al contrario gli attrezzi da pesca e da trasporto, che sono molto presenti sulle coste di ogni continente, rappresentano però le percentuali più elevate sulle coste dell’Oceano Antartico, incluse Antartide e Georgia del Sud, e dell’Oceano Artico, inclusi Canada, Groenlandia, Islanda, Norvegia e Russia.

Quindi, anche se i rifiuti di imballaggi alimentari e i beni di consumo dominano a livello globale, tra gli oggetti galleggianti in mare ci sono anche attrezzi da pesca molto diffusi nelle zone remote.

Le spiagge più inquinate per tipologia di prodotto

Entrando più nello specifico, si scopre così che mentre i rifiuti di imballaggi di cibo e bevande sono nella top tre di quasi tutto il globo, dall’Alaska all’Australia, dal sud delle Americhe fino al nord dell’Africa (in particolare nelle nazioni più popolose come India, Cina, Stati Uniti, Indonesia e Pakistan), ci sono altri rifiuti che invece sono più circoscritti, ma non meno impattanti.

 

 

Esempi anomali sono quelli della Grecia, dove sulle spiagge un rifiuto comune sono i giubbotti di salvataggio legati alle rotte migratorie o dell’Islanda, dove si trovano numerosi bossoli di cartucce.

Per esempio, le buste di plastica sono un problema per i Paesi senza regolamentazione:

  • Egitto;
  • Algeria;
  • Nigeria.

Ma sono un problema anche per i Paesi che vietano i sacchetti, esattamente come in Europa dove si è passati ai sacchetti biodegradabili. In questi casi però la colpa è di norme vecchie o problemi relativi a ritardi o assenza di applicazione delle leggi, come in:

  • Marocco;
  • Tunisia;
  • Senegal;
  • Camerun.