Secondo i dati aggiornati el Dipartimento delle Finanze, nel periodo gennaio-novembre 2025, lo Stato italiano ha incassato, in entrate tributarie, 530.587 milioni di euro, 11.258 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a una crescita del 2,2%. Analizzando però i numeri nel dettaglio, la dinamica è stata diversa per imposte dirette e imposte indirette.
Quanto ha incassato lo Stato nel 2025 di imposte
Nel 2025 c’è stato un aumento delle imposte dirette, pari a 1.485 milioni di euro, ovvero al +0,5%. Queste, nel periodo in esame, hanno raggiunto quota 294.825 milioni di euro. Le imposte indirette, invece, hanno raggiunto i 235.762 milioni di euro, registrando un incremento più marcato, di 9.773 milioni di euro, corrispondente a +4,3%.
Questa differenza di passo non è casuale. Le imposte dirette (come Irpef, Ires e le varie imposte sostitutive sui redditi) risentono in generale dell’andamento dei redditi e dell’occupazione, che nel 2025 hanno mostrato segnali di stabilità ma non una crescita particolarmente vivace. Le imposte indirette, al contrario, sono più sensibili ai consumi e ai prezzi, e quindi beneficiano maggiormente della spinta inflattiva rimasta elevata, soprattutto nella prima parte dell’anno.
Le entrate dirette
Analizzando nel dettaglio le imposte dirette, emergono alcune voci che spiegano l’aumento complessivo, seppur contenuto. In particolare, l’incremento dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale, che nel periodo gennaio-novembre 2025 ha generato un gettito pari a 18.450 milioni di euro, con una crescita di 2.471 milioni di euro rispetto all’anno precedente (+15,5%).
Più marcato l’incremento l’andamento dell’imposta sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, che raggiunge 3.557 milioni di euro, con un aumento di 2.000 milioni di euro, pari a un +128,5%. Questo dato riflette la maggiore redditività degli investimenti finanziari e la realizzazione di plusvalenze, favorita anche dalla volatilità dei mercati e dalla necessità, per molti risparmiatori, di liquidare asset.
Spicca infine l’exploit dell’imposta sostitutiva sui fondi pensione, che si attesta a 1.430 milioni di euro, in crescita di 1.190 milioni di euro rispetto al 2024, con un aumento percentuale del +495,8%. Un balzo che va letto alla luce dei rendimenti maturati dai fondi e dei meccanismi di tassazione applicati, ma che segnala anche una crescente centralità della previdenza complementare nel sistema economico italiano.
Imposte indirette: l’Iva resta il pilastro del gettito
Ben diversa è la situazione sul fronte delle imposte indirette, che rappresentano il vero motore dell’aumento delle entrate nel 2025. La voce principale è, come sempre, l’Imposta sul valore aggiunto (Iva), le cui entrate nel periodo gennaio-novembre 2025 si attestano a 161.518 milioni di euro, con un incremento di 4.618 milioni di euro, pari a +2,9%.
Di questi, 137.605 milioni di euro derivano dalla componente sugli scambi interni, che cresce di 4.325 milioni di euro (+3,2%). All’interno di questo aggregato assume particolare rilievo il meccanismo dello split payment, ossia il versamento diretto dell’Iva allo Stato da parte delle pubbliche amministrazioni. Nel 2025 i versamenti delle PA a questo titolo ammontano a 16.024 milioni di euro, con un aumento di 1.062 milioni di euro rispetto all’anno precedente (+7,1%).
Sul fronte dell’Iva sulle importazioni, il gettito raggiunge 17.529 milioni di euro, con una crescita più contenuta di 254 milioni di euro (+1,5%), segnale di un commercio internazionale ancora debole e condizionato da fattori geopolitici e dalla frenata della domanda globale.
Cosa dicono i dati
Nel complesso, i numeri mostrano che nel 2025 lo Stato italiano ha incassato di più dalle tasse, soprattutto grazie alle imposte indirette e ai redditi finanziari. Tuttavia, questa crescita non è priva di criticità. L’aumento del gettito Iva è legato in parte all’inflazione, che gonfia la base imponibile, ma pesa anche sul potere d’acquisto delle famiglie. Allo stesso tempo, la debolezza delle imposte dirette tradizionali riflette un mercato del lavoro che fatica a produrre redditi più elevati e stabili.
Lo Stato quindi incassa di più, ma soprattutto attraverso tasse che colpiscono consumi e rendite, più che attraverso una crescita diffusa dei redditi da lavoro e d’impresa.