Prosegue a passo spedito la trasformazione della macchina fiscale guidata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Tra i passaggi decisivi annunciati durante l’audizione in Commissione Anagrafe tributaria, c’è l’arrivo in Consiglio dei ministri del nuovo Codice tributario, previsto entro ottobre.
Questo intervento completerà il riordino normativo e si affiancherà all’impiego sempre più capillare dell’intelligenza artificiale e dell’interoperabilità delle banche dati nel contrasto all’evasione.
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Il legame tra il Codice tributario e l’intelligenza artificiale
La revisione del Codice tributario e dei nuovi Testi unici non è un mero passaggio burocratico. Rappresenta la base giuridica fondamentale per rendere legittimo l’utilizzo di strumenti tecnologici di ultima generazione. Fino a oggi, la frammentazione delle norme e la mancata comunicazione tra gli archivi pubblici hanno costituito il principale ostacolo all’efficacia delle verifiche.
Semplificando la cornice di riferimento, la riforma fornisce all’amministrazione finanziaria un perimetro chiaro entro cui muoversi. È proprio questa razionalizzazione a permettere agli algoritmi di far interoperare le banche dati dell’Anagrafe tributaria, incrociando i flussi informativi per individuare le anomalie e profilare il rischio fiscale con maggiore accuratezza.
A quanto ammonta il recupero fiscale con l’aiuto dell’AI
L’integrazione delle tecnologie digitali nelle procedure di analisi ha già mostrato un impatto diretto sui conti pubblici. Nel triennio che si è concluso nel 2025, le attività di contrasto all’evasione hanno raggiunto la cifra record di 101 miliardi di euro. Un risultato rivendicato dallo stesso Leo in Commissione:
Nel triennio 2023-25 abbiamo fatto un recupero, grazie anche all’utilizzo di questi strumenti, di 101 miliardi, un record assoluto.
I dati evidenziano in effetti un trend di incassi in costante crescita:
- 31,4 miliardi di euro recuperati nel 2023;
- 33,4 miliardi di euro registrati nel 2024;
- 36,1 miliardi di euro incassati nel 2025.
Un bilancio reso possibile dall’elaborazione ad alto volume delle informazioni, che permette all’Agenzia delle Entrate di selezionare i soggetti da sottoporre a controllo riducendo le verifiche a vuoto.
Resta centrale la decisione umana
Nonostante l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale, la fase dell’accertamento rimane saldamente legata alla valutazione degli operatori. I software di analisi servono a far emergere le incongruenze, ma non generano sanzioni o contestazioni automatiche.
Sul punto il viceministro è stato netto:
L’intelligenza artificiale non sostituirà mai l’uomo. Non ci saranno automatismi, ci sarà sempre l’intervento dell’uomo. Si avvierà un contraddittorio e l’uomo dovrà verificare se le procedure informatiche al servizio dell’attività di accertamento siano coerenti.
L’esito delle analisi informatiche costituisce solo l’innesco per una verifica successiva guidata dai funzionari, nel rispetto delle tutele della privacy e del diritto al contraddittorio. La decisione finale sulla legittimità dell’atto tributario spetterà sempre alla valutazione umana.
Verso un modello di accertamento integrato
Il percorso tracciato dal Mef conferma la volontà di consolidare un sistema fiscale che punta su tecnologia e codificazione per migliorare la qualità dei controlli. L’incrocio dei dati e l’AI diventano strumenti di supporto per selezionare le posizioni a rischio, mentre il riordino normativo del Codice tributario garantisce la cornice di regole entro cui esercitare il controllo.
L’obiettivo dichiarato è quello di conciliare la lotta all’evasione con la semplificazione delle procedure, concentrando l’attività ispettiva dove si annidano i veri illeciti e riducendo l’impatto burocratico per i contribuenti in regola.