Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026, un segnale concreto arriva per milioni di lavoratori italiani. La soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici è innalzata da 8 a 10 euro giornalieri. Una misura attesa, che modifica il comma 14 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio, pari a 22 miliardi.
La decisione è stata presa con l’obiettivo dichiarato di potenziare il welfare aziendale, sostenere il potere d’acquisto e dare una spinta ai consumi interni. La soglia per i buoni cartacei resta invece ferma a 4 euro.
I risparmi per i dipendenti
L’intervento si configura come una leva per trasferire risorse direttamente nelle tasche dei dipendenti. I buoni pasto, rientranti tra i fringe benefit, non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente finché il loro valore resta entro la soglia di esenzione. Pertanto, un aumento di questo limite non comporta oneri contributivi aggiuntivi per le aziende, mentre per il lavoratore si traduce in un beneficio netto.
Secondo le stime, il risparmio annuo per un dipendente potrebbe arrivare fino a circa 500 euro netti, come afferma Matteo Orlandini, presidente dell’Anseb (Associazione Italiana Società Esercenti Buoni Pasto). Una cifra molto importante, che agisce direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie.
Chi ne beneficia
La legge non impone un aumento automatico del valore del ticket a 10 euro, ma rende fiscalmente conveniente per le aziende alzare la propria erogazione fino a questa nuova soglia. Il tetto per i buoni cartacei resta invece ferma a 4 euro.
I buoni pasto sono titoli nominativi, di valore prefissato, utilizzabili esclusivamente dal beneficiario. Aziende di ogni dimensione, liberi professionisti ed enti pubblici li ordinano dalle società emittenti e li distribuiscono poi ai propri dipendenti.
Una volta ricevuti, i lavoratori possono spenderli negli esercizi convenzionati per un importo pari al valore del buono. I ticket possono essere utilizzati nei bar, ristoranti o gastronomie, ma anche per acquistare generi alimentari presso punti vendita al dettaglio come supermercati e mercati.
La crescita dei buoni pasto
L’impatto della misura va ben oltre il singolo lavoratore. Come sottolineato da Orlandini, l’adeguamento a 10 euro
rende più competitivo il sistema delle imprese, sostiene i pubblici esercizi e attiva un effetto moltiplicatore sui consumi, contribuendo a rimettere al centro l’economia reale e i bisogni delle famiglie. La decisione è coerente in una fase in cui, dal 2020, l’inflazione sui soli beni alimentari è aumentata di oltre il 25%, riducendo il valore reale della pausa pranzo.
Il buono pasto è infatti il benefit più diffuso in Italia, utilizzato da oltre 3,5 milioni di persone. Rappresenta una fonte di reddito cruciale per un vasto ecosistema commerciale, dalla piccola gastronomia alla grande distribuzione.
I dati dell’Osservatorio Welfare di Edenred confermano la tendenza: nel 2024 le imprese italiane hanno erogato in media 1.000 euro a dipendente, pari a un +10% rispetto all’anno precedente. L’innalzamento del limite di esenzione si inserisce in questa dinamica di crescita del welfare aziendale, incoraggiando le aziende a investire di più nel benessere dei propri dipendenti.