Bonus Tari, a chi spetta in base all’Isee e come richiederlo: le novità

Da quest'anno parte finalmente il bonus Tari, lo sconto del 25% sulla tassa rifiuti. Ma vediamo nel dettaglio come funziona

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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Il bonus Tari 2026 è uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti riservato alle famiglie che stanno affrontando alcune difficoltà economiche. La misura, al pari del bonus bollette, viene riconosciuta in modo automatico nel momento in cui gli aventi diritto presentano la documentazione per aggiornare l’Isee.

Sconto del 25% sui rifiuti per le famiglie in difficoltà

Attraverso il bonus Tari 2026 il legislatore ha voluto introdurre uno strumento per fornire sostegno economico alle famiglie che si trovano in condizioni di disagio economico-sociale.

L’agevolazione è stata introdotta attraverso l’articolo 57-bis, comma 2, del Decreto Legge n. 14/2019 ed è stata attuata a seguito dell’emanazione di un apposito decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Volendo sintetizzare al massimo, il bonus Tari 2026 è una riduzione del 25% dell’importo complessivo della tassa sui rifiuti o della tariffa corrispettiva che le famiglie devono pagare.

È un’agevolazione personale ed è legata alla singola famiglia: è possibile ottenerla per una sola fornitura, che deve essere intestata ad una delle persone che appartengono al nucleo familiare anagrafico.

L’intento di fondo di questa iniziativa è quello di alleggerire una delle voci di spesa fissa che devono sostenere obbligatoriamente le famiglie.

Chi ha diritto a richiedere il bonus Tari 2026

Al bonus Tari 2026 non possono accedere trasversalmente tutte le famiglie: ne hanno diritto solo alcune sulla base della loro condizione economica.

Come parametro di riferimento, come sempre, viene utilizzato l’Isee: per poter beneficiare dello sconto è necessario che i diretti interessati rimangano al di sotto della soglia dei 9.530 euro.

A questa regola è prevista una deroga importante, che coinvolge le famiglie numerose, che il legislatore ritiene debbano accedere a delle tutele maggiori. Quando all’interno di un nucleo familiare sono presenti almeno 4 figli a carico, la soglia Isee viene innalzata a 20.000 euro.

È necessario presentare una domanda?

A rendere particolare il bonus Tari 2026 (in questo è accomunato ai bonus bollette) è la sua modalità di erogazione: le famiglie che hanno i requisiti per riceverlo non hanno la necessità di presentare la domanda al gestore del servizio o al Comune. L’agevolazione viene riconosciuta automaticamente.

Non è quindi necessario presentare alcun tipo di domanda: il legislatore ha voluto evitare le varie difficoltà burocratiche a cui sarebbero potuti andare incontro i potenziali beneficiari.

Il meccanismo, che sta alla base del funzionamento del bonus Tari, è molto semplice: gli enti si scambiano le informazioni.

Come ogni anno il cittadino deve semplicemente presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu) per ottenere la nuova attestazione Isee.

Una volta recepita tutta la documentazione sarà direttamente l’Inps a identificare i soggetti che hanno diritto ad accedere all’agevolazione e a trasmettere i dati a un sistema informatico nazionale, il Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche (Sgate).

A questo punto saranno direttamente i gestori della Tari e i singoli Comuni ad attingere alle informazioni contenute all’interno di questa banca dati e ad applicare lo sconto.

Quando arriva effettivamente lo sconto

È bene sapere fin da subito quando il bonus Tari 2026 verrà effettivamente attivato, in modo da non aspettarlo inutilmente.

L’agevolazione, almeno sulla carta, trova applicazione a partire dal 2025, che è stato definito come anno A, ma i beneficiari troveranno lo sconto solo a partire dall’anno successivo, il 2026, che viene definito come anno A+1.

Questo significa, molto pragmaticamente, che il diritto allo sconto del 25% sulla bolletta è già maturato a partire dallo scorso anno, ma il gestore o il Comune riconosce questo importo solo a partire dalla prima rata utile di quest’anno. E, comunque vada, entro e non oltre il 30 giugno 2026.

Nel caso in cui il bonus Tari dovesse avere un valore superiore alla prima rata della tassa di quest’anno, la parte residua verrà scalata dalla rata successiva.

Se per un qualsiasi motivo la prima bolletta dovesse essere emessa oltre il 30 giugno, l’ente è obbligato a rimborsare i beneficiario attraverso un pagamento diretto (generalmente un bonifico).

Come viene finanziato il bonus Tari 2026

Per far in modo che l’agevolazione abbia la copertura finanziaria necessaria, è stato realizzato un meccanismo per reperire i fondi basato sul principio della solidarietà generale.

Nella tariffa sui rifiuti è stata inserita una nuova componente perequativa, che è stata battezzata Ur3, che andrà a incidere trasversalmente su tutte le utenze, domestiche e non domestiche (ossia quelle di aziende, negozi e uffici).

La nuova componente fissa è pari a 6 euro annui ed è stata addebitata sulle bollette a partire dallo scorso anno.

Questo escamotage permette di raccogliere dei fondi, che confluiranno all’interno di un conto specifico gestito dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea): serviranno per coprire i costi dei bonus che sono stati erogati agli aventi diritto.

Cosa succede ai morosi

Il bonus Tari 2026 viene erogato esclusivamente alle famiglie che sono in regola con il pagamento della tassa: l’agevolazione viene riconosciuta solo e soltanto se i pagamenti sono sempre stati effettuati puntualmente (almeno quelli che non sono finiti in prescrizione).

Nel caso ci dovessero essere scoperte delle morosità pregresse non ancora prescritte, l’importo del bonus può essere trattenuto per compensare quanto dovuto.

L’operazione, però, non può essere fatta arbitrariamente: l’Ente è tenuto a notificare al beneficiario un sollecito di pagamento per le somme insolute. Una volta trascorsi 40 giorni senza che le pendenze siano state regolarizzate, l’importo del bonus viene trattenuto.