Un bonifico tra genitore e figlia fa scattare la tassa dell’8%: la sentenza della Cassazione

Una maxi-transazione tra parenti attira l'attenzione del Fisco e viene tassata all'8%. I giudici danno ragione all'Agenzia delle Entrate: è una liberalità indiretta.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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A volte un bonifico tra genitori e figli può far scattare un’imposta dell’8%.

A chiarirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione, che è intervenuta per tracciare una linea di demarcazione netta tra i normali aiuti economici in famiglia, le donazioni ufficiali e le cosiddette liberalità indirette soggette ad accertamento fiscale.

Perché la Cassazione ha dato ragione al Fisco

La vicenda può sembrare surreale, ma se si vanno a guardare gli importi in questione si comprende meglio la decisione della Cassazione. Non si tratta di poche migliaia di euro che una madre decide di trasferire a sua figlia in un momento di necessità: stiamo parlando di un trasferimento di risorse finanziarie per ben 8,2 milioni di euro, provenienti dal patrimonio estero di una madre e destinati alla figlia.

A seguito di un controllo, l’Agenzia delle Entrate ha riqualificato l’operazione applicando un’imposta dell’8%. La contribuente ha provato a impugnare l’atto, ma la Corte ha confermato la decisione del Fisco, stabilendo un principio fondamentale: nei rapporti patrimoniali e finanziari conta prima di tutto la sostanza economica dell’operazione e non la semplice dicitura utilizzata nella causale del bonifico.

Perché si è arrivati alla tassazione

La difesa della contribuente non è riuscita a dimostrare la presenza di una causale specifica diversa dal mero arricchimento. Se si fosse trattato di un prestito con obbligo di restituzione o di una donazione per uno scopo specifico esentasse, come per esempio l’acquisto di una prima casa, l’esito avrebbe potuto essere diverso.

In assenza di prove contrarie, l’Agenzia delle Entrate e i giudici hanno classificato il passaggio di denaro come una liberalità indiretta. La Cassazione ha ricordato che non è sufficiente inserire una causale generica come donazione o regalo su un bonifico di tale portata per mutarne la natura giuridica ed evitare i controlli fiscali. Per quanto il trasferimento avvenga all’interno dello stesso nucleo familiare.

Come e quando si applicano le tasse sulle donazioni tra parenti

Per comprendere le ragioni della decisione dei giudici, ecco le regole ordinarie che disciplinano le donazioni e i trasferimenti di denaro in linea retta, ossia tra genitori, figli e coniugi:

  • tutti i trasferimenti di denaro sono completamente esentasse fino al valore complessivo di 1 milione di euro per ciascun beneficiario;
  • se il valore della donazione supera la soglia di 1 milione di euro, si applica un’imposta del 4%, ma soltanto sulla parte che eccede la franchigia;
  • l’imposta dell’8% scatta esclusivamente sugli importi superiori a 1 milione di euro quando il Fisco accerta d’ufficio una liberalità indiretta non dichiarata.

Cosa controlla davvero l’Agenzia delle Entrate e chi può stare tranquillo

Questa sentenza della Cassazione non deve generare allarmismi ingiustificati tra le famiglie. L’Agenzia delle Entrate focalizza la propria attività di accertamento finanziario su operazioni straordinarie e importi di rilevante entità, spesso legati a patrimoni esteri e a complessi passaggi generazionali.

La maggior parte dei contribuenti, che effettuano o ricevono piccoli e medi bonifici quotidiani, rientra ampiamente nella franchigia di 1 milione di euro. Di conseguenza, queste operazioni ordinarie non sono soggette ad alcuna imposta e non costituiscono un bersaglio per i controlli del Fisco.