Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che gli Usa avrebbero rimosso alcune sanzioni sul diesel russo, in modo da permettere a Mosca di esportarlo. L’obiettivo di Trump è quello di far calare i prezzi del gasolio prima delle elezioni di metà mandato, che si terranno il 3 novembre, in modo da migliorare la propria popolarità.
Le quantità annunciate, però, sono minime. Anche considerando vere le promesse annunciate, si tratterebbe di una quantità di gasolio talmente piccola da non coprire nemmeno la metà di quanto il mondo ne consuma in un giorno. E sarebbe rilasciata nel corso di tre mesi.
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L’accordo tra Trump e Putin sul diesel
L’accordo annunciato prevede l’esportazione, da parte della Russia, di:
- 2,2 milioni di barili di diesel immediatamente;
- 3,7 milioni di barili di diesel a novembre;
- 7,5 milioni di barili di diesel a dicembre.
Gli Usa rimuoveranno le loro sanzioni da esattamente queste quantità, in modo da permettere alle società statunitensi e internazionali di acquistarlo. Diversi Paesi occidentali, tra cui Australia e tutta l’Ue, hanno già annunciato che non acquisteranno questo diesel e che manterranno le proprie sanzioni su di esso.
Il diesel che la Russia esporterà sarà davvero poco
Già questo aspetto potrebbe limitare l’effetto della decisione di Trump sui prezzi del gasolio a livello internazionale. C’è però un altro problema: 13,4 milioni di barili di diesel in tre mesi sono pochissimi.
Il metro di paragone migliore sono i consumi mondiali, che in media ammontano a 30 milioni di barili al giorno. Le nuove esportazioni russe di tre mesi sarebbero quindi consumate nel giro di 10 ore.
Perché la Russia non esporta più diesel?
La Russia però potrebbe non essere nelle condizioni di esportare più gasolio di così. Già prima delle sanzioni statunitensi, Mosca aveva infatti bandito le esportazioni di carburante.
È una conseguenza dei continui attacchi ucraini alle raffinerie russe, che hanno reso molto difficile per il Paese produrre benzina e gasolio dal proprio petrolio. Lo stesso accordo specifica che gli ultimi 7,5 milioni di barili saranno esportati solo se le raffinerie russe saranno in condizione di produrre.
Perché Trump ha accettato un accordo con Putin
L’accordo quindi avrà più che altro un effetto di legittimazione nei confronti della Russia e, con ogni probabilità, nessuna conseguenza sul mercato del gasolio. Trump però ha comunque deciso di firmarlo, perché la sua popolarità negli Usa è ai minimi storici e la ragione principale è proprio il prezzo del diesel.
Il 3 novembre, inoltre, ci sono le elezioni di metà mandato. Solo sei mesi fa, nonostante l’impopolarità del presidente, il Partito Repubblicano sperava di poter mantenere almeno il controllo del Senato, con qualche probabilità di difendersi alla Camera.
Oggi il partito di Trump si ritrova non solo davanti a una sconfitta che sembra inevitabile alla Camera, ma anche a una possibile clamorosa sconfitta al Senato, con Stati come il Texas e l’Alaska che sembrano pronti a votare democratico e consegnare la camera alta del Congresso, e quindi tutto il Parlamento, all’opposizione per i prossimi due anni.