Un altro passaggio commerciale fondamentale per gli scambi mondiali può diventare uno dei principali punti di pressione nella competizione tra Iran, Stati Uniti e Paesi occidentali per il controllo delle rotte energetiche e commerciali del Medio Oriente. Le tensioni ininterrotte nel Golfo Persico hanno riportato al centro dell’attenzione lo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali “colli di bottiglia” del commercio marittimo globale. Ogni minaccia alla navigazione in questo passaggio si riflette infatti sui mercati energetici, sui costi dei trasporti e, indirettamente, sui prezzi di molti beni di consumo. A differenza di Hormuz, però, il Bab el-Mandeb non è il punto di uscita del petrolio dal Golfo Persico, bensì la porta d’ingresso al Mar Rosso e quindi al Canale di Suez. È qui che convergono le rotte tra Asia, Africa ed Europa. Quando le compagnie evitano questa rotta e circumnavigano l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, il viaggio tra Asia ed Europa si allunga di circa 10-15 giorni, con un aumento dei costi di carburante, assicurazione e nolo delle navi.
Cosa passa dallo stretto di Bab el-Mandeb
Il Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, rappresentando il passaggio obbligato per tutte le navi dirette verso il Canale di Suez provenienti dall’Asia o dal Golfo Persico.
Secondo la U.S. Energy Information Administration (EIA), si tratta di uno dei sette principali “maritime chokepoints” del pianeta, cioè quei passaggi marittimi stretti da cui dipende una parte significativa del commercio mondiale. Attraverso questo corridoio transitano merci destinate ai mercati europei, asiatici e nordamericani:
- petrolio greggio;
- prodotti raffinati
- gas naturale liquefatto (GNL)
- container
- materie prime industriali
Nel primo semestre del 2025 sono transitati in media circa 4,4 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi al giorno, mentre prima dell’escalation degli attacchi nel Mar Rosso il flusso aveva superato anche i 9 milioni di barili giornalieri nel 2023.
La centralità del Bab el-Mandeb non dipende tanto dal volume assoluto delle merci, quanto dall’assenza di alternative altrettanto efficienti. Se una nave decide di evitare il Mar Rosso deve percorrere migliaia di chilometri in più passando dal Capo di Buona Speranza, con effetti che si propagano lungo tutta la filiera: aumentano il tempo di impiego delle navi, il consumo di carburante e il numero di giorni necessari per completare ogni viaggio, riducendo di fatto la capacità disponibile della flotta mondiale.
La sua importanza non riguarda soltanto il settore energetico. Una quota rilevante del traffico commerciale tra Europa e Asia utilizza, infatti, questa rotta insieme al Canale di Suez. Il Fondo Monetario Internazionale ha più volte segnalato come gli attacchi iniziati nel 2023 hanno ridotto drasticamente il numero di transiti, rimasti per lungo tempo ben al di sotto dei livelli precedenti alla crisi.
Quali Stati si affacciano sullo stretto
Il Bab el-Mandeb separa la Penisola Arabica dal Corno d’Africa. Sulla sponda asiatica si trova lo Yemen, mentre su quella africana si affacciano Gibuti e l’Eritrea.
Nel punto più stretto misura circa 29 chilometri (18 miglia nautiche) ed è diviso dall’isola yemenita di Perim (Mayyun) in due canali: uno orientale, largo circa 3 chilometri e poco profondo, e uno occidentale, molto più ampio e utilizzato dalla maggior parte delle grandi navi commerciali. Questa conformazione rende il traffico relativamente facile da monitorare ma, allo stesso tempo, vulnerabile a eventuali attacchi o blocchi.
Tra questi Paesi, lo Yemen è quello che oggi riveste il ruolo più delicato. Gli Houthi controllano infatti gran parte della costa occidentale affacciata sul Mar Rosso e, pur non esercitando un controllo diretto sull’intero stretto, sono in grado di minacciare il traffico marittimo con missili antinave, droni e imbarcazioni esplosive. È proprio questa capacità di colpire le navi in transito, più che l’occupazione fisica del passaggio, ad aver trasformato il Bab el-Mandeb in uno dei principali fronti della crisi del Mar Rosso.
Perché è così importante per l’economia mondiale
La rilevanza strategica del Bab el-Mandeb deriva dal fatto che rappresenta l’accesso meridionale al Canale di Suez. Se questo passaggio venisse chiuso, le petroliere e le portacontainer sarebbero costrette a circumnavigare l’Africa, aumentando tempi di navigazione, consumi di carburante e costi logistici.
Per questo motivo viene spesso citato insieme allo Stretto di Hormuz e allo Stretto di Malacca (Tra Indonesia e Malesia) tra i tre principali punti critici del commercio marittimo mondiale. Anche senza una chiusura completa, il solo aumento del rischio porta molte compagnie a modificare le rotte, facendo salire premi assicurativi e costi del trasporto. È uno dei motivi per cui gli analisti monitorano costantemente l’area, consapevoli che ogni interruzione può avere ripercussioni ben oltre il Medio Oriente, influenzando l’inflazione (e lo abbiamo scoperto a nostre spese) e le catene di approvvigionamento globali.