Chi è Greg Bovino, un italo-americano a capo della Border Patrol: le origini

L'italoamericano Greg Bovino è il capo di quella Border Patrol che sta mettendo in atto rastrellamenti di migranti irregolari negli Usa

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Gregory Bovino, noto alle cronache come Greg Bovino, ha 55 anni ed è oggi il funzionario federale Usa più conosciuto e temuto delle Americhe.

Bovino è il capo della Border Patrol e nuovo responsabile operativo del Dipartimento per la Sicurezza interna. È diventato il volto simbolo delle operazioni anti-immigrazione dell’amministrazione Trump, divenendo un vero e proprio “cacciatore” di migranti irregolari.

Le origini italiane di Greg Bovino

La sua fama si deve ai modi spesso brutali e alle scelte comunicative muscolari fatte di pose che ammiccano all’estetica nazista (ma lui nega), all’heavy metal e ai film di Hollywood.

Per i sostenitori è l’uomo dell’ordine e della disciplina, per i detrattori è un “nazi cosplayer” e l’incarnazione della torsione autoritaria della seconda amministrazione Trump nelle politiche migratorie.

La storia familiare di Greg Bovino contiene un elemento che ritorna spesso nel racconto mediatico che lo riguarda: suo bisnonno Michele Bovino emigrò dalla Calabria agli inizi del Novecento, lasciando Aprigliano per lavorare come minatore in Pennsylvania. Dopo quindici anni negli Stati Uniti, avviò le pratiche di naturalizzazione e riuscì a far arrivare la moglie e i quattro figli, tra cui Vincenzo, allora dodicenne, il nonno di Greg.

Era il maggio del 1924. Nello stesso mese, il Congresso istituì ufficialmente la Border Patrol, anche al fine di ridurre l’immigrazione dall’Europa meridionale ed orientale, Italia compresa. In quel periodo, negli Stati Uniti si discuteva apertamente se gli italiani fossero da considerare “bianchi” o appartenenti a gruppo etnico a parte.

Da qui il paradosso, almeno apparente: il nipote di un immigrato arrivato in un’America ostile agli italiani è oggi il principale esecutore di una delle politiche migratorie più restrittive della storia statunitense. Per i sostenitori di Bovino, però, non si tiene conto delle differenze tra l’immigrazione di inizio Novecento e quella contemporanea: all’epoca l’America era affamata di braccia e gli immigrati cercavano lavoro. Oggi, oltre al lavoro, cercano welfare.

La carriera nella Border Patrol

Bovino entra nella Border Patrol nel 1996, iniziando la sua carriera nel settore di El Centro, nella California meridionale, una delle aree più sensibili lungo il confine con il Messico. Ha una formazione di altissimo livello: una laurea in Conservazione delle risorse naturali, un master in Pubblica amministrazione e un secondo master al National War College.

Nel 2020 diventa capo del settore di El Centro, uno dei nove distretti geografici della Border Patrol. In teoria, il lavoro di un agente di frontiera combina attività di polizia, controllo amministrativo e gestione burocratica. Sotto la guida di Bovino, però, l’agenzia assume una dimensione sempre più operativa e spettacolare.

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ANSA
Greg Bovino, dalle origini calabresi al comando delle operazioni anti-immigrazione negli Usa.

Secondo quanto raccontato dallo stesso Bovino, una parte importante della sua vocazione nasce da un’esperienza infantile: a undici anni vede il film The Border (1982) con Jack Nicholson, e resta colpito dal modo in cui gli agenti vengono rappresentati come antagonisti. Da quel momento matura l’idea di riscattare l’immagine della Border Patrol, restituendole un ruolo eroico.

Dal 2020 in poi, Bovino diventa noto anche per l’uso sistematico della comunicazione muscolare. La Border Patrol sotto la sua guida diffonde video promozionali con montaggi rapidi, colonne sonore heavy metal e un linguaggio mutuato dal cinema. Le operazioni vengono presentate come missioni ad alto rischio, come fossero film d’azione. I nomi delle operazioni sono quanto di più hollywoodiano si possa pensare:

  • Operazione cavallo di Troia (Los Angeles);
  • Blitz di mezzanotte (Chicago);
  • Ragnatela di Charlotte (Charlotte);
  • Bonifica della palude (New Orleans);
  • Ondata metropolitana (Minneapolis).

Bovino indossa un cappotto verde militare doppiopetto, il cosiddetto great coat, suo segno distintivo. Il New York Times lo ha definito “impossibile da ignorare”. Il New York Magazine si domanda: “Greg Bovino fa cosplay nazista?”.

Oggi Bovino viene chiamato ad accelerare le operazioni contro l’immigrazione clandestina: Trump considera l’ICE troppo lenta e di conseguenza ha scatenato la Border Patrol.

A Chicago, dopo un incidente mortale causato da un immigrato irregolare in stato di ebbrezza, l’operazione ha visto un set da guerra: uso di elicotteri e cecchini nel South Side. A Minneapolis, il 21 gennaio, un video mostra Bovino affrontare i manifestanti, lanciare avvertimenti e ordinare l’uso di fumogeni e spray urticante sulla folla. Il 7 gennaio 2025, prima dell’insediamento ufficiale di Trump, Bovino ordinava senza autorizzazione formale un’operazione nella contea di Kern, in California: Return to the Sender. in tre giorni vennero arrestati 78 lavoratori peruviani tra frutteti e stazioni di servizio. Bovino afferma che molti avessero precedenti penali ma un’inchiesta di CalMatters ha dimostrato che solo uno li aveva.

Uomo ucciso a Minneapolis

Le operazioni contro i migranti infiammano Minneapolis: nel pomeriggio del 24 gennaio è stato ucciso un manifestante, l’infermiere 37enne Alex Jeffrey Pretti. La vittima è un cittadino americano di etnia caucasica, stimato infermiere presso la Veterans Administration. Si era opposto all’ICE. In un primo momento le autorità avevano dichiarato che fosse armato e pericoloso. Un video ha smentito tale versione: Pretti era “armato” di un cellulare e stava riprendendo le operazioni dell’ICE.

Alex Jeffrey Pretti è il secondo morto in circostanze analoghe in poche settimane: il precedente risale allo scorso 7 gennaio, quando la manifestante Renee Good fu colpita a morte da un agente dell’ICE. La donna aveva improvvisato un blocco stradale per proteggere i suoi vicini di quartiere migranti. Gli agenti le intimarono di scendere dall’auto, ma lei diede gas e avanzò lentamente. La donna venne uccisa a colpi di pistola.

C’è poi un altro caso: il ferimento di un civile, sempre raggiunto da pallottole a Minneapolis. Per il sindaco della città e per il governatore del Minnesota la misura è colma e chiedono apertamente alla Casa Bianca di cessare i rastrellamenti di migranti e le violenze sui manifestanti inermi. Trump li accusa di incitare apertamente alla rivolta.