Quali Paesi possiedono la bomba atomica in Europa oltre la Francia di Macron

Oltre a Parigi, soltanto Londra possiede ordigni nucleari propri nel Vecchio Continente. Ma ce ne sono molti altri anche in altri Paesi, Italia inclusa. Cos'è il concetto di deterrenza nucleare avanzata che ora si fa strada in Europa

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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L’annuncio di Emmanuel Macron di voler rafforzare l’arsenale nucleare della Francia ha riportato al centro del dibattito il dossier atomico. L’escalation militare tra Iran e Israele, con l’intervento diretto degli Stati Uniti in favore di quest’ultimo, ha spinto le nazioni europee a ragionare nuovamente della deterrenza per antonomasia.

Chi possiede l’arma atomica diventa inattaccabile, recita un vecchio adagio geopolitico. Per questo motivo Washington evita con tutti i mezzi che Teheran se ne doti. E per lo stesso principio ha dotato diversi Paesi europei della Bomba, mantenendo però la piena gestione strategica degli ordigni sul continente. Allora chi possiede davvero armi nucleari in Europa?

Perché la Francia vuole aumentare le sue testate nucleari

Il contesto della guerra mediorientale viene usato come pretesto dal presidente francese per tentare di aumentare l’autonomia strategica del Paese nei confronti degli egemoni americani. Ogni qual volta infatti la Francia percepisce distrazione o un vuoto di potere lasciato dagli Usa in Europa, tenta di riempirlo e di rilanciarsi come guida del continente.

Parlando dalla base militare dell’Île Longue, Macron ha puntato sul concetto di “deterrenza nucleare avanzata” in una nuova era, a suo dire, basata sugli arsenali atomici. Tralasciando il fatto che l’era atomica è iniziata tecnicamente nel 1945, i pronunciamenti del capo dell’Eliseo riflettono un bisogno di sicurezza e margine di manovra che la Francia e gli altri Stati Ue hanno sviluppato in scia al riarmo imposto dagli Usa.

Il punto più interessante del discorso di Macron è però un altro: la possibilità di esportare l’arma nucleare francese in altri Paesi. Il messaggio è chiaro: se gli Usa ci chiedono di gestire la sicurezza materiale del continente perché sono stanchi e arrabbiati, allora diamoci da fare. Da qui l’idea di una sorta di lega nucleare europea che condivida informazioni ed esercitazioni militari.

Per ora sono otto gli Stati europei favorevoli all’idea di Macron: Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Danimarca e Grecia. Di cui soltanto due si affacciano sul Mediterraneo, per dire. La cooperazione dovrebbe consentirebbe ai partner di ospitare sul proprio territorio “forze strategiche dell’aeronautica” francese. Un autentico vettore di influenza e controllo, in scia all’esigenza di ergersi a guida del continente che abbiamo accennato poco più su.

I Paesi europei che posseggono armi nucleari proprie

Il continente europeo è la perla dell’impero americano, che ne ha fatto luogo di contesa e deterrenza nucleare fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e per tutta la Guerra Fredda contro l’altra grande potenza atomica dell’epoca, l’Unione Sovietica.

In questo spazio pacificato e votato all’economicismo per calcolo preciso degli Stati Uniti, soltanto due Stati nazionali posseggono armi nucleari proprie: Francia e Regno Unito.

Parigi effettuò il primo test nucleare nel 1960 e costruì progressivamente la cosiddetta force de frappe, la forza di dissuasione nucleare nazionale concepita per assicurare al Paese un’indipendenza strategica completa. Indipendenza che però, nei fatti, non possiede in quanto ogni azione militare, figurarsi nucleare, deve essere concertata con gli Usa o avvenire in ambito Nato (sinonimo di Washington).

Secondo la dottrina francese, la decisione finale sull’uso dell’arma nucleare spetta esclusivamente al presidente della Repubblica. L’arsenale è basato su due componenti principali: missili balistici lanciati da sottomarini nucleari e missili nucleari trasportati da aerei da combattimento.

Come Emmanuel Macron, anche altri presidenti francesi nei decenni hanno annunciato l’aumento delle testate atomiche, rimanendo allo stesso modo vaghi su numero e finalità. Ai tempi di François Mitterrand si registrò un picco di oltre 500 ordigni, poi presa di un graduale disarmo. Fino alle scarse 300 testate delle presidenze Hollande e Sarkozy. Fino a Macron, appunto, che persegue anche ovvi programmi politici in vista delle elezioni.

Per quanto riguarda il Regno Unito, si parla di un arsenale più ridotto e strutturato in modo diverso. Londra ha progressivamente concentrato la propria strategia nucleare su un unico sistema: i missili balistici Trident installati sui sottomarini nucleari.

La dottrina britannica prevede che almeno un sottomarino nucleare sia sempre in mare per garantire una capacità di risposta in caso di attacco. La lezione della Seconda Guerra Mondiale è insomma ancora viva.

In quali altri Paesi europei sono presenti testate atomiche

La bomba atomica ha fatto finire tutte le guerre, recitava un altro adagio della storiografia occidentale. Accanto alle forze nucleari francesi e britanniche esiste un secondo livello di deterrenza, legato alla presenza di armi nucleari statunitensi in Europa.

Fin dagli anni Cinquanta, Washington ha dispiegato parte del proprio arsenale atomico nel continente per rafforzare la credibilità della difesa collettiva della Nato. Questo sistema è noto come nuclear sharing, cioè condivisione nucleare. Sebbene gli ordigni restino sotto diretto controllo americano, in caso di conflitto potrebbero essere utilizzate con il supporto delle forze aeree degli Stati ospitanti.

Oggi le armi nucleari statunitensi sono presenti in alcune basi militari di Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Turchia. In quest’ultima, ad esempio, la base aerea di İncirlik che ospita circa 50 testate atomiche.

Dove si trovano le testate nucleari Usa in Italia

L’Italia non possiede armi nucleari proprie, ma è uno dei Paesi europei che ospitano testate nucleari statunitensi. Fermo restando l’evidente segreto di Stato, secondo studi pubblicati nel Bulletin of the Atomic Scientists questi ordigni tattici sono di tipo B61, progettati per essere trasportati da aerei militari.

Le principali basi coinvolte sono Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, e Ghedi, in Lombardia. Nella prima si stima una presenza dalle 20 alle 30 testate nucleari, nella seconda si scende invece a un numero compreso tra le 10 e le 15 unità.

Aviano ospita forze aeree statunitensi, mentre la base di Ghedi è utilizzata dall’Aeronautica militare italiana, che partecipa ai programmi di addestramento della Nato per l’impiego delle armi nucleari tattiche.

Avere la bomba atomica non vuol dire per forza poterla usare

Questa differenza deve essere molto chiara. Il possesso dell’arma atomica è slegato dalla capacità di risposta nucleare. La Corea del Nord ne è un esempio lampante. Pur possedendo armi nucleari tattiche, il cui raggio è stimato inferiore rispetto a ordigni strategici come quello di Hiroshima e Nagasaki, Pyongyang non ha la capacità tecnologica di montarle su vettori, missili o aerei.

All’opposto, Israele ha una capacità istantanea di reazione nucleare, col lancio potenziale di testate anche da nave. Una capacità sviluppata di concerto con gli Stati Uniti, allo scopo di accreditare lo Stato ebraico come ombrello securitario del Medio Oriente agli occhi delle monarchie arabe del Golfo. Gli Accordi di Abramo non sono altro che questo. E proprio per questo sono stati incendiati dalla guerra iraniana, oggi giunte alle sue estreme conseguenze.