Come si voterebbe oggi? Caduta libera per un partito

I sondaggi mostrano chi cresce e chi cala nelle intenzioni di voto degli italiani. Bene Fratelli d'Italia, male il Pd. Gli "assestamenti" politici potrebbero ridisegnare gli equilibri in Parlamento

A oltre due mesi dal voto che ha segnato la vittoria del centrodestra e la nomina della prima premier donna italiana, il quadro delle preferenze politiche degli italiani presenta non poche sorprese (qui avevamo parlato di chi ha vinto e chi ha perso). Una maxi analisi realizzata da Supermedia YouTrend/Agi, che ha incrociati i dati provenienti da 20 sondaggi pubblicati nelle ultime due settimane da ben 12 istituti, ci rivela chi vincerebbe le elezioni se si votasse oggi.

Il report ci restituisce una fotografia precisa del panorama politico italiano, i cui “assestamenti” in chiusura di anno potrebbero ridisegnare gli equilibri interni alla maggioranza. Tra conferme, rafforzamenti e tonfi dei vari partiti.

I sondaggi: chi cresce e chi cala

Dai sondaggi vengono fuori due risultati fondamentali, il primo dei quali riguarda Fratelli d’Italia. Il partito della Presidente del Consiglio cresce sempre di più, registrando un record di consensi che sembra non essersi esaurito con le elezioni del 25 settembre (qui abbiamo parlato del “patto della Scrofa” Meloni-Berlusconi: tutti i ministri del nuovo governo). Al punto che ha quasi doppiato gli avversari politici e i colleghi di coalizione nelle (ipotetiche) intenzione di voto. Se si tornasse alle urne oggi, insomma, vincerebbe ancora e con un margine maggiore.

L’altra grande verità statistica che viene fuori dal report di YouTreng/Agi è la caduta libera del Partito democratico.

Il successo di Fratelli d’Italia

Scendendo al piano dei numeri, il partito di Giorgia Meloni evidenzia l’ennesimo balzo in avanti rispetto alle ultime rilevazioni, facendo registrare un netto +0,4% e passando dal 29,2% al 29,6%. Una percentuale solo all’apparenza contenuta, ma che ha “convinto” altre migliaia di italiani dai giorni delle politiche a oggi. Segno tangibile che le scelte intraprese dall’Esecutivo in queste settimane hanno convinto anche qualche fettsa della popolazione che inizialmente non aveva puntato su FdI e sulla coalizione di centrodestra.

In particolare, gli intervistati sembrano apprezzare la gestione del dossier immigrazione e la definizione dell’impianto della Manovra finanziaria. E, soprattutto, il carattere e l’immagine (anche coi partner comunitari ed esteri) della premier, sempre più leader della maggioranza. Secondo un altro sondaggio, effettuato da Swg per il Tg di La7, Fratelli d’Italia ha addirittura messo a segno lo 0,5% in più in una settimana, arrivando al 30% nelle intenzioni di voto.

Il tonfo del Pd

Dall’altro lato della barricata, all’opposizione, continua il momento difficile del Pd, già lacerato da divisioni interne che hanno portato a un’instabilità dirigenziale. Il partito guidato da Enrico Letta – almeno fino all’imminente Congresso che definirà il nuovo corso dem – scivola dal 16,8% al 16,7%. Un -0,1% che, seppur appaia minimo, segna ancora di più lo scarto con Fratelli d’Italia e con il vero protagonista dell’opposizione: il Movimento 5 Stelle. Secondo il monitoraggio realizzato da Swg, il Pd perde invece un altro 0,4% e si attesta al 15,4%.

La debole campagna elettorale ha fatto ricredere molti sostenitori dem, il cui “ritorno all’ovile” sarà l’obiettivo principale dei (nuovi) vertici. Tutto si deciderà con la corsa alla segreteria, che definirà la nuova traiettoria della formazione politica. Da una parte il tandem Bonaccini – Nardella, dall’altra la fazione di Elly Schlein, che si incorona già come la favorita. Nell’incertezza generale, ciò che sembra certo è l’abbandono definitivo della vocazione maggioritaria: dai sondaggi emerge che il Pd non è percepito al di fuori di uno schieramento. Quale lo decideranno i militanti democratici.

La situazione del M5S

Anche il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, da parte sua, evidenzia un calo, seppur più lieve rispetto ad altri. La formazione ha perso parecchi voti rispetto alle elezioni del 2018, ma mantiene salda la sua posizione di secondo partito d’Italia e, soprattutto, di primo partito d’opposizione. Stando al sondaggio di YouTrend/Agi, oggi è al 17,2% (-0,2%). Secondo l’analisi di Swg, invece, il M5S perde lo 0,3% in una settimana e torna al 16,6%.

Il ridimensionamento della moltitudine parlamentare ha prodotto un doppio risultato: da un lato ha senza dubbio impoverito la capacità di azione e pianificazione politica, anche coi tagli al personale dei gruppi parlamentari; dall’altro ha invece regalato maggiore spazio d’iniziativa alla leadership dell’ex premier Giuseppe Conte. Quest’ultimo ha infatti potuto dare un seguito operativo e ideologico al percorso annunciato e iniziato in campagna elettorale, cementando la posizione del partito sui temi più caldi e “cari” al Movimento: dal Reddito di cittadinanza all’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, fino alla chiusura nei confronti del Partito democratico. Un elemento che, bisogna dirlo, indebolisce anche l’efficacia dell’opposizione alla formazione di Giorgia Meloni, senza tra l’altro riuscire a spostare adeguatamente l’ago della bilancia dell’elettorato “indeciso”.

E gli altri?

La maggioranza e l’opposizione sono però mosaici ben più complessi, che vanno oltre la risultate delle forze dei grandi partiti. Ecco perché si rivela fondamentale anche l’andamento delle altre formazioni definite “minori”, ma che col loro “tesoretto” di preferenze potrebbero spostare il baricentro dell’assetto parlamentare a seconda delle scelte e delle alleanze.

La Lega di Salvini

Da grande sconfitto delle elezioni del 25 settembre, la Lega è riuscita a confermarsi forza stabile della maggioranza. Nei sondaggi appare in lieve crescita, tuttavia molto significativa perché raggiunta dopo mesi di calo. Il partito guidato da Matteo Salvini è dato da YouTrend/Agi all’8,8% (+0,1%), mentre per Swg l’accelerazione è maggiore ma il livello finale più contenuto: +0,3% in una settimana per l’8,1% delle intenzioni di voto totali. Il Carroccio è alla resa dei conti sulla segreteria del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, messa a dura prova dalla “secessione secessionista” del Comitato per il Nord voluto dal fondatore Umberto Bossi (ne avevamo parlato qui), che ha portato già alle prime espulsioni di “ribelli” dal partito e alle prime importanti defezioni tra i senatori.

Forza Italia di Berlusconi

Tra i grandi partiti dell’alleanza di centrodestra c’è ovviamente anche Forza Italia. Il partito guidato da Silvio Berlusconi, al gran ritorno in Senato dopo nove anni, viaggia su livelli stabili, attestandosi al 6,9%. Secondo Swg, la formazione azzurra si dimostra invece in calo, lasciando sul terreno un altro 0,4% e scivolando al 6,1%.

Il Terzo Polo di Renzi e Calenda

Si mostra stabile anche il Terzo Polo, nato dal sodalizio tra Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. I risultati sono in scia alla Lega, che sente sempre più forte il fiato sul collo, e aumentano ulteriormente il divario rispetto a Forza Italia, arrivando al 7,8% nelle intenzioni di voto. Le rilevazioni di Swg evidenziano invece una crescita dello 0,1% e un 8,2% totale, per il sorpasso sul Carroccio.

Sinistra e Verdi, Noi Moderati, Unione Popolare, +Europa, Italexit

C’è poi l’alleanza tra Sinistra Italiana e Verdi voluta da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che però si mostra ancora in modesta flessione. L’unione è passata dal 3,7% al 3,6% (-0,1%). Appaiono invece più che mai stabile la formazione Noi Moderati di Maurizio Lupi, Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, che rispetto alle ultime rilevazioni passa dall’1% all’1,1% (+0,1%). Balzo in avanti più consistente invece per Unione Popolare di Luigi De Magistris: il partito dell’ex sindaco di Napoli è dato all’1,8% (+0,2%). Ancora in calo Italexit di Gianluigi Paragone, non entrato in Parlamento, che è passato dal 2,3% al 2,1% (-0,2%). Infine viaggia sulle stesse percentuali +Europa di Emma Bonino: 2,5%.