Ue prima al mondo, storico accordo sul clima: arriva la maxi tassa sul carbonio

L'Ue ha raggiunto un importantissimo accordo sul clima, che riguarda il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto CBAM

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In un quadro sempre più cupo e desolante per l’economia italiana, europea e internazionale, una buona notizia arriva da Bruxelles. L’Ue ha infatti raggiunto un importantissimo accordo sul clima, che riguarda il cosiddetto meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM.

I negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto questo accordo, provvisorio e condizionale, sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, che deve ora essere confermato dagli ambasciatori degli Stati membri presso l’UE e dal Parlamento europeo e poi adottato da entrambe le istituzioni prima che sia definitivo.

Ue approva il CBAM: cos’è

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere è considerato fondamentale per l’azione europea per il clima. Ma di cosa si tratta? In pratica, è un meccanismo che promuove l’importazione nell’UE di merci da parte di imprese di Paesi terzi che rispettano norme elevate in materia di clima, applicabili nei 27 Stati membri dell’UE.

Ma facciamo un passo indietro. Dopo l’ok al Fit for 55 (ne abbiamo parlato qui), la Commissione europea aveva presentato nel luglio 2021 una proposta di regolamento che istituiva un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Questo era di fatto un modo per affrontare il problema delle emissioni di gas serra incorporate in determinate merci, al momento della loro importazione nel territorio doganale dell’Unione, al fine di prevenire il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Il CBAM riguarda le importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio. Il suo obiettivo è evitare, nel pieno rispetto delle norme commerciali internazionali, che gli sforzi di riduzione delle emissioni di gas serra dell’UE siano vanificati da un aumento delle emissioni al di fuori dei suoi confini, attraverso la delocalizzazione della produzione in Paesi terzi, dove spesso e volentieri le politiche adottate per combattere i cambiamenti climatici sono assai meno ambiziose, o depotenziati da un aumento delle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio.

Come funziona il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

L’accordo è stato siglato il giorno dopo che i Paesi del G7 hanno annunciato la creazione di un club internazionale del clima, volto a promuovere un’industria più verde.

“Per la prima volta, garantiremo un trattamento equo alle nostre imprese, che pagano un prezzo del carbonio in Europa, e ai loro concorrenti stranieri, che non lo fanno”, ha affermato Pascal Canfin, presidente della Commissione ambiente del Parlamento europeo. “Questo è un passo importante che ci consentirà di fare di più per il clima proteggendo le nostre attività e i nostri posti di lavoro”.

Il CBAM rispecchierà il prezzo interno del carbonio dell’UE, proteggendo così l’industria europea da prodotti più economici e più inquinanti importati dall’estero.

Di fatto, l’accordo apre la strada per istituire la prima tassa al mondo, proprio qui in Europa, sui beni ad alta intensità di carbonio che entrano nel suo mercato. Questo – nelle intenzioni dei legislatori europei – permetterà un trattamento equilibrato delle importazioni e incoraggerà i partner commerciali dell’Unione ad aderire agli sforzi di Bruxelles in materia di clima.

Quali beni saranno tassati con la nuova Carbon tax

Per quanto riguarda i prodotti e i settori che rientrano nell’ambito di applicazione delle nuove norme legate alla Carbon tax, il CBAM riguarderà inizialmente una serie di prodotti specifici in alcuni dei settori a più alta intensità di carbonio, come ferro e acciaio, cemento, concimi, alluminio, energia elettrica e idrogeno.

Accanto a questi, il Parlamento Europeo ha voluto includere le emissioni indirette, quelle causate dalla produzione dell’energia utilizzata nel processo produttivo.

Nei negoziati, il Parlamento europeo ha spinto per ampliare il numero di settori coperti dal prelievo oltre quanto suggerito dalla Commissione europea nel 2021.

Alla fine, i legislatori sono riusciti a includere proprio l’idrogeno, che è prodotto principalmente dal carbone in Paesi non UE. Infatti, sebbene le importazioni di idrogeno siano attualmente piuttosto basse, sono previste in crescita nei prossimi anni e l’introduzione dell’idrogeno in questa “lista” appariva meno complessa rispetto all’inclusione di altri settori. Anche il prezzo del carbonio crescerà, e di parecchio.

Il Parlamento europeo è riuscito anche a includere prodotti trasformati, come viti e bulloni e articoli simili in ferro o acciaio.

Altri prodotti a valle potrebbero essere aggiunti a seguito di un riesame effettuato prima della fine del periodo di transizione. Sarà valutata anche l’inclusione di prodotti chimici organici e plastica.

Tutte le aziende che importano i beni elencati in territorio europeo dovranno acquistare certificati per coprire le emissioni di carbonio incorporate, a meno che non possano dimostrare di essere già stati contabilizzati dalla legislazione sul clima nel Paese produttore.

CBAM: quando entrerà in vigore e cosa cambierà

In virtù all’accordo provvisorio, il CBAM diventerà operativo a partire dall’ottobre 2023. In un primo tempo si applicherà un CBAM semplificato, solo con obblighi di comunicazione: l’obiettivo è raccogliere dati.

Poi, si applicherà completamente. Verrà introdotto progressivamente, in parallelo con l’eliminazione graduale delle quote gratis, nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) riveduto per i settori interessati. Questo garantirà la compatibilità del CBAM con le norme internazionali in materia di commercio.

L’eliminazione graduale delle quote gratuite per i settori CBAM deve ancora essere concordata nel contesto dei negoziati in corso sul sistema ETS. Sono inoltre necessari ulteriori lavori sulle misure volte a prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio legate alle esportazioni.

Nel frattempo, il mondo dell’industria sta spingendo con forza proprio per una graduale eliminazione delle quote gratis e del sostegno alle esportazioni, avvertendo che, senza questo passaggio, la maxi tassa non riuscirà a impedire alle imprese di trasferirsi fuori dall’UE.

“Un solido CBAM che aiuta l’industria a competere significa una transizione graduale dalle quote gratis alla certificazione CBAM completa”, ha affermato AEGIS Europe, gruppo industriale che riunisce più di 20 associazioni di produttori europei. “Richiede anche una soluzione di esportazione praticabile e difendibile a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio e un regime antielusione molto sofisticato e solido”.

Insomma, la strada è aperta, ma rimane ancora da capire quali saranno realisticamente le tempistiche e se compensare le esportazioni dell’UE che non saranno protette dalla tassa. Due punti che saranno presto oggetto di un altro ciclo di negoziati.