Stop al petrolio dalla Russia, la Ue ha deciso: cosa succederà alla benzina

I leader dell'Unione Europea hanno deciso di imporre l'embargo sui due terzi delle importazioni di petrolio russe in Ue entro la fine dell'anno

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Dopo un lungo tira e molla in seno all’Ue, finalmente la tanto attesa decisione è arrivata. I leader dell’Unione Europea hanno deciso di imporre l’embargo sui due terzi delle importazioni di petrolio russe in Ue entro la fine dell’anno. L’accordo è arrivato a margine di un nuovo vertice sugli aiuti all’Ucraina, in cui si è parlato di ulteriori sostegni finanziari.

L’UE ha già imposto 5 pacchetti di sanzioni alla Russia per la sua invasione all’Ucraina. Sanzioni che hanno colpito più di mille russi individualmente, tra cui il presidente Vladimir Putin e alti funzionari del governo, nonché oligarchi filo-Cremlino, ma anche banche, aziende del settore del carbone e altro ancora.

Chi non voleva l’embargo e perché

Ma il sesto pacchetto di misure annunciato il 4 maggio era stato frenato proprio dalle preoccupazioni per le forniture di petrolio, di cui l’Europa tutta ha estremo bisogno. La Russia attualmente fornisce il 27% del petrolio importato dall’Ue e il 40% del suo gas. Bruxelles paga a Mosca circa 400 miliardi di euro all’anno.

Finora non sono state ancora messe in atto sanzioni sulle esportazioni di gas russo nell’Ue, sebbene i piani per l’apertura di un nuovo gasdotto dalla Russia alla Germania siano stati congelati (qui quanto costerebbe l’embargo dell’Ue sul gas russo e qui quali conseguenze avrà sull’Italia il blocco del gas in Ucraina).

Il divieto di importazione di petrolio russo è stato inizialmente proposto dalla Commissione europea un mese fa: l’obiettivo iniziale era eliminare gradualmente le importazioni di greggio entro 6 mesi e di raffinare il petrolio entro la fine dell’anno.

Ma la resistenza, in particolare dall’Ungheria, che importa il 65% del suo petrolio dalla Russia attraverso gli oleodotti, ha ostacolato l’ultimo round di sanzioni. Anche altri Paesi senza sbocco sul mare, come la Slovacchia e la Repubblica Ceca, hanno chiesto più tempo a causa della loro dipendenza dal petrolio russo. Anche la Bulgaria, già tagliata fuori dal gas russo da Gazprom, aveva chiesto l’opt-out.

Cosa prevede l’accordo sul petrolio

L’impasse ha messo in difficoltà Bruxelles, soprattutto per la resistenza di Orban in Ungheria, tanto da essere costretta a ridimensionare i suoi obiettivi. Alla fine infatti la decisione è stata “a metà”.

L’embargo imposto dalla Ue alla Russia infatti riguarda solo il petrolio russo trasportato via mare, mentre quello che ci arriva tramite oleodotto continuerà a fluire, grazie a un’esenzione temporanea al blocco: una decisione frutto della mediazione necessaria per convincere proprio l’Ungheria a dare l’ok alla manovra anti-Putin. Questo consentirà a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca più tempo per ridurre le forniture russe.

Le sanzioni immediate riguarderanno quindi solo il petrolio russo trasportato nell’UE via mare, due terzi del totale importato dalla Russia. Ma in pratica, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato che la portata del divieto è più ampia, perché Germania e Polonia si sono offerte volontarie per ridurre le proprie importazioni entro la fine di quest’anno. Il Consiglio europeo riesaminerà comunque l’esenzione “il prima possibile”.

“Il residuo è di circa il 10-11, che è coperto dalla Druzhba meridionale”, ha detto Von der Leyen, riferendosi all’oleodotto russo che fornisce petrolio a Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca. Questa mossa “ridurrà effettivamente circa il 90% delle importazioni di petrolio dalla Russia all’Ue entro la fine dell’anno”.

“Vogliamo fermare la macchina da guerra russa”, ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. “Più che mai è importante dimostrare che siamo in grado di essere forti, che siamo in grado di essere fermi, che siamo in grado di essere duri”.

Cosa prevede il sesto pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia

Michel ha affermato che le nuove sanzioni, che necessitano del sostegno di tutti i 27 Paesi membri, saranno legalmente approvate entro mercoledì 1 giugno.

Secondo quanto da lui stesso anticipato, i leader Ue hanno anche accettato di fornire all’Ucraina una nuova tranche di aiuti da 9 miliardi di euro per sostenere l’economia del Paese. Non è ancora chiaro se il flusso di denaro arriverà sotto forma di investimenti o prestiti.

Ciò che si sa è che il nuovo pacchetto di sanzioni includerà anche il congelamento dei beni e il divieto di viaggio per gli oligarchi russi, e la più grande banca russa, Sberbank, sarà esclusa dal sistema SWIFT, il principale sistema globale di trasferimenti finanziari da cui l’UE aveva precedentemente bandito diverse banche russe più piccole.

E ancora: a 3 grandi emittenti tv statali russe sarà impedito di distribuire i propri contenuti in tutta l’Unione europea. Maggiori restrizioni anche per le persone considerate responsabili di crimini di guerra in Ucraina.

Embargo del petrolio dalla Russia: quali conseguenze per Europa e Italia

Ma quali effetti porta con sé questa presa di posizione probabilmente ormai improcrastinabile? Appena diffuso l’annuncio, i prezzi del greggio sono schizzati alle stelle. Il Brent è trattato a 123,32 dollari al barile, in rialzo dell’1,36%, riaggiornando i livelli massimi toccati negli ultimi 2 mesi. Il Wti è a 118,57 dollari al barile con un progresso del 3,04%.

Secondo alcuni esperti, a pesare è anche l’allentamento delle restrizioni Covid in Cina, che ha aumentato le speranze sulla domanda e sostenuto i prezzi, tanto che si prevede che i prezzi del greggio rimangano alti in questi giorni. Senza contare gli aumenti generalizzati in tutta Europa: l’impennata dei prezzi dell’energia, tra le altre cose, ha deviato alcuni Paesi dal prendere una posizione netta e rapida contro Putin.

Per quanto riguarda l’Italia, l’embargo al petrolio russo potrebbe costarci una fortuna: il prezzo della benzina secondo alcune previsioni arriverà a ben 2,20 euro al litro. Tutto questo mentre assistiamo a un vero e proprio paradosso: quello dell’aumento delle importazioni dalla Russia che si registra proprio in questi mesi di guerra (ne abbiamo parlato approfonditamente qui, spiegando perché).