Quanto ci costerà rinunciare al gas russo, UE rischia salasso?

Il piano energetico per ridurre la dipendenza dal gas russo costerà tantissimo all'UE. La buona notizia è che ci sarebbe un'alternativa per evitarlo

Il piano energetico per ridurre la dipendenza dal gas russo costerà tantissimo all’Unione Europea. La buona notizia è che ci sarebbe un’alternativa per evitarlo, la cattiva è che non è detto che sia realizzabile, non in tempi brevi per lo meno, soprattutto perché non sono state messe in atto azioni concrete verso questa direzione. A cosa stiamo andando incontro quindi? Quali saranno le conseguenze, finanziarie e non solo, con cui dovrà fare i conti l’UE?

Il Piano UE per ridurre la dipendenza dal gas russo, quanto ci costerà l’embargo totale?

Per ridurre la dipendenza dal gas russo, la Commissione Europea ha presentato il programma REPowerEu, che contiene una serie di misure sullo stoccaggio dell’energia e sui limiti ai prezzi delle materie prime, con l’obiettivo – come hanno spiegato in più occasioni i leader UE – di evitare di continuare a fornire alla Russia risorse economiche che al momento sono la principale fonte di sostegno delle spese militari (qui come Putin ha aggirato le sanzioni, continuando a ricevere soldi per la guerra in Ucraina).

La Russia fornisce il 40% del gas naturale dell’UE, con alcuni Paesi Membri che fanno affidamento a queste forniture per il 100% del loro fabbisogno. Questo rappresenta un forte ostacolo al raggiungimento dell’embargo totale (qui le prossime mosse del G7), soprattutto in termini economici. Secondo una ricerca del gruppo di sostenibilità Global Witness e del think tank Ember (consultabile qui), nonostante le buone intenzioni e nella migliore delle ipotesi, il REPowerEu – senza il ricorso a combustibili più puliti – finirebbe per costare circa 200 miliardi di dollari in più rispetto alla cifra stimata dall’UE per ridurre la dipendenza decennale dal gas russo entro il 2030.

I soldi del gas utilizzati per finanziare la guerra in Ucraina

Come emerso da un rapporto del Center for Research on Energy and Clean Air (qui la versione integrale), nei soli due mesi successivi all’invasione russa dell’Ucraina, l’UE ha pagato 46 miliardi di dollari a Mosca per il carburante in quel periodo, contribuendo in questo modo – anche se indirettamente – a finanziare i piani di espansione di Putin.

“Decenni di eccessiva dipendenza dal gas fossile hanno reso l’Europa incredibilmente vulnerabile alla volatilità dei prezzi, dando al tempo stesso potere a Putin”, ha spiegato Tara Connelly, Senior Gas Campaigner presso Global Witness. Infatti, l’analisi dimostra che “la Commissione ha enormemente sottovalutato il costo per i consumatori di continuare a fare affidamento sul gas”.

Global Witness and Ember ha affermato anche che i miliardi di dollari che l’UE spenderebbe per un combustibile fossile come il gas naturale sarebbero spesi meglio se si decidesse di investirli nel passaggio a energie rinnovabili più pulite e convenienti. Iniziare a pensare a un’alternativa, quindi, diventa necessario e indispensabile, soprattutto se si considera che “i prezzi del gas fossile sono destinati a rimanere elevati e volatili per anni”. Pertanto, “non riuscire a ridurre drasticamente la dipendenza dal gas dell’Europa esporrebbe l’Unione e i suoi cittadini a rischi finanziari esorbitanti ed evitabili”, ha affermato Global Witness.

Quanto si risparmierebbe grazie al passaggio alle fonti rinnovabili

Al netto del “favore” che si farebbe all’ambiente, contrastando gli effetti del riscaldamento globale e frenando il cambiamento climatico (e i rischi e le conseguenze a cui andiamo incontro), l’investimento in fonti green gioverebbe anche alle casse dell’UE.

Come confermano le ricerche, concentrarsi sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili come il solare e l’eolico farebbe risparmiare al blocco europeo 129,4 miliardi di dollari entro il 2030. Una cifra che permetterebbe di far fronte alle enorme perdite causate dall’embargo.