Oro ai massimi da sei mesi: cosa aspettarsi adesso

La corsa all'oro delle banche centrali si ripercuote sui prezzi: già toccati livelli record, ma il trend potrebbe proseguire

Il prezzo dell’oro continua a crescere anche nel 2023. Il metallo prezioso ha inaugurato il nuovo anno raggiungendo la mattina del 3 gennaio il picco a 1.849 dollari l’oncia, per poi scendere a 1.847 (+1,30%). Sulla stessa scia i futures sull’oro, che hanno toccato il massimo a 1.855 dollari l’oncia, prima di tornare a quota 1.853 (+1,5%). Rialzi del genere non si osservavano dal mese di giugno 2022. La tendenza dei prezzi è positiva ormai dallo scorso novembre e secondo gli analisti il trend proseguirà nei prossimi mesi fino a raggiungere un nuovo massimo storico.

Perché il prezzo dell’oro sta salendo

Come noto, la quotazione dell’oro è strettamente legata alle dinamiche macroeconomiche e alla traiettoria della politica monetaria. A portare all’aumento del prezzo nel corso degli ultimi mesi sono stati diversi fattori, su tutti le incertezze sui mercati e le crescenti aspettative di recessione, che hanno spinto l’aumento degli acquisti del metallo prezioso da parte delle banche centrali. L’oro è infatti considerato una sorta di àncora di salvataggio in caso di crisi economica, un bene rifugio per i propri bilanci.

Qui abbiamo parlato dei mercati europei positivi.

Record di acquisto dagli anni Settanta

In generale, nel 2022 le banche centrali hanno aumentato le riserve del prezioso materiale di oltre 700 tonnellate. A rivelarlo sono le stime del World Gold Council, che evidenziano già un importante livello storico. Stando ai dati, nei primi mesi del 2022 sono state acquistate 673 tonnellate d’oro, raggiungendo i valori del 1967, mentre alla fine del 2022 si è registrato un ulteriore incremento che ha portato le tonnellate acquistate totali a 750. Un livello da record, che non si vedeva dagli anni Settanta.

Al primo posto per acquisto di oro ci sono gli Stati Uniti con oltre 8.000 tonnellate d’oro in cassaforte. L’Italia ha acquistato 2.452 tonnellate, per la maggior parte in lingotti. Ma a giocare un ruolo di primo piano negli ultimi due mesi del 2022 sono state anche le banche centrali di Turchia ed Emirati Arabi Uniti, in quanto hanno influenzato il prezzo in maniera considerevole: la prima ha raggiunto le 100 tonnellate di acquisti, mentre i secondi hanno registrato solo a ottobre un incremento di 9 tonnellate.

Qui gli effetti dell’inflazione sui mercati.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi: previsioni al rialzo

Sulla base dell’attuale tendenza della corsa all’oro, gli analisti prevedono che il prezzo del bene rifugio possa arrivare a superare addirittura la soglia di 2.100 dollari l’oncia nel corso del 2023.

Ole Hansen, responsabile della strategia delle materie prime presso Saxo Bank, ha spiegato di aspettarsi “un anno favorevole, con i prezzi sostenuti dalla recessione e da un eventuale picco dei tassi della banca centrale, combinato con la prospettiva di un dollaro più debole e con un’inflazione non ancora inferiore al 3% entro la fine dell’anno”.

Secondo il manager dell’Etf AuAg Esg Gold Mining, Eric Strand, il 2023 produrrà un nuovo massimo storico per il metallo prezioso, segnando l’avvio di un “mercato rialzista secolare”. “È nostra opinione che le banche centrali faranno perno sugli aumenti dei tassi e diventeranno accomodanti”, ha evidenziato recentemente, precisando che tutto ciò innescherà “una mossa esplosiva per l’oro negli anni a venire”.

L’ipotesi di un ulteriore rialzo è condivisa anche da Juerg Kiener, amministratore delegato e chief investment officer di Swiss Asia Capital, il quale ha sottolineato che le attuali condizioni di mercato rispecchiano quelle del 2001 e del 2008, anni caratterizzati da movimenti importanti che avevano dato vigore a nuovi stimoli per l’acquisto. “Non sarà solo il 10 o il 20% in più – ha affermato – penso che l’oro toccherà davvero nuovi massimi”.

Qui abbiamo parlato delle tendenze chiave per il 2023 sui mercati valutari.