L’Italia vince battaglia con l’Ue per la “pizza napoletana”

La pizza napoletana diventa specialità tradizionale garantita: cosa cambia per le pizzerie che ora devono stare attente alla ricetta

È uno dei cibi storici e tradizionali d’Italia, ma ovunque nel mondo c’è chi prova a replicarla e a dare una sua ricetta per sorprendere i clienti. Una fetta di pizza, ovunque siamo, ci fa sentire a casa, ma guai a chiamarla pizza napoletana. Infatti per poterla chiamare così, d’ora in poi ci sarà bisogno di attenersi alle regole previste dal disciplinare di produzione su ingredienti, metodi di preparazione e cottura.

Pizza napoletana, l’Italia tutelata dall’Ue

A mettere un chiaro paletto sulla dicitura “pizza napoletana” è stata direttamente l’Ue che ha deciso che la pietanza diventerà STG, ovvero specialità tradizionale garantita. Cosa significa? In poche parole nessuno potrà più scrivere nel menù della propria pizzeria che il piatto proposto è “pizza napoletana” a meno che non sia seguita scrupolosamente la ricetta originale con tanti di ingredienti e tempi di cottura.

Alla base delle decisione dell’Ue c’è infatti la volontà di tutelare la specialità culinaria italiana, simbolo del made in Italy nel mondo che purtroppo, troppo spesso, viene “rovinata” da chef improvvisati o, nella maggior parte dei casi, da pizzaioli avventurieri che poco hanno a che fare con la cultura culinaria italiana. Per tutti questi che, per la loro estrema creatività riversata sulla pizza, potrebbe aprirsi la strada dell’illecito (qui vi abbiamo parlato della chiusura del colosso della pizza in Italia).

Con la decisione dell’Ue la dicitura ora potrà essere utilizzata sulle confezioni o nei menù di ristoranti e pizzerie in Italia e nell’Unione Europea solo se saranno garantite alcune caratteristiche relative alla preparazione come:

    • le ore minime di lievitazione;
    • la stesura a mano della pasta;
    • il condimento;
    • la cottura esclusivamente in forno a legna a una temperatura di 485°C;
    • l’altezza del cornicione di 1-2 cm, con il controllo di un ente terzo di certificazione.

I limiti messi dall’Unione Europea riguardano anche l’utilizzo di materie prime di base, che devono essere made in Italy, come l’olio extravergine d’oliva, il basilico fresco, la Mozzarella di Bufala Campana Dop oppure la Mozzarella tradizionale Stg. I pomodori invece possono essere pelati, oppure pomodorini freschi.

Dal pizzaiolo alla pizza napoletana

Il passaggio dovuto della pizza napoletana a STG segue quello del 2017 dell’arte del pizzaiolo napoletano. Cinque anni fa, infatti, il lavoro è diventato patrimonio immateriale dell’umanità per l’Unesco. Si stima che il business valga in Italia oltre 15 miliardi di euro e occupa oltre 100mila addetti a tempo pieno, che diventano 200mila nel weekend (qui vi abbiamo parlato del dibatti sulla pizza di Briatore).

Si tratta di uno dei cibi più consumati, con circa 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno e con un consumo stimato di 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. Coldiretti, esultando per il nuovo regolamento Ue che entrerà in vigore dal 18 dicembre, ha sottolineato: “Se la “Pizza Napoletana” non avrà tutte queste caratteristiche si configurerà un illecito sul quale l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (Icqrf) è già al lavoro per aggiornare le relative disposizioni sanzionatorie inerenti alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari”.