Coca-Cola compra il 30% di Caffè Vergnano: cosa cambia per azienda, consumatori e lavoratori

Coca-Cola entra a far parte della torrefazione italiana Caffè Vergnano. Il gruppo Usa ha acquisito una quota del 30% dell'azienda piemontese, di proprietà della famiglia da ben 139 anni

Addio a un altro pezzo storico del made in Italy? Non proprio. Questa volta tocca al settore del beverage, ma la notizia è di quelle che potrebbero portare grandi benefici. Nasce infatti un’unione molto particolare, quella tra il big indiscusso delle bevande analcoliche e un colosso italiano del caffè.

Caffè Vergnano, la più antica azienda produttrice di caffè italiana

Stiamo parlando di Coca-Cola e Caffè Vergnano. Dopo l’“affaire” Ronaldo, che prima ha fatto crollare il titolo in Borsa e poi le ha fatto guadagnare la cifra monstre di 1,8 miliardi, Coca-Cola entra ora a far parte della torrefazione italiana Caffè Vergnano. Il gruppo statunitense ha acquisito una quota del 30% dell’azienda piemontese, di proprietà della famiglia da ben 139 anni.

Caffè Vergnano è considerata la più antica azienda produttrice di caffè a livello nazionale tra le grandi torrefazioni. Celebre e storica azienda torinese specializzata nella produzione di caffè, fondata nel lontanissimo 1882 a Chieri e con sede a Santena, oggi produce ancora il suo caffè in una torrefazione di 13.500 mq proprio a Santena, con 22 linee di produzione automatizzate.

L’azienda, ancora a conduzione familiare (è alla quarta generazione) impiega oggi 160 dipendenti in provincia di Torino, è la sesta torrefazione italiana ed esporta in 90 Paesi diversi.

A partire dal 2000 la società ha avviato un progetto di espansione che l’ha portata ad aprire bar e caffetterie che si trovano sparse in varie città del mondo. Nel 2016 è stato inaugurato il locale numero 100 a Singapore, e nel 2017 le caffetterie hanno iniziato a crescere ovunqeu, grazie soprattutto alla collaborazione con Eataly, che ha permesso a Caffè Vergnano di mettere radici a Toronto, New York, Roma, Milano, Chicago, Los Angeles, San Paolo, Istanbul, Seul, Tokyo e Mosca.

Nuove caffetterie sono nate anche negli aeroporti delle grandi città. La prima è stata aperta a Bari in partnership con My Chef, la seconda all’aeroporto di Roma Fiumicino nel nuovo ampliamento del terminal 3 dei voli intercontinentali, la terza nel 2018 all’aeroporto di Monaco, voli intercontinentali, con la partnership di Allresto.

Lo sviluppo delle caffetterie, oggi a quota 1.130, approdate anche nelle stazioni ferroviarie (la prima a Roma Termini) ha portato i conti della società dai 64 milioni di euro del 2013 agli 82 del 2017. Nel 2020 il fatturato è sceso a 80 milioni di euro causa pandemia: un calo importante rispetto ai 94 milioni dell’anno precedente. Obiettivo del 2021 è pareggiare almeno il 2019.

Cosa prevede l’accordo tra Vergnano e Coca-Cola

Ora, Vergnano cede una parte consistente a Coca-Cola. Il colosso Usa venderà in esclusiva il caffè dell’azienda italiana all’estero attraverso i suoi canali. Un modo, per Vergnano, per espandere la sua presenza all’estero, visto che Coca-Cola HBC serve più di 600 milioni di consumatori in 28 Paesi su 3 continenti.

Non sono stati divulgati i dettagli dell’accordo, ma si sa che la governance sarà mantenuta dalla famiglia Vergnano e non impatterà sul mercato italiano né strategicamente né a livello distributivo.

Nessun cambiamento nemmeno per i lavoratori dello stabilimento di Santena, assicurano i vertici di Vergnano. Restando la guida dell’azienda interamente nelle mani della famiglia, nessuna ripercussione in arrivo per i dipendenti piemontesi.

“La firma di questo accordo con Coca-Cola HBC rappresenta un momento importante per l’evoluzione di Caffè Vergnano: è la conferma di come un family business gestito in modo coerente e consapevole possa raggiungere grandi obiettivi senza perdere la propria natura e i propri valori” spiegano Franco e Carlo Vergnano, rispettivamente CEO e Presidente di Caffè Vergnano.

“Siamo molto lieti di accogliere Coca-Cola Hbc come nostro nuovo partner strategico per contribuire a sviluppare nuove opportunità di crescita e sostenere il viaggio del nostro brand al di fuori del nostro mercato domestico” dichiarano Carolina Vergnano, Enrico Vergnano e Pietro Vergnano. “La nostra expertise porta con sé valori che appartengono a una tradizione radicata e ricca di storia; il caffè non è solo un prodotto ma un rito sociale che attraversa Paesi e continenti. Combinando l’esperienza, il know-how di Coca-Cola Hbc con la qualità delle nostre miscele e la profonda conoscenza del settore, siamo certi che questa si rivelerà una partnership illuminata per esportare nel mondo i valori e la cultura dell’autentico espresso italiano”.

Concorrenza con Costa Coffee di Coca-Cola?

E’ in quest’ottica di continuità che la famiglia Vergnano intende guardare al futuro. Nessuna concorrenza con Costa Coffee, marchio di caffè già di proprietà di Coca-Cola, azienda che ha sede nel Regno Unito ed è stata acquisita nel 2018 a un prezzo di 3,9 miliardi di sterline.

In una intervista al Corriere della Sera, Carolina Vergnano rassicura tutti: “Costa ha un posizionamento diverso dal nostro. Con l’ingresso di Vergnano il portafoglio della società diventa completo: hanno tutto l’interesse a spingerci come caffè italiano di qualità in tutto il mondo. Noi ci teniamo la distribuzione in Italia, e resteremo gli attori principali della nostra azienda anche sulle decisioni che riguarderanno l’estero”.

Altri nuovi progetti sono in arrivo per Vergnano. Il piano industriale prevede la realizzazione di un magazzino per il caffè crudo, nel polo di Valfenera, che successivamente diventerà prima uno stabilimento e poi un magazzino per i prodotti finiti, da affiancare ai due poli produttivi già esistenti, uno per il caffè macinato e uno per le capsule.

L’espansione di Coca-Cola in Italia

Lato Coca-Cola, il colosso prosegue la sua espansione nel settore drink, che già comprende i marchi Coca-Cola Zero, Schweppes, Kinley, Costa Coffee, Valser, Römerquelle, Fanta, Sprite, Powerade, Fuze Tea, Dobry, Cappy, Monster e Adez.

L’amministratore delegato di Coca-Cola HBC, Zoran Bogdanovic, ha dichiarato che con Caffè Vergnano “abbiamo la possibilità di costruire un portafoglio completo di caffè capace di soddisfare le diverse preferenze dei consumatori” e assicura che la multinazionale resterà “rispettosa dei 140 anni di storia dell’azienda”.

Un momento d’oro per Coca-Cola Italia, che dopo oltre un anno di trattative avrebbe deciso di riaprire un vecchio stabilimento proprio nel nostro Paese, dove già ce n’era uno. Si tratta della fabbrica Coca-Cola di Gaglianico, provincia di Biella, dove l’azienda ha manifestato interesse verso la possibilità di riaprire la vecchia sede piemontese, chiusa nel 2014 (qui tutti i dettagli dell’operazione e gli stabilimenti attivi in Italia).

Coca-Cola HBC Italia oggi impiega solo in Italia circa 2mila dipendenti. Ad oggi sono 5 gli stabilimenti di Coca-Cola in Italia: uno a Marcianise, provincia di Caserta, uno a Nogara, provincia di Verona, il terzo a Oricola, L’Aquila, il quarto alle Fonti del Vulture, Basilicata e l’ultimo a Roccaforte Mondovì, provincia di Cuneo. I primi tre dedicati alla produzione di bevande e gli altri due all’imbottigliamento di acque minerali.

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