La Russia chiude il gas: panico in Europa, cosa succede

La decisione del Cremlino per i lavori di manutenzione al gasdotto Nord Stream: nuove tensioni nei mercati e prezzo del GPL che tocca un nuovo record

Il mese di agosto era iniziato con le migliori prospettive per il nostro Paese, che sta vivendo un periodo di parziale ripresa rispetto al picco di depressione economica toccato nel pieno della primavera, quando le ripercussioni della guerra in Ucraina sui costi degli alimenti e del carburante hanno messo a dura prova la stabilità di famiglie e imprese. Complice anche il ritorno del turismo ai livelli precedenti alla pandemia, l’Italia si è ritrovata in testa alle classifiche europee sulla crescita del PIL, con risultati ben oltre le più rosee aspettative.

Ora però una nuova minaccia torna a mettere a repentaglio la stabilità finanziaria dell’Unione europea, le cui istituzioni paiono ormai in balia degli eventi globali, senza alcuna possibilità di intervento diretto su ciò che accade. Le preoccupazioni nascono dalla decisione assunta dalla Russia di interrompere le forniture per tre giorni di manutenzione straordinaria al Nord Stream, il condotto principale che alimenta il Vecchio Continente con il gas proveniente da Mosca.

La scelta di Putin getta l’Europa nel panico: quanto vale ora il prezzo del gas

Le ripercussioni di questa scelta si sono viste soprattutto sui mercati finanziari, con le Borse delle principali capitali europee che hanno chiuso la settimana in negativo: la peggiore è stata Piazza Affari, che al termine delle contrattazioni di venerdì ha segnato un -1,96%, seguita a stretto giro da Francoforte (meno 1,12%) e da Parigi (meno 0,94%). Anche lo spread è tornato a crescere: il differenziale tra i titoli di Stato decennali di Italia e Germania si è assestato a quota 226 punti base, con anche un contemporaneo balzo in avanti dei tassi d’interesse pagati dal nostro Paese sul debito (saliti al 3,48%).

Ma i timori più grandi a livello continentale sono sorti a seguito del nuovo aumento del costo del gas, che ogni giorno raggiunge un nuovo record nel listino di vendita registrato alla sede di Amsterdam. Venerdì sera il prezzo ha raggiunto la quota di 262,78 euro al megawattora. Un fatto che innescherà la ormai solita ondata di rincari dell’energia e siccome quest’ultima viene utilizzata per produrre e trasportare ogni tipo di merce, l’aumento della spesa riguarderà anche e soprattutto gli alimenti e tutti gli altri beni di prima necessità, che in questi mesi hanno già raggiunto livelli mai visti prima nella storia recente.

I timori dell’Europa per il nuovo stop al gas russo: cosa succederà in autunno

Lo spettro di un nuovo autunno zeppo di difficoltà – dopo gli ultimi due trascorsi nel tentativo di attenuare gli effetti dell’emergenza sanitaria – è dietro l’angolo: tutti i principali analisti e le associazioni di categoria concordano nell’affermare che “fino ad inverno inoltrato l’Italia e tutta l’Unione europea saranno ancora una volta sotto scatto per le scelte che verranno effettuate da Vladimir Putin“.

Nel mondo dell’imprenditoria, che dipende strettamente dal consumo di gas, il rischio di dover fermare gli impianti produttivi non sembra più così remoto, tanto che già oggi diversi stabilimenti presenti sul nostro territorio nazionale (in particolare quelli siderurgici) temono di non ripartire dopo il periodo di ferie.

E così, in vista del voto anticipato del prossimo 25 settembre, si moltiplicano gli appelli ai politici da parte di tutti i comparti industriali. Dagli albergatori ai pubblici esercizi, passando per i settori alimentari, le aziende del vetro, quelle della carta e perfino nel mondo dello sport, dirigenti e addetti ai lavori si rivolgono ai candidati al Parlamento per chiedere che la questione venga messa in cima alle priorità. Una spina nel fianco non da poco per chi dovrà scrivere in tempi strettissimi la prossima legge di Bilancio.