Cos’è il fundraising e differenze con il crowdfunding

I requisiti del fundraising, in che modo funziona e quali sono le differenze con il crowdfunding

Ai giorni nostri, richiedere un finanziamento è assai più facile che in passato. Ed è un’azione che può passare per strade decisamente innovative. Senza dover necessariamente ricorrere agli istituti bancari, con i loro alti tassi di interesse,  o a quelli di credito, oggi è possibile guardare a metodi alternativi e più immediati, grazie anche al diffondersi e al personalizzarsi dell’ambito della raccolta fondi. Ambito in cui sono sempre di più le realtà che si basano sull’aiuto di finanziatori. in alcuni casi veri e propri benefattori, per avviare un progetto o una attività, e più in generale per raggiungere una così detta mission.

Il più delle volte si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro, e dunque no profit, che evidenziano nelle loro iniziative obiettivi di aiuto sociale e ambientale, e che proprio attraverso campagne di fundraising raccolgono capitali e risorse economiche per raggiungere i propri obiettivi. Nel grande universo delle donazioni, da qualche tempo ha però fatto breccia nel cuore di promotori e investitori il crowdfunding, soprattutto grazie all’avvento e alla diffusione di Internet. Si tratta di un termine che molto spesso viene utilizzato come sinonimo di fundraising, ed effettivamente i due sembrano andare di pari passo. In realtà le cose non stanno esattamente così: in questa guida scopriremo insieme perché.

Fundraising: cos’è e cosa vuol dire

Il fundraising è un tipo di procedura fondamentale per sostenere una causa e dare vita ad un qualsiasi progetto imprenditoriale, utile in special modo per le startup, per cui l’esigenza di capitali è sempre presente nel corso del loro intero ciclo di vita. D’altronde la traduzione letterale in italiano è quella di “raccolta fondi”, considerando che il termine è composto dalle due parole “fund” – fondo – e “rising” – raccolta nella nostra lingua. Di conseguenza, capirete che si tratta dell’insieme delle attività, tra marketing e comunicazione, che un’organizzazione no profit mette in atto per raccogliere dei fondi economici utili a raggiungere determinati scopi. Ad essere più precisi, le attività che un’organizzazione attua sono destinate a far incontrare chi richiede risorse economiche o di altro genere con colui che è disponibile a donarle.

Come espresso da H. A. Rosso e Associates in Achieving excellence in fundraising, “Il fundraising non è la scienza della raccolta dei fondi ma è la scienza della sostenibilità finanziaria di una causa sociale. Esso è un mezzo e non un fine. Pertanto, è una conseguenza degli obiettivi e dei benefici sociali che un’organizzazione intende raggiungere. Esso dipende anche dalla cultura filantropica e dalla donazione che accomuna un’organizzazione con l’ambiente nel quale opera”. Vien da sé che il fundraising incarna una forma di acquisizione di denaro per un’organizzazione no profit, la raccolta di denaro per persone bisognose o il finanziamento di un progetto di interesse comune. Lo scopo è comunque sempre di pubblica utilità, e dunque il capitale investito non viene raccolto per progetti personali o imprese orientate al profitto.

In quest’ottica, la raccolta di ogni centesimo si fa fondamentale, senza dovere raggiungere una soglia di finanziamento, così come fondamentale è  per le organizzazioni no profit possedere la capacità di sviluppare e rafforzare relazioni di fiducia con i diversi donator. Lo spirito filantropico è uno degli aspetti cardine di questa tipologia di finanziamento, e deve tantissimo alla condivisione di un’etica e di una base di valore sociale, morale ed etico tra i soggetti coinvolti.

Il ruolo del fundraiser

Ora che abbiamo capito il fundraising cos’è, allo stesso modo abbiamo ben fissato quanto il “senso di appartenenza” sia importante per questa tipologia di finanziamento. Ecco perché, al contrario di quanto avviene nel crowdfunding, in cui a raccogliere fondi ci pensano piattaforme telematiche come Indiegogo, Kikstarter o la più nostrana Produzioni dal Basso, è necessaria la presenza di una figura dedicata che inciti i potenziali investitori. Ci riferiamo nello specifico al fundraiser, conosciuto anche come fundraising manager, ovvero quel soggetto che opera per attuare le strategie social e di marketing per la raccolta di fondi. Può essere sia stipendiato che lavorare gratuitamente per l’organizzazione no profit, per svolgere attività specifiche. Tra queste, abbiamo l’amministrazione delle attività di raccolta fondi, ricercare nuovi donatori e archiviare i loro dati, realizzare e suggerire programmi per la raccolta, preparare vere e proprie strategie d’azione, fare da portavoce e coordinare i volontari.

La figura del fundraising manager si fa allora non solo presente, bensì assolutamente necessaria affinché una campagna di raccolta fondi vada a buon fine come inizialmente progettato. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, questa è una professione a tutti gli effetti, che per essere svolta al meglio richiedere qualificazioni ben specifiche e il conseguimento di master dedicati e specializzanti. Inoltre, questa figura non lavora di solito a percentuale, ma direttamente come dipendente o consulente di un’organizzazione no profit. È infatti la persona adibita anche ad occuparsi di organizzare e mantenere i rapporti tra la Onlus e il donatore, e soddisfare così ogni loro bisogno e richiesta specifica.

Un’organizzazione non profit capace di far sentire speciali i propri donatori e allo stesso tempo di comunicare in maniera chiara e trasparente con loro, riuscirà a creare relazioni di lungo periodo e quindi di successo per le proprie campagne di fundraising, che si estendono per tutto il periodo di fidelizzazione del finanziatore.

Come fare fundraising

Nel fare fundraising, la condotta del fundraiser si fa critica per il successo di una determinata campagna. Per questo, tra le sue mansioni dovrebbe rientrare quella di definire al meglio la vision e la mission dell’organizzazione coinvolta. In particolare, la vision è l’ideologia che riflette i valori dell’organizzazione, mentre la mission è lo scopo che vuole raggiungere. In più, deve definire e scrivere tutti gli obiettivi che si vogliono raggiungere, definiti “la buona causa” nelle organizzazioni no profit. Inoltre, deve individuare i mercati di riferimento a cui rivolgersi per raccogliere capitale, tra persone singole, enti, aziende o banche, selezionando allo stesso tempo il mezzo più appropriato per ottenere donazioni e impegnandosi attivamente per la raccolta assieme ad un rodato team di professionisti. Infine, dovrebbe analizzare i risultati, confrontando “banalmente” costi e ricavi.

Come già dicevamo, ci sono diversi modi di fare raccolta fondi. In questo caso, a disposizione abbiamo prima di tutto le email dirette, indirizzate sia a sconosciuti che a conoscenti dell’organizzazione. Lo strumento di comunicazione più immediato è invece una campagna di email marketing, con obiettivi ben definiti e misurabili in uno specifico lasso di tempo. Segue il telemarketing, da svolgere in un call center per contattare telefonicamente i potenziali donatori. Non mancano poi le sponsorizzazioni, per cui si va a collegare un evento al nome di un’impresa o di un prodotto sponsor, le campagne stampa, tramite il coinvolgimento di giornali, riviste o periodici, e gli eventi di raccolta fondi benefici, con cui ci si può fare conoscere e acquisire dei contatti utili al proprio scopo. Infine, non va dimenticato il fundraising online, sottosettore che si basa su social network, siti, blog e piattaforme di crowdfunding.

Fundraising e crowdfunding: le differenze

Il crowdfunding è il fenomeno diffuso negli ultimi anni di utilizzo del web per raccogliere capitale da gruppi di persone con interessi comuni al fine di finanziare progetti, iniziative, start­up o attività no profit. Il sistema sfrutta la potenza virale del web per raccogliere fondi e attrarre finanziamenti che altrimenti sarebbero di difficile reperimento. Il crowdfunding è solo una delle tante modalità di cui può servirsi un fundraiser per raccogliere i fondi, quelle che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti, tramite le piattaforme online apposite e utili a finanziare dei progetti. Quindi, questo metodo rappresenta solo una parte dell’intero processo di raccolta fondi. Questo approccio applica il principio “tutto o niente“, secondo il quale una cosiddetta soglia di finanziamento di tipo collettivo deve essere raggiunta entro il termine ultimo per ricevere il denaro.

Nel fundraising, invece, le relazioni si impongono come un aspetto fondamentale. Tutti i donatori coinvolti nel progetto solitamente non abbandonano l’organizzazione, trattandosi di persone fidelizzate che sono solite donare spesso, anche per diversi anni. La relazione nel crowdfunding è praticamente inesistente, o comunque molto spersonalizzata e molto basata su obiettivi di guadagno personale. Chi finanzia un progetto di crowdfunding lo fa per ottenere qualcosa in cambio, che sia un riconoscimento per aver sostenuto la campagna o un effettivo prodotto finale per il quale si sta devolvendo del denaro. Si tratta più di sostenitori che di donatori, spesso mossi da un’idea, più che da un’ideale comune. La mission di un crowdfunding consiste spesso in un progetto, una startup, o un prodotto che poi fornirà un servizio o un’informazione utile e rivoluzionaria per chi lo finanzia.

Per quanto di frequente si tratti di iniziative finalizzate al miglioramento della qualità della vita o delle condizioni del nostro Pianeta, hanno comunque uno scopo di lucro e si presentano come progetti che giungono ad una conclusione una volta soddisfatto il bisogno a cui mirano. Per concludere, crowdfunding e fundraising non sono la stessa cosa, ma hanno di certo alcuni punti in comune, come abbiamo scoperto in questa guida. La vera differenza sta alla fine nello scopo: una volta compreso l’obiettivo della nostra raccolta fondi, avrà senso valutare l’utilizzo di piattaforme di crowdfunding come uno degli svariati strumenti a nostra disposizione.

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