I sette Paesi guida dell’alleanza OPEC Plus – esclusi gli Emirati Arabi che sono ora usciti dall’alleanza – nella riunione virtuale di domenica, hanno deciso per un nuovo incremento delle quote produttive. I sette membri hanno deliberato di aumentare i target di 188.000 barili al giorno suddivisi pro-quota a partire da luglio, lo stesso valore già fissato per giugno e ridotto rispetto ai 206.000 bpd di maggio e aprile per tenere conto dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti. Si tratta del quarto rialzo produttivo in altrettanti mesi, deciso mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran continua a impedire ad alcuni membri del gruppo di pompare di più.
Il contesto del mercato
L’aumento si inserisce in un percorso programmato. I sette Paesi stanno incrementando la produzione nell’ambito del graduale smantellamento del taglio da 1,65 milioni di bpd concordato nel 2023, quando del gruppo faceva ancora parte Abu Dhabi. Da luglio restano circa 567.000 bpd del taglio originario da restituire al mercato, e l’intero volume potrebbe essere riassorbito entro fine settembre se l’alleanza manterrà rialzi mensili attorno ai 188.000 bpd per agosto e settembre. In una riunione separata con tutti i ventuno membri, i ministri non hanno apportato modifiche alla politica produttiva complessiva del gruppo, in vigore fino a fine 2026.
Le motivazioni dell’aumento
La cornice resta quella della crisi geopolitica nel Golfo. I sette Paesi core – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria e Oman – hanno ribadito l’impegno a sostenere la stabilità del mercato e l’importanza di adottare un approccio prudente, mantenendo piena flessibilità per aumentare, sospendere o invertire l’eliminazione dei tagli volontari. Sul piano dei volumi reali, però, il rialzo ha valore quasi simbolico: la produzione del gruppo è in realtà crollata a causa dei tagli all’export dei membri del Golfo, attestandosi a una media di 33,19 milioni di bpd ad aprile, contro i 42,77 milioni di febbraio A pesare è anche lo shock strutturale dell’addio degli Emirati: gli EAU, settimo produttore mondiale, hanno lasciato il gruppo lamentando un crescente disallineamento tra la capacità produttiva in aumento e le quote consentite dal quadro OPEC+.
I commenti degli analisti
Gli esperti ridimensionano la portata operativa della mossa. “Un aumento della produzione da parte dell’OPEC+ significa ben poco finché lo Stretto di Hormuz rimane chiuso“, ha osservato Jorge Leon, analista di Rystad ed ex funzionario OPEC, avvertendo che alla riapertura dello stretto il mercato potrebbe passare rapidamente dal timore di una carenza a quello di un surplus. L’Agenzia internazionale dell’energia evidenzia l’erosione dei margini di sicurezza: la capacità inutilizzata in Medio Oriente è scesa a marzo al livello più basso mai registrato, con la capacità OPEC+ complessiva stimata ancora ben al di sopra dei 5 milioni di bpd.
La reazione dei mercati
Sul fronte delle quotazioni petrolifere, la tensione resta elevata ma in calo rispetto ai picchi bellici. Venerdì il mercato future aveva chiuso in ribasso del 2%, grazie ad una schiarita della crisi in Iran, mentre oggi si sconta la ripresa dei blitz da parte di Israele. Il contratto sul Brent per consegna agosto scambia a 94,64 dollari al barile, in rialzo dell’1,7%, mentre il WTI statunitense scambia a 91,81 dollari al barile, in aumento dell’1,4%.